accedi | registrati | 18-9-2018

La voce degli operatori economici che si preparano ad affrontare la stagione più importante per il settore

Estate&Turismo: la ricetta degli imprenditori reggini

Ai nostri microfoni, il presidente della Camera di Commercio Ninni Tramontana e l'amministratore del gruppo Spartivento Stefano Pizzi

di Francesco Creazzo 18/06/2018

Lidi non balneabili, infrastrutture non all’altezza, difficoltà burocratiche, ma anche voglia di lavorare e di sfruttare le potenzialità di un’estate che, da sempre, è il banco di prova dell’impresa reggina. Per capire come gli imprenditori si stanno preparando alla prova abbiamo parlato con il presidente della camera di commercio Ninni Tramontana.

Siamo alle porte dell’estate, un periodo di grandi opportunità ma anche di grosse criticità per gli imprenditori reggini. Che stagione sarà?

Innanzitutto dobbiamo puntualizzare che la priorità, per noi è destagionalizzzare il turismo, cioè far sì che il nostro territorio sia appetibile per 12 invece che per soli due mesi l’anno. A questo scopo, nei giorni scorsi, abbiamo accolto circa 20 giornalisti tedeschi, in attesa del convegno con i tour operator che operano in Germania che si svolgerà nel mese di ottobre. Sono stati proprio loro a sottolineare come la nostra terra dovrebbe essere in grado di vivere di turismo almeno da marzo a ottobre: le condizioni meteo lo consentono e la varietà dell’offerta, come tutti sappiamo, è veramente ampia.

Per fare questo, però, bisogna cercare anche di risolvere i problemi che attanagliano l’imprenditoria reggina, specialmente quelli che riguardano le amministrazioni locali…

È chiaro che c’è molta strada da fare, basti pensare al contrattempo che si è verificato quest’anno con l’installazione dei lidi sul lungomare, peratro prontamente risolto dall’amministrazione comunale. La cosa essenziale, a mio parere, è partire dal dialogo, instaurare un rapporto proficuo e di ascolto tra le imprese e le amministrazioni locali. Abbiamo istituito in Camera di Commercio un tavolo istituzionale con la Città Metropolitana, il Comune e gli altri enti, proprio per cercare di rimuovere quegli ostacoli che fanno da barriera allo sviluppo di un turismo extrastagionale, a partire dalle infrastrutture, passando per i servizi e tutte le altre aree che hanno bisogno di una particolare attenzione istituzionale. Un altro aspetto molto importante da sottolineare, anche se riguarda la politica nazionale, è la direzione che va intrapresa verso la “sburocratizzazione” dell’impresa e degli obblighi per gli imprenditori. Da parte nostra, qualche mese fa, abbiamo sottoscritto insieme al Sindaco un progetto per l’assorbimento della Suap di Camera di Commercio in quella del Comune, in maniera da snellire immensamente la burocrazia necessaria ad avviare e mantenere un’impresa attraverso innovazioni come il “Cassetto digitale” che consentirà agli imprenditori di gestire tutto con un clic.

La Città Metropolitana, però, soffre anche di cattiva comunicazione. Come invertire il trend?

Stiamo per uscire con un catalogo che riguarda tutta la nostra ormai “ex–provincia”. Abbiamo diviso l’area in 6 zone, ascoltando le associazioni attive nel settore dell’escursionismo e del turismo per incamerare dati e stilare degli itinerari informativi completi di mappa dei servizi. Questa guida sarà stampata in 60mila copie che distribuiremo nei vari siti turistici della Città Metropolitana per segnalare ai visitatori le opportunità che ci sono sul nostro territorio. È fondamentale mettere queste esperienze in rete per offrire ai turisti un’esperienza immersiva che coinvolga tutti gli aspetti della persona. Non più solo musei, insomma, ma anche percorsi, esperienze ed enogastronomia.



Un’azienda reggina cresciuta molto rapidamente, impossibilitata a lavorare nella città nella quale è nata. Il gruppo Spartivento, società di charter nautici, mantiene la sua sede principale, il suo quartier generale, nella città dello Stretto il cui porto è troppo piccolo per servire l’ormai imponente flotta di cui si è U dotata l’azienda amministrata da Stefano Pizzi, che ormai si è espansa in tutto il mondo: Portorosa, Trapani, Salerno, Grenada (uno stato dei Caraibi), la Sardegna e a breve il Sud Est asiatico sulla mappa dei luoghi serviti dalle imbarcazioni di Spartivento.

Dottor Pizzi, come nasce la sua idea?

Nasce guardando il nostro mare. Io sono orgogliosamente reggino e nonostante in questi 17 anni ci siamo espansi in tutto il mondo la nostra base resta sempre qui, come le nostre radici. Per ora. Noi abbiamo la volontà di continuare ad essere reggini, anche con tutti i problemi che fare impresa al Sud necessariamente comporta. Siete un’impresa reggina, ma a Reggio non avete più neanche una barca sulle 46 totali della vostra flotta. Come mai? Quando avevamo 7–8 barche noi operavamo su Reggio, anche perché siamo stati tra i promotori della costruzione del Marina. C’era poi l’idea di espandere questo progetto, ma non ci siamo riusciti. Il porto di Reggio è centralissimo, ottimo per raggiungere la Sicilia, le Eolie e tutta la costa calabrese, però conta dai 30 ai 50 posti barca, a seconda della stagione. Davvero poco se pensiamo di impostare un discorso turistico, anche perché spesso mancano i servizi essenziali alla portualità anche nei pochissimi porti limitrofi.

Quali sono i principali elementi che mancano perché si possa costruire un settore turistico legato al mare anche qui a Reggio?

Sicuramente la volontà politica, per prima cosa. È impensabile che la città non abbia un porto degno di tal nome. Un’altra cosa che manca è la costruzione di una vera cultura marinaresca: Reggio è una città sdraiata sul mare ma con lo sguardo rivolto alla montagna. Noi abbiamo provato a organizzare qualche iniziativa velistica per coinvolgere i più giovani ma c’è ancora molto da fare. Manca anche un po’ di cultura imprenditoriale? No, non sono convinto di questo. Si parla spesso dei servizi ma io credo che questi arrivino automaticamente quando si iniziano a costruire strutture di buon livello. Se noi fossimo messi nelle condizioni di lavorare a Reggio, per fare un esempio, ci sarebbe sicuramente qualcuno che si inventerebbe un servizio lavanderia, dei percorsi per i turisti. Io credo che la voglia di fare impresa ci sia, ma tocca al settore pubblico fornire strutture e strumenti.

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