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Sviluppo turistico, manca una «visione» politica

Quanti e quali «turismi» per Reggio Calabria? Da «visionari» occorre perlustrare gli orizzonti mediterranei

di Federico Minniti 18/06/2018

Quanti e quali «turismi» per Reggio Calabria? Siamo proprio certi che l’attrattore per eccellenza, la famigerata “località di mare”, sia davvero ancora un fattore trainante nelle scelte di chi programma le proprie vacanze? Probabilmente no, e sarebbe il caso di cambiare rotta nel più breve tempo possibile. Diciamolo chiaramente: si sono persi anni e soldi (un mare di soldi) in chimere irrealizzabili. Quello che serve, ancor più dei fondi, è avere una visione. Quali «valori» veicoliamo nell’offerta turistica del territorio reggino? Dietro il racconto di una Città, quali storie meritano la prima pagina?

Da «visionari» occorre perlustrare gli orizzonti mediterranei che, in questo momento, rappresentano il valore aggiunto in diverse aree del Sud Europa. Ci riferiamo, ad esempio, al turismo lento. Lo Slow Tourism è una filosofia di vita applicata al viaggio. Ma di cosa stiamo parlando? Birdwatching, turismo fluviale e lungo i corsi d’acqua, cicloturismo, cammini; ippovie e mobilità slow. Tutte attività fortemente «contaminanti » che stimolano le interazioni tra turisti e comunità ospitante. Altra tipologia di turismo molto ricercato è quello esperienziale che, nei fatti, approfondisce i temi dello Slow Tourism: è importante costruire la propria offerta intorno a ciò che i viaggiatori non si aspettano e non possono vivere da altre parti, ma solo e soltanto in un preciso territorio. Infine, da non sottovalutare il possibile impatto del turismo etnico che presenta un target molto ampio e un potenziale di spesa alto. Si tratta di viaggiatori che ricercano le novità soprattutto nell’ambito enogastronomico.

Tutti aspetti che possono benissimo intrecciarsi con le peculiarità di Reggio Calabria, per assimilazioni con regioni–pilota come la Puglia, senza perdere di vista quella buona dose di tecnologia, ormai elemento imprescindibile nelle ricerche turistiche. Le buone prassi in questo senso non mancano: un valido esempio è l’iniziativa della Camera di Commercio, l’app Smart Tourism, primo esperimento di cooperazione turistica tra esercenti privati ed enti pubblici. Così come va evidenziato l’impegno – sulla strada giusta – del Parco nazionale dell’Aspromonte nel voler evidenziare le caratteristiche della montagna reggina con tanto di candidatura a Geoparco dell’Unesco.

Insomma, alcuni «visionari » stanno già provando a fare massa critica. Serve, adesso, che la politica accompagni e sorregga queste sperimentazioni rendendole strutturate e avviandone di nuove. Una visione che però, per adesso, manca.

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