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Ieri la prima giorna del Coordinamento nazionale dell'immigrazione di Caritas italiana a Reggio Calabria

Cimitero dei migranti, una croce per gli invisibili [FOTOGALLERY]

L'arcivescovo Morosini: «Dialogo con le Istituzioni, purché non si proceda sotto l’effetto di spinte emotive incontrollate»

di Federico Minniti 05/06/2018

«Qui giace 'Sconosciuto', data decesso 27 maggio 2016 in mare acque internazionali». Una croce, un cartello e una corona di fiori poggiata ai piedi di quel feretro nel cimitero dei migranti di Armo (Reggio Calabria) dove all’imbrunire di ieri si è conclusa la prima giornata del Coordinamento nazionale dell’immigrazione di Caritas italiana proprio in riva allo Stretto.

«Un pensiero va ai bambini custoditi in questa terra come in un grande grembo»: usa queste parole don Antonino Pangallo, direttore della Caritas diocesana di Reggio Calabria-Bova per parlare ai tanti volontari e operatori giunti da tutta Italia. Accanto a lui c’è Florence, giovane nigeriana, che pochi minuti prima aveva versato le sue lacrime per i familiari seppelliti proprio ad Armo.

Quegli 'invisibili' che la Caritas italiana vuole far diventare un’opera-segno: se a Lampedusa è sorta la porta dell’accoglienza, a Reggio Calabria nascerà un ricordo per chi non ce l’ha fatta. Parlare del fenomeno migratorio, in sintesi, vuol dire comprende il grande dramma umanitario che c’è dietro quei volti che quotidianamente incrociamo lungo le strade delle nostre città. Riavvolgendo il nastro della giornata questo è quanto emerso dai lavori del mattino nella sala 'Francesco Perri' della Città metropolitana calabrese.

Ad aprire i lavori è stato monsignor Giuseppe Fiorini Morosini, arcivescovo di Reggio Calabria-Bova che ha parlato di «dialogo con le nuove politiche dello Stato italiano, purché non si proceda sotto l’effetto di spinte emotive incontrollate.

La Chiesa, nel venire incontro ai disperati del mare, viene incontro all’uomo – ha sottolineato Morosini –, che porta in sé l’immagine di Dio e non si intromette nell’azione politica, né l’ostacola, sempre che essa si svolga nel rispetto della dignità della persona umana, che è un valore non negoziabile per noi cristiani».

«Reggio Calabria è terra di sbarchi che ha dimostrato la capacità di dare risposte a tutti i livelli – spiega Oliviero Forti, direttore dell’Ufficio immigrazione di Caritas italiana –. Chiaramente la 'coincidenza' col primo giorno di governo gialloverde ci porta a fare alcune riflessioni: vogliamo credere che dovremmo passare dalle parole ai fatti». Forti parla di «forze e competenze capaci di seguire alcuni obblighi internazionali, ovviamente la Caritas è sempre disponibile a collaborare con le istituzioni perché continui l’accoglienza e vengano rafforzati i processi di integrazione ».

Il direttore dell'Ufficio immigrazione di Caritas italiana è stato uno dei relatori del convegno d’apertura sul tema 'L’immigrazione come fattore di cambiamento dell’agenda politica in Europa' che ha registrato anche gli interventi di Giovanna Corbatto, esperta in politiche d’inclusione e Max Hirzel, fotografo. Sul tema è intervenuto anche il cardinale Francesco Montenegro, presidente di Caritas italiana, che ha affermato come «siamo in attesa di cosa il ministro Salvini intenda fare – ha spiegato il presule –. Adesso che siede dietro una scrivania e dovrà fare scelte, credo che solo dopo queste scelte, non soltanto sulle sue promesse o sui desideri, si possano dare giudizi ». Montenegro ha sottolineato come anche l’Europa debba dare maggiori risposte. «La soluzione non può essere affidata a una sola nazione. Il discorso è complesso e va affrontato, finora c’è stato uno scaricabarile ». Quanto ai morti, «pesano sulla coscienza di tutti».

I lavori del Coordinamento nazionale immigrazione proseguiranno oggi, sempre a Reggio Calabria, con workshop e gruppi tematici che proporranno delle specifiche attenzioni sui progetti di Caritas italiana: dai corridoi umanitari all'idea del presidio contro il caporalato fino a giungere alla medicina delle migrazioni.

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