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Il «maestro di strada» sarà ospite del convegno organizzato dalla rete delle 'Alleanze educative' in programma oggi

Marco Rossi-Doria: «Comunità educante riunire tutte le forze»

di Federico Minniti 16/05/2018

Un «maestro di strada». Può sembrare riduttivo (e in parte lo è) definire così Marco Rossi–Doria. Ma per sintetizzare la sconfinata passione per l’educazione del docente campano non vi è sintagma più azzeccato. Rossi–Doria sarà a Reggio Calabria, oggi 16 maggio, dalle 16, per un convegno promosso da “Alleanza Educativa”.

Mezzogiorno e povertà educativa. Come si è arrivati a questa situazione?

La storia dell’esclusione precoce nel Mezzogiorno ha lunghissimo corso: quando l’Italia si è unita, il divario educativo tra Nord e Sud era notevole, basti pensare alle politiche scolastiche di Maria Teresa d’Austria. Giungendo ai tempi più attuali, possiamo dire che ereditiamo una totale assenza di lungimiranza politica delle regioni meridionali, soprattutto in ambito di formazione professionale. Troppi fondi sono stati dispersi sostenendo posizioni di rendita.

Strumenti e opportunità. Qual è la ricetta?

Più che una ricetta ci vuole un menù, e pure complesso. Il sapere pratico dei nostri ragazzi non può passare, ad esempio, dal lavoro nero. Accanto a questo va alimentato anche altre conoscenze: saper essere puntuale e preciso, saper adattare il proprio comportamento in base ai diversi contesti, saper lavorare con gli altri. Tutto questo crea coesione sociale nella propria comunità: nel Mezzogiorno abbiamo grandi risorse implicite. I nostri ragazzi sono molto capaci, spesso più dei ragazzi del Nord, ma non trovano un contesto in cui vi sia una premialità per tutto questo. Proprio per questo molti dei giovani meridionali se ne vanno come hanno fatto i loro nonni, ma – in questa generazione – senza trovare le stesse fortune economiche del tempo.

Dalla sua esperienza come “maestro di strada” sono passati oltre vent’anni. Pensa che quel metodo oggi sia ancora attuale?

Non solo è attuale, ma è ormai codificato recentemente anche dal ministero della Pubblica istruzione. Si tratta di un mix di presa in carica dei ragazzi tra Terzo settore e scuola pubblica con delle attività per rafforzare le competenze irrinunciabili di tipo alfabetico a cui aggiungere delle attività che ridiano motivazione a supporto delle life skills.

Le risposte positive ci sono, adesso rimane “solo” un problema politico: per renderle sistematiche, infatti, occorre ottimizzare e programmare, per almeno quindici anni, le risorse pubbliche.

Mafiosità e quartieri. Come scardinare le “roccaforti” dei clan?

Non tutto è nero. Anche in Calabria esistono luminosi esempi che hanno fatto scuola in tutta Italia, come ad esempio l’azione di don Panizza a Lamezia Terme. Il vero nodo della vicenda è perché queste avanguardie eroiche non assumono un carattere generale. Per estirpare modelli che si conformano a quelli mafiosi ci vuole un’attività educativa longeva. Ricercherei la responsabilità su questa “anomalia” nell’assenza di chiarezza dei politici: c’è l’impressione di dover sempre ripartire da zero.

Il nostro giornale ha lanciato la proposta di istituire, a Reggio Calabria, un delegato metropolitano all’Educazione. Come giudica questa possibilità?

Assolutamente positiva. Fu intrapresa qualche anno fa in provincia di Napoli con buoni risultati. Mi permetto di aggiungere solo un elemento di riflessione: servono tutti gli attori in campo. Questa iniziativa deve essere fortemente inclusiva, vanno ascoltate tutte le voci.

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