accedi | registrati | 17-11-2018

Oggi l'arrivo sul territorio di Reggio Calabria - Bova. L'impegno per i diritti è al centro di un percorso cui collaborano Caritas e Conferenza episcopale calabra

Fiaccola della legalità in diocesi, una missione di speranza

di Giuseppina Tripodi 17/06/2018

Crescita integrale della persona attraverso la condivisione dei temi della giustizia e legalità: questa è la missione di "Costruire Speranza 2, l'agire pastorale delle chiese di Calabria: buone pratiche di giustizia e legalità", un progetto di durata biennale, nato in collaborazione con la Caritas italiana, Progetto Policoro, e con la Conferenza Episcopale Calabra, e per il quale è previsto uno sviluppo sia a livello territoriale che a livello diocesano. In quest'ottica, le dodici diocesi calabresi coinvolte avranno modo di sperimentere la realizzazione di attività di tipo formativo, di animazione e sensibilizzazione, nonché opere segno, che possano rappresentare strumento tangibile del territorio che rinasce e contrasta logiche deviate di illegalità. In particolare, il percorso di sensibilizzazione, promozione e animazione vedrà il coinvolgimento delle Caritas parrocchiali, delle parrocchie, di istituzioni pubbliche e private, nonché di movimenti ed associazioni ecclesiali e laiche.

I giovani saranno i destinatari di un'attenzione specifica, diretta, innanzitutto, all'attuazione di un percorso formativo sull'economia sociale di impresa che li condurrà ad acquisire basi competenti ed etiche per avviare azioni di sviluppo locale, legale e sostenibile. Ma sui temi dell'educazione e dell'illegalitànel mondo del lavoro, la partecipazione del mondo giovanile sarà favorita anche attraverso gli animatori del Progetto Policoro all'interno di un percorso che si occuperà di diffondere attività e servizi sviluppati a livello intra ed extra regionale. Il progetto vivrà il suo momento finale nella realizzazione di un convegno che, con il coinvolgimento di Caritas Italiana e delle chiese del Sud, è diretto ad avviare un processo di confronto e di scambio relativo alle buone prassi di sviluppo del proprio territorio.
 
Uno degli auspici più importanti degli organizzatori consiste, inoltre, nella realizzazione di protocolli di intesa e nell'avvio, nei differenti territori diocesani del Sud, di opere segno che possano identificarsi con il percorso, lo stile e la metodologia del progetto Costruire Speranza. Il ruolo da protagonisti sarà assunto dalle diocesi calabresi che hanno deciso di intraprendere questo cammino al fine di ribaltare pregiudizi e giudizi e gettare quel seme di speranza che induca al discernimento e alla costruzione di una rete di solidarietà da cui partire per disegnare un percorso di crescita e coinvolgimento. In quest'ottica, si è, quindi, reso necessario evidenziare non soltanto la forza dell'identità cristiana, che per sua natura non può non contrastare ogni forma di ingiustizia, ma anche quanto già di buono c'è ed è stato fatto su questa via, tracciata con la prima edizione del progetto, oramai tre anni fa, con l'opera segno "casa Anawin".
 
Il bene, confiscato alle mafie, fu ceduto dal Comune alla Diocesi che lo ha rigenerato e lo ha fatto divenire segno concreto di speranza per giovani donne e minori migranti, accolti ed integrati nel tessuto sociale cittadino. Tassello peculiare di questo complesso puzzle di sensibilizzazione, sarà quello che la comunità dell'Arcidiocesi di Reggio-Bova vivrà da oggi sino al 24 Giugno, quando la staffetta ideale della "Fiaccola della Giustizia e della Legalità" arriverà sul nostro territorio dopo aver fatto tappa in tutte le diocesi calabresi. La suggestiva Fiaccola, a forma di albero, simbolo di rinascita e resistenza, creata da un gesto concreto del Progetto Policoro, verrà accolta a Brancaleone dall'arcivescovo cominciando così a illuminare, tappa dopo tappa, il nostro territorio, all'interno di un programma di eventi. Molte saranno le voci che accompagneranno il percorso della fiaccola che viaggerà per tutta l'arcidiocesi in un lungo percorso, da Brancaleone alla Zona Sud di Reggio Calabria, passando per Roghudi e Arghillà.

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