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Welfare in Calabria, distribuzione delle risorse ''anomala''

La Regione attende da diciotto anni l'attuazione della Legge Quadro 328 del 2000; nel frattempo si moltiplicano le stranezze nell'assegnazione dei fondi per le politiche sociali

di Mario Nasone 25/06/2018

Sono tante le ragioni per mettere mano ad una riforma del welfare in Calabria, una regione che attende da diciotto anni, l’ultima in Italia, l’attuazione della legge quadro 328/2000 . Una di queste si può desumere semplicemente leggendo il decreto della Regione Calabria n.3101 del 10 aprile 2018., che ha come oggetto “fondo regionale per le politiche sociali, trasferimento ai comuni capofila acconto liquidazione anno 2018. Balzano agli occhi alcune cifre di assegnazione dei fondi: al Comune di Montalto Uffugo € 1.7000,00; al Comune di Cosenza € 2.084.177,25 e al Comune di Paola € 1.429.196,97, a cui fanno da contraltare Comune di Reggio Calabria € 778,958,23- Comune di Taurianova € 88,275,16-Comune di Melito Porto Salvo € 64.685,97-Comune di Amantea € 13.664,00. I dati sugli altri comuni non sono ancora pervenuti ma sono in linea con un trend che registra trasferimenti a macchia di leopardo. Come leggere questi dati sconcertanti? Semplicemente vedendoli come uno dei frutti distorti di un sistema in cui è mancata completamente la programmazione regionale. Un sistema che ha permesso ai Comuni più virtuosi che hanno attivato ed accreditato dei servizi di potere contare su trasferimenti di fondi che ad oggi tengono conto soltanto della spesa storica. Uno scenario che vede quindi intere zone della Calabria penalizzati, ad esempio la Locride, che risulta sprovvista quasi totalmente di servizi essenziali. La riforma del Wefare, in atto bloccata per cavilli burocratici, avrebbe permesso di potere finalmente mettere mano ad una programmazione regionale in grado di riequilibrare la spesa, senza nulla togliere alle strutture già attivate ed innescare guerre tra poveri, ma privilegiando quegli ambiti territoriali che avrebbero bisogno di dotarsi di una prima rete di servizi. I piani di zona, la creazione di un interfondo con risorse anche nazionali e comunitarie per finanziare gli interventi, l’integrazione tra sociale e sanitario, il coinvolgimento nella programmazione anche delle realtà del terzo settore, permetterebbero anche in calabria di disegnare gradualmente un sistema di Welfare moderno con Comuni e realtà locali protagoniste. La giunta ed il Consiglio regionale hanno la responsabilità storica di attuare una riforma epocale in atto bloccata da un ricorso al Tar per dei cavilli burocratici e che va assolutamente proseguita per dare risposte alle fasce deboli della regione che hanno diritto a potere contare finalmente su una rete di servizi e di opportunità in grado di farli uscire dalla morsa della povertà e dell’esclusione inclusione sociale.

* Presidente Centro Comunitario Agape

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