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Papa Francesco alla Cei: ecco le urgenze della Chiesa italiana

Discorso di apertura della 71ª Assemblea generale della Cei, in corso in Vaticano fino al 24 maggio; il Santo Padre ha parlato a braccio per circa un quarto d’ora. Crisi delle vocazioni, povertà e trasparenza e riduzione delle diocesi: questi i temi.

di Michela Nicolais 22/05/2018

Crisi delle vocazioni, da superare con un "sistema italiano" di "fidei donum"; povertà evangelica e trasparenza; riduzione delle diocesi, tema "datato e attuale ma trascinato per troppo tempo". Sono i tre compiti, sotto forma di "preoccupazioni", affidati da Papa Francesco ai vescovi italiani, nel discorso di apertura della 71ª Assemblea generale della Cei, in corso in Vaticano fino al 24 maggio sul tema: "Quale presenza ecclesiale nell'attuale contesto comunicativo?". Nell'Aula del Sinodo, il Papa ha parlato a braccio per circa un quarto d’ora, poi l’incontro è proseguito “a porte chiuse” per un dialogo e un confronto libero tra il Santo Padre e i presuli.

“Lei stasera è a casa sua, perché la sentiamo come padre, come fratello, come amico”, il saluto del card. Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e presidente della Cei, che ha ringraziato Francesco anche per i tre cardinali italiani che nel Concistoro del 29 giugno riceveranno la "berretta": Angelo De Donatis, Giuseppe Petrocchi, Angelo Becciu. “Grazie tante per la vostra presenza, per cominciare questa giornata di Maria Madre della Chiesa”, ha detto Francesco riferendosi alla prima memoria liturgica da lui istituita della festa che porta questo nome. “Monstra te esse matrem, Facci sentire che sei la madre, che non siamo soli e che tu ci accompagni come madre”, le parole mariane del Papa: “Maternalità, Santa Madre Chiesa gerarchica, qui radunata. Così piaceva dire a sant’Ignazio. E che Maria madre nostra ci aiuti a far sì che la Chiesa sia madre e anche, seguendo l’ispirazione dei Padri, che la nostra anima sia madre”. “Le tre donne”, le ha definite: “Maria, la Chiesa e l’anima nostra, tutte e tre madri”. “Vi ringrazio per questo incontro, che vorrei fosse un momento di dialogo e di riflessione”, le parole rivolte ai vescovi: “Voglio ringraziarvi per tutto il lavoro che fate”.


“La prima cosa che mi preoccupa è la crisi delle vocazioni”, ha rivelato Francesco: “È la nostra paternità che è in gioco”, ha commentato, ricordando che di questa “emorragia di vocazioni” aveva già parlato nella recente plenaria degli Istituti di vita consacrata e delle Società di vita apostolica, definendola “il frutto avvelenato della cultura del provvisorio, del relativismo e della dittatura del denaro”: tutti fattori, questi, che per il Papa allontanano i giovani dalla vita consacrata, accanto al calo delle nascite – l’inverno demografico – agli scandali e alla testimonianza tiepida. “Quanti seminari, chiese, monasteri e conventi verranno chiusi nei prossimi anni per mancanza di vocazioni? Dio lo sa!”, ha esclamato Francesco.

“È triste vedere questa terra, che è stata per lunghi secoli fertile e generosa nel donare missionari, suore, sacerdoti pieni di zelo apostolico, insieme al vecchio continente - ha aggiunto - entrare in una sterilità vocazionale senza cercare rimedi efficaci”. “Una più concreta e generosa condivisione ‘fidei donum’ tra le diocesi italiane, che arricchirebbe le diocesi che donano e le diocesi che ricevono, rafforzando il ‘sensus ecclesiae’ e il ‘sensus fidei'”, la proposta alla Cei, per contrastare l'aridità con la sovrabbondanza e dare corpo ad un sistema "fidei donum" dentro l’Italia.

“Povertà evangelica e trasparenza”. È la seconda indicazione affidata ai vescovi italiani dal Papa. "La povertà è madre e muro della vita apostolica”, ha spiegato Francesco citando la lezione appresa da gesuita: “Madre perché la fa nascere, e muro perché la protegge”. “Senza povertà non c’è zelo apostolico, non c’è vita di servizio agli altri”, ha ammonito.
“Chi crede non può parlare di povertà e vivere come un faraone”, ha ribadito: “È una contro-testimonianza parlare di povertà e vivere una vita di lusso. È molto scandaloso trattare il denaro senza trasparenza o gestire i beni della Chiesa come beni personali. Voi conoscete gli scandali finanziari che ci sono stati in alcune diocesi. A me fa molto male sentire un ecclesiastico che si è fatto manipolare mettendosi in situazioni che superano le sue capacità o, peggio ancora, gestendo in maniera disonesta gli spiccioli della vedova. Abbiamo il dovere di gestire con esemplarità, attraverso regole chiare e comuni, ciò per cui daremo conto al Padrone della vigna”. Francesco si è detto, infine, “riconoscente” perché la Cei, “soprattutto in questi ultimi anni, ha fatto molto sulla via della povertà e trasparenza. Ma si deve fare ancora un po’ di più su alcune cose”.
 
“Riduzione e accorpamento delle diocesi”. È il terzo compito assegnato ai vescovi, come spunto della riflessione e del dialogo che si è tenuto subito dopo a porte chiuse. “Non è facile”, ha ammesso Francesco, "ma credo che ci sono delle diocesi che si possono accorpare”, la proposta del Papa, che ha ricordato che il 23 maggio del 2013, nel suo primo discorso ai vescovi italiani dopo l’elezione al soglio pontificio, aveva già sollevato la questione della riduzione delle diocesi. “Un’esigenza pastorale studiata ed esaminata più volte”, ha sottolineato Francesco: “Paolo VI parlava di un eccessivo numero di diocesi”, e il 23 giugno 1966, in occasione dell’Assemblea della Cei, aveva definito “necessario ritoccare confini di alcune diocesi, ma più che altro procedere alla fusione di non poche diocesi”. “Anche la Congregazione dei vescovi, nel 2016 – ma io nel 2013 – ha chiesto alle Conferenze episcopali regionali di inviare un parere sul progetto di riordino delle diocesi alla Segreteria generale della Cei”, ha fatto notare ancora il Papa, definendo tale questione “un argomento datato e attuale, trascinato per troppo tempo”. “Credo sia giunta l’ora di concluderlo al più presto”, l’invito.

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