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È stato presentato nella gremita sala Giuditta Levato di palazzo Tommaso Campanella il libro 'Generazione don Milani. Frammenti di biografie pedagogiche'

Don Milani, i frutti spirituali ed educativi raccolti in un libro

di Redazione Web 30/04/2018

È stato presentato nella gremita sala Giuditta Levato di palazzo Tommaso Campanella il libro “Generazione don Milani. Frammenti di biografie pedagogiche”.

Il volume, curato da Raffaele Iosa, partendo dall’esperienza della scuola di Barbiana, ricostruisce il contesto di grande fermento sociale e culturale in cui si diffusero le idee rivoluzionarie del prete ed educatore Lorenzo Milani, attraverso quindici brevi racconti autobiografici di quanti proprio in quegli anni diventavano “giovani maestri” portando dentro di sé l’ispirazione milaniana, con modi, intensità e risultati diversi.

A fare gli onori casa, il presidente del Consiglio regionale della Calabria Nicola Irto che ha definito il testo “un'analisi attenta e rigorosa che ripercorre, con gli occhi e la memoria di un'intera generazione, lo straordinario patrimonio culturale, umano, sociale e civile lasciato in eredità a tutti noi da don Milani”.

“Oggi come non mai, è importante – ha continuato il presidente dell’Assemblea calabrese – interrogarsi su ciò che lo stesso Iosa definisce ‘rimedio democratico’ e sulla centralità che esso deve avere non solo nel mondo della scuola ma anche nella società. Occorre chiedersi, in altre parole, se quel ‘rimedio democratico’, quale strumento per affrontare e rendere compatibili concetti come inclusione, merito, equità e qualità, sia stato effettivamente sposato dal sistema formativo italiano e in che modo oggi possiamo orientare al meglio – ha aggiunto Irto – le prospettive e il ruolo stesso della scuola pubblica”.

All’iniziativa, intervallata dalla lettura di alcuni brani del libro, ha preso parte anche Silvana Borgese, dirigente scolastico e coautrice di “Generazione don Milani”, che ha voluto sottolineare l’idea di sapere “non retorica” messa in pratica da don Milani. “La cultura, cioè, aveva legittimità – ha spiegato Borgese – nel momento in cui riusciva ad accogliere le istanze di vita e sapeva rendersi funzionale al riscatto sociale. In una società ingessata e in un contesto in cui vi era una scuola classista, come lo è stata fino alla fine degli anni ’60, don Milani fece una scelta di campo come prete, schierandosi con gli ultimi e – ha evidenziato la coautrice del volume – interpretando il Vangelo nella maniera più radicale e più bella possibile”.

Iosa, curatore di “Generazione don Milani”, nel suo intervento ha posto l’accento sulla portata rivoluzionaria di “Lettera a una professoressa”. Un testo che “diede a tante persone – ha affermato Iosa – uno scopo, quello che la scuola desse a tutti il massimo delle opportunità. Per questo, invece di parlare di don Milani, ho voluto raccontare quella generazione”. La stessa generazione che negli anni ’70, attraverso gli insegnamenti di don Milani, ha messo in atto una rivoluzione: “E’ nata la scuola materna, sono stati inseriti i disabili e sono stati chiusi gli orfanotrofi e le scuole speciali”, ha detto il curatore del libro.

Tuttavia, ancora prima di “rivoluzione”, la parole chiave di quel processo di cambiamento per Iosa è “partecipazione”: “Per realizzarsi era necessario vivere in luoghi normali non segregati, ma aperti, dove tutti potessero tirare fuori il loro spirito. Questa era l’idea alla base del pensiero di don Milani”.

Come annunciato nel corso dell’iniziativa dal presidente Irto, il libro sarà presente nello stand Calabria della Fiera internazionale del Libro di Torino.

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