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Muore Ermanno Olmi, raccontò la Chiesa che accoglie

di Redazione Web 07/05/2018

È morto ad Asiago nella notte tra domenica 6 e lunedì 7 maggio il regista Ermanno Olmi, che avrebbe compiuto 87 anni il prossimo 24 luglio. Era stato ricoverato pochi giorni prima per un malore, ma da anni conduceva una battaglia con un male logorante, lotta che aveva anche condiviso pubblicamente in più di un’occasione.
Le ultime uscite risalgono alla presentazione del suo film “Vedete, sono uno di voi” del 2017, dedicato alla figura del card. Carlo Maria Martini; un film come aveva sottolineato la figlia Elisabetta, che rappresentava per lui anche qualcosa di più: “Ermanno, papà, ci teneva molto al documentario, a realizzarlo e ad accompagnarlo nella sua presentazione a Milano. Aspetto cui teneva particolarmente, poi, era dare la sua voce al film, impersonare il card. Martini. Per papà, per Olmi (anche se non lo ha detto esplicitamente) il documentario è un po’ come un testamento artistico”.

Lunga la carriera del regista e sceneggiatore, profondamente influenzato dalla cultura cattolica che ha attraversato tutta la sua attività. L’esordio cinematografico risale sulla soglia degli anni Sessanta, nel 1959, con “Il tempo si è fermato”, ma le prime opere veramente importanti sono “Il posto” (1961), “I fidanzati” (1963) nonché il film su Giovanni XXIII “E venne un uomo” (1965).
Il successo internazionale arriva con “L’albero degli zoccoli” (1978), premiato con la Palma d’oro al Festival di Cannes, mentre la Mostra del Cinema di Venezia lo proclama vincitore, assegnandogli il Leone d’oro nel 1989, per “La leggenda del santo bevitore”. E a Venezia tornerà poi nel 2008 per ricevere il Leone d’oro alla carriera così nel 2011 per presentare fuori Concorso “Villaggio di cartone”. Per la televisione, Olmi ha diretto nel 1994 “Genesi. La creazione e il diluvio”, appartenente al ciclo della Bibbia in Tv della Rai con Lux Vide.

“Tante sono le opere del regista Ermanno Olmi che rivelano un grande valore culturale e pastorale insieme”. Così don Ivan Maffeis, sottosegretario della Cei e direttore dell’Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali, commenta al Sir la scomparsa del regista bergamasco. “Basta solamente richiamare gli ultimi film realizzati, per capire l’importante eredità culturale che ci lascia in dono Ermanno Olmi. Con ‘Villaggio di Cartone’, infatti, ci ha mostrato ‘una Chiesa povera e per i poveri!’, richiamando le parole di papa Francesco, che accoglie come il buon samaritano il fratello disperso ai margini della strada”. Aggiunge don Maffeis: “Sono rimasto molto colpito anche da ‘Torneranno i prati’, per i cento anni dalla Prima guerra mondiale. Il regista ci ha aiutato a capire la complessità e la tragedia umana della Grande guerra, la crudeltà di un conflitto logorante e privo di senso”.

“Ci lascia un grande regista, un uomo di profonda cultura e fede”. È il commento alla morte di Ermanno Olmi di mons. Dario Edoardo Viganò, assessore presso la Segreteria per la Comunicazione (SpC) della Santa Sede. “Ho conosciuto personalmente Ermanno Olmi diversi anni fa – racconta al Sir -, dialogando con lui in un incontro pubblico a Luino, Varese, in occasione del Premio Piero Chiara nel marzo 2013. In quegli anni Olmi, già fragile di salute, sentiva il desiderio di condivisione del suo immaginario cinematografico e spirituale”.
Negli anni le occasioni di contatto tra mons. Viganò e il regista Olmi sono poi proseguite: “Ho presentato in Filmoteca Vaticana, grazie alla figlia Elisabetta, cui va il mio abbraccio, il suo ultimo lavoro dedicato al cardinale Carlo Maria Martini, ‘Vedete, sono uno di voi’. E proprio in quell’occasione, in cui il regista non era potuto intervenire per motivi di salute, è emerso il desiderio di un confronto con papa Francesco. Mi ha donato infatti una lettera da consegnare al Santo Padre, insieme ai suoi ultimi film, in particolare ‘Villaggio di cartone’”.
E proprio su “Villaggio di Cartone”, mons. Viganò aggiunge: “Ermanno Olmi provava una sintonia spirituale con il Papa, per la sua attenzione agli ultimi, ai rifiutati. Olmi teneva molto a che papa Francesco vedesse proprio questo film, capace di cogliere quell’immagine di Chiesa in uscita, di Chiesa ospedale da campo, pronta all’accoglienza, più volte richiamata dal Santo Padre”.

Da studioso di cinema e per molti anni alla guida di istituzioni cinematografiche, mons. Viganò rimarca: “Ermanno Olmi lascia oggi una traccia indelebile, feconda, nella storia del cinema e dell’industria culturale italiana, avendo saputo coniugare la forza espressiva dell’immagine alle impalpabili dinamiche dello spirito. Un ultimo pensiero è però personale, più che all’artista all’uomo, avendolo conosciuto. Olmi era uomo pronto all’incontro, con sguardo aperto e luminoso”.

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