accedi | registrati | 22-9-2018

Facoltà da rigenerare per non perdere il futuro

La riflessione dei presidenti della Fuci, Gianmarco Mancini e Gabriella Serra

di Gianmarco Mancini e Gabriella Serra * 08/05/2018

Fuci – Federazione Universitaria Cattolica Italiana: vi domandate cosa sia? È un’associazione che nasce nel 1896 per mettere in relazione circoli universitari che stavano sorgendo un po’ in tutta Italia. La Fuci è una realtà che permette di affiancare il percorso universitario con un approfondimento culturale e spirituale con ragazzi che vivono l’università quotidianamente e che cercano qualcosa che vada oltre il semplice studio finalizzato all’esame. Il Congresso nazionale è l’appuntamento annuale, in cui tutta la Federazione s’incontra per discutere di una tematica affrontandola tramite relazioni di esperti e professori, ponendo l’accento sui momenti di confronto e di dibattito. Durante questi giorni si svolge anche l’Assemblea federale, il momento più alto della vita democratica della Fuci, che riunisce tutti i Presidenti di gruppo e i Consiglieri centrali e che si pone l’obiettivo della verifica dell’anno trascorso e la progettazione dell’anno a venire.

Quest’anno la tematica è “Ri-generAZIONE – Universitari confusi, connessi, innovativi”. Rigenerazione è, in senso proprio, ciò che si ricostruisce di nuovo, ciò che ritorna al suo stato iniziale dopo aver conosciuto una flessione, una rottura. La nostra generazione è una ri-generazione perché deve fare i conti con quello che le generazioni passate hanno lasciato indietro, con un futuro che non è più quello di una volta; il futuro oggi viene spesso concepito come una minaccia, come una dimensione in cui a fiorire è l’ansia e non la speranza.

Oggi il futuro è più imprevedibile, per questo spesso ci sentiamo confusi, ma abbiamo la consapevolezza di dover essere innovativi per poter avere qualche possibilità in più. Inoltre, il concetto implicito di “generazione” chiama in causa almeno due aspetti. Il primo soddisfa esigenze classificatorie e statistiche; si parla infatti di “generazione x”, “generazione y”, “generazione z” … Ma sentiamo di essere molto più dell’ultima lettera dell’alfabeto. E se anche fosse così, ecco che c’è bisogno di ri-cominciare dalla prima lettera dell’alfabeto: siamo in una ri-generazione, in quel cambiamento d’epoca che inizia con noi. Per questo vogliamo per un momento uscire da tutte le definizioni e raccontare alla Chiesa come stiamo, per dirle che può ancora contare su qualcuno disposto a dare sé stesso per un ideale. Noi vogliamo riscoprire la bellezza del futuro già dal presente in cui viviamo. La sua complessità non ne diminuisce la bellezza, ma questa ben si nasconde sotto la coltre di pessimismo e sfiducia che la cultura di oggi ha generato.

E allora riprendiamo la domanda con cui abbiamo iniziato il 67° Congresso Nazionale: perché siamo qui? Siamo qui perché la strada comune ci ha portato qui, a ritrovarci in questo luogo giungendovi da diverse università d’Italia. Siamo qui perché crediamo che valga ancora la pena ritrovarsi in università per costruire insieme il nostro domani, per dare credito alla speranza. Siamo qui perché sappiamo che bisogna camminare insieme, nonostante il mondo ci dica di andare avanti da soli: ci vuole molta più fatica a tenersi per mano lungo il cammino che fare uno scatto, superare l’altro e lasciarlo indietro. Siamo qui perché vogliamo testimoniare come non sia fantascienza oggi credere in Dio e avere il dono della fede, scegliere lo stile del dialogo anziché di quello delle offese urlate; avere un ideale e dedicare a questo il proprio impegno gratuito. Guardiamoci in faccia: siamo molto più di quello che dicono su di noi. Guardiamo avanti: il futuro è già qui!


* Presidenti nazionali Fuci

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