accedi | registrati | 18-10-2018

Il presidente della Conferenza episcopale calabra è intervenuto sulla ''spia accesa'' delle relazioni sempre più mediate dai social network

Bertolone: «Coscienza digitale, la tecnologia da sola non basta»

di Vincenzo Bertolone * 12/06/2018

«Il problema fondamentale è che la nostra civiltà, che è una civiltà della macchina, può insegnare all’uomo tutto ad eccezione di come essere uomo».
 
Conviene fidarsi del sottile ottimismo dello scrittore francese Andrè Malraux per non perdere la speranza davanti all’avanzata tumultuosa della tecnologia. Non soltanto di quella massimamente scientifica e sperimentale che dalle provette dei laboratori si è già dimostrata capace di modificare la vita attraverso la genetica, ma pure di quella un po’ più spicciola o quotidiana che ci portiamo in tasca o al polso.
 
I telefonini, per esempio: qualche giorno fa la Apple ha annunciato l’arrivo, insieme al prossimo aggiornamento dei propri sistemi operativi, di una applicazione che consentirà di contare le ore e i minuti passati senza usare l’apparecchio. Un servizio in più, e pure innocuo, all’apparenza. Di fatto, indubitabilmente, un’altra spia accesa sui comportamenti umani, a monitorare persino il tempo perso per renderlo sempre più un contenuto perfettamente tecnologico, non più affare intimo e personale, ma statistica: dopo aver lasciato che diventassero oggetto di conteggio i passi, le calorie, i battiti e persino i cicli delle ovulazioni, adesso si affiderà al pallottoliere virtuale finanche la ricognizione del silenzio telefonico.
 
A passo sempre più rapido, si va verso lo scenario di uno spazio iper-connesso, di una rete in cui l’uomo condivide il primato dell’intelligenza con computer, smartphone e robot. Di fronte a questo orizzonte, non è il terrore e neppure la chiusura alla novità l’atteggiamento decisivo. Al contrario, ciò di cui aver contezza è la necessità di evitare competizioni o arroccamenti, per favorire invece un uso responsabile della tecnologia, avvalendosene per realizzare una società migliore. Il rischio di un cambiamento radicale del contesto sociale, fatto di uomini in carne e ossa, è perennemente in agguato, come ricorda anche Papa Francesco nella Laudato sì. Ma proprio come il Santo Padre mostra attraverso la sua enciclica, la chiave di volta è nella consapevolezza che il vero scienziato non è mai soltanto un tecnico, ma una persona che considera attentamente l’insieme che lo circonda. Del resto, «la tecnologia da sola non basta: è il matrimonio tra tecnologia e scienza e arti liberali, tra tecnologia e discipline umanistiche a darci quel risultato che ci fa sorgere un canto dal cuore». Lo diceva Steve Jobs, evidenziando l’opportunità di una interlocuzione costante – e non soltanto di rispetto formale – tra filosofia e scienza e tra quest’ultima e la teologia.
 
La coscienza, dunque, non i bit né i chip o le app, è l’unica sorgente della persona umana. Ed anche davanti ad un panorama per molti versi sorprendentemente inedito e plasmato su conformazioni continuamente mutevoli, più che dare spazio a sentimenti come la derisione, la lamentela e la detestazione acritica ed istintiva, vale la pena privilegiare comprensione e critica, mettendosi sulle strade della ricerca e della conoscenza, secondo l’insegnamento paolino ai Tessalonicesi: «Vagliate e pesate tutto, trattenete e conservate ciò che è buono».
 
* Presidente della Conferenza episcopale calabra

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