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Dalla «lotta» per il bene comune all’attenzione dei piccoli gesti quotidiani nei propri nuclei familiari: questa la via per la felicità

L'invito del Pontefice: ricercate la santità nell’ordinario

di Redazione Web 30/04/2018

«Mi piace vedere la santità nel popolo di Dio paziente: nei genitori che crescono con tanto amore i loro figli, negli uomini e nelle donne che lavorano per portare il pane a casa, nei malati, nelle religiose anziane che continuano a sorridere. In questa costanza per andare avanti giorno dopo giorno vedo la santità della Chiesa militante». Questo brano estratto dalla Gaudete et exsultate (n. 7) chiarisce da subito quella che è l’idea di fondo che permea l’intera esortazioni apostolica, la terza di Papa Francesco. Un documento alla portata di tutti ed in linea con il magistero della Chiesa, a partire da quello conciliare, su questo tema.

Emerge dalle pagine dell’esortazione la volontà di Papa Bergoglio di riportare al centro della scena il carattere universale della Chiamata alla santità; una chiamata che è rivolta a tutti e mostra il volto più bello della Chiesa, senza dimenticare che anche fuori della Chiesa Cattolica e in ambiti molto differenti, lo Spirito suscita «segni della sua presenza, che aiutano gli stessi discepoli di Cristo» (San Giovanni Paolo II, Lettera apostolica Novo millennio ineunte): «Tutti siamo chiamati ad essere santi vivendo con amore e offrendo ciascuno la propria testimonianza nelle occupazioni di ogni giorno, lì dove si trova. Sei una consacrata o un consacrato? Sii santo vivendo con gioia la tua donazione. Sei sposato? Sii santo amando e prendendoti cura di tuo marito o di tua moglie, come Cristo ha fatto con la Chiesa. Sei un lavoratore? Sii santo compiendo con onestà e competenza il tuo lavoro al servizio dei fratelli. Sei genitore o nonna o nonno? Sii santo insegnando con pazienza ai bambini a seguire Gesù. Hai autorità? Sii santo lottando a favore del bene comune e rinunciando ai tuoi interessi personali».

Risuonano in questi passaggi contemporaneamente un incoraggiamento ed un responsabilità. La vocazione alla santità non richiede “azioni straordinarie” o “grandi rinunce”, ma si realizza nell’ordinarietà della nostra vita quotidiana: questa situazione genera la responsabilità di una risposta autentica alla chiamata, una risposta che richiede innanzitutto la conversione del cuore, la scelta di disporsi ad accogliere docilmente l’azione dello spirito e sperimentare la grazia che proviene dal battesimo.

Papa Francesco ci ricorda, poi, che «Gesù ha spiegato con tutta semplicità che cos’è essere santi, e lo ha fatto quando ci ha lasciato le Beatitudini» (le definisce come la carta d’identità del cristiano) e disegna, attraverso di esse, un percorso che potrebbe essere una traccia per esercizi spirituali personali e comunitari: le nostre comunità, ad esempio, potrebbero utilizzare questa parte dell’Esortazione (numeri 63–94) per verificare quanto il percorso che stanno compiendo sia aderente al Vangelo.

Il Papa, poi, più volte ci rammenta che la santificazione è un cammino comunitario (n. 141), facendo anche riferimento al fatto che sono state canonizzate intere comunità ed anche coppie di sposi in cui ognuno dei coniugi è stato strumento per la santificazione dell’altro. L’ascolto comunitario e la condivisione della Parola, la celebrazione dell’Eucarestia ci rendono più fratelli e ci trasformano via via in comunità santa e missionaria.

E con la semplicità e l’immediatezza che gli sono propri, il Santo Padre ricorda che «la vita comunitaria, in famiglia, in parrocchia, nella comunità religiosa o in qualunque altra, è fatta di tanti piccoli dettagli quotidiani” e propone, anche in questo caso, una sorta di traccia di lavoro che possa aiutare le comunità a ritrovare la strada della risposta alla loro vocazione alla santità.

Questa è quella che potremmo definire la “pastorale dei piccoli particolari»: il piccolo particolare che si stava esaurendo il vino in una festa – siamo in grado di accorgerci quando l’entusiasmo, la gioia, la passione evangelica delle nostre comunità si stanno esaurendo? Ovvero quando nelle famiglie della comunità le preoccupazioni, la stanchezza, l’egoismo stanno soffocando l’amore? Siamo in grado di fare in modo che il Signore possa nuovamente trasformare l’acqua in vino, possa operare per far sì che si recuperino, l’entusiasmo, la gioia, la passione, l’altruismo, l’amore? Il piccolo particolare che mancava una pecora – riusciamo ad alzare lo sguardo dalle “fatiche” dell’ordinarietà per accorgerci di quanti hanno lasciato la comunità, sbattendo la porta o scivolando via lentamente, senza che nessuno se ne accorgesse?

Sentiamo l’urgenza di vedere quanti non sono nel nostro “recinto” di apparenti sicurezze?

Ci interroghiamo sul come essere loro compagni di strada, discreti e rispettosi, là dove essi vivono, lavorano, gioiscono o soffrono?Il piccolo particolare della vedova che offrì le sue due monetine – sappiamo apprezzare il contributo che ciascuno può dare, soprattutto quando esso è pieno ed autentico, a prescindere da quanto esso sia più o meno grande? Il piccolo particolare di avere olio di riserva per le lampade se lo sposo ritarda – siamo in grado di coltivare la dimensione dell’attesa fiduciosa?

Siamo in grado di prepararci all’incontro con Cristo, sperimentando la categoria della pazienza? Il piccolo particolare di chiedere ai discepoli di vedere quanti pani avevano – siamo in grado di resistere alla dimensione dall’autosufficienza, che ci spinge a valutare solo le nostre forze? Ci apriamo alla dimensione della condivisione, che moltiplica le risorse e le possibilità? Il piccolo particolare di avere un fuocherello pronto e del pesce sulla griglia mentre aspettava i discepoli all’alba – le nostre comunità sono luoghi caldi e accoglienti in grado di sostenere l’impegno di coloro che sperimentano la fatica della realizzazione della propria vocazione nella quotidianità?

Sono domande semplici che, però, ci danno la misura della risposta alla Chiamata alla santità delle nostre comunità (ma potremmo anche dire delle nostre famiglie e, per coloro che accolgono la vocazione all’impegno per il bene comune, delle nostre città). Domande che più volte sono risuonate nella nostra diocesi in occasione di questo anno pastorale dedicato alla Comunione come forma della Chiesa. Domande che hanno riscoperto le risposte, che hanno messo in luce tante semplici e belle esperienze che profumano di santità. Domande che devono continuare ad interrogarci ed a lasciarci dentro quelle che don Tonino Bello definiva “Benedette inquietudini”, che terranno sempre viva la speranza e accompagneranno la nostra Chiesa sulla strada delle Beatitudini.

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