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Arghillà, dopo il ricordo adesso l'impegno

Il ricordo della strage di Capaci nel quartiere simbolo del disinteresse istituzionale

di Francesco Creazzo 23/05/2018

«Arghillà ricorda l'argilla, un materiale fragile che tocca a noi plasmare ma che ha la qualità, una volta induritosi, di non tornare mai più alla sua forma precedente». Sceglie una metafora, il sindaco Falcomatà, per introdurre una giornata speciale per tutto il quartiere della periferia Nord: quella in cui, nella riqualificata piazzetta Modenelle, si ricorda la strage di Capaci e il sacrificio eroico del giudice Giovanni Falcone, della moglie Francesca Morvillo e gli agenti di scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonino Montinaro.

L'intera comunità, guidata dal comitato di quartiere, ha affiancato l'associazione nazionale magistrati e il Comune di Reggio nell'organizzazione dell'evento.
Ad aprire le celebrazioni, una simbolica partitella di calcio, giocata in un campetto realizzato per l'occasione: ruspe in azione per qualche giorno per bonificare un canneto trasformatosi in discarica a cielo aperto. Il risultato è una piccola area di gioco sulla quale si sono affrontate la rappresentativa dell'Anm, capitanata dal pm Stefano Musolino, e i ragazzi della squadra Csi Arghillà a Colori. I padroni di casa hanno annichilito la concorrenza con un 7 a 0 che lascia poco spazio alle recriminazioni.

Il clima è di festa, ma anche di ricordo. Subito dopo la tenzone calcistica, iniziano gli interventi sul palco: parlano il sindaco, la presidente della sezione reggina dell'Anm Natina Pratticò e il parroco don Antonino Iannò.
«Oggi – ha detto il pastore della comunità – stiamo facendo una cosa profetica per ridare speranza a tutta la gente di Arghillà e all'intera città, e lo facciamo ricordando il sacrificio eroico a beneficio della collettività di cinque persone. Un sacrificio che, come tutti i sacrifici che beneficano gli altri, è riflesso del grande sacrificio di Cristo per la salvezza. Attraverso il dono della vita hanno generato altra vita perché il dono di sé e il tempo donato sono ciò che veramente cambia le cose».

Dopo, il momento del ricordo, guidato dalle voci di molti giovani magistrati: Pina Porchi, Valerio Trovato, Davide Lucisano, Ilario Nasso, Federica Brugnara, Francesco Iacinto, Antonino Foti, Valeria Marchese e Maria Rosaria Savaglio hanno letto brani, lettere e dialoghi per ricordare la figura del giudice ucciso da Cosa Nostra, interrotti solo dall'accompagnamento musicale dell'orchestra giovanile dello Stretto.
«Abbiamo avuto l'idea di organizzare questa giornata ad Arghillà – ha spiegato il magistrato e componente del comitato organizzatore – per scappare dalla retorica, per proporre un'idea diversa e informale, qualcosa che fosse un modo per avvicinare la gente a quest'evento ed uscire dall'autoreferenzialità. È per questo che, poi, abbiamo individuato Arghillà come sede naturale: un territorio difficile ma che è stato recentemente bonificato e sta cercando di uscire da una situazione complessa. Un buon modo per far percepire alla gente che il magistrato non è la persona sullo scranno che giudica senza conoscere la realtà, ma anche per far crescere noi che abbiamo la responsabilità di decidere della vita delle persone».

Un sentimento condiviso anche dal presidente dell'Anm reggina, Natina Pratticò, che dal palco ha ricordato che «'ndranghetisti non si nasce ma, tragicamente, si diventa. Anche per colpa delle ingiustizie che talvolta le istituzioni riescono a dare».
Un momento di riflessione e festa per una comunità che si augura che, dopo la celebrazione, lo Stato continui a essere presente sul proprio territorio.

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