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Domani la festa per tutta la comunità della zona Sud della città

Don Sarica: «Ogni passo, ogni giorno, è stato per me un dono»

di Federico Minniti 25/06/2018

Venticinque anni di sacerdozio. Un tempo di sequela e servizio. Martedì 26 giugno ricorrerà l’anniversario per monsignor Demetrio Sarica.

Se si guarda indietro cosa vede?

Vedo un cammino lungo e ricco di tantissime esperienze che mi hanno fatto crescere come uomo, come cristiano, come sacerdote. Ogni passo di questo cammino è stato per me un dono che mi ha concesso di conoscere sempre più il Signore, le esigenze della sua chiamata al servizio e l’offerta del suo affetto di predilezione nei miei riguardi. Ho conosciuto maggiormente me stesso, i miei limiti ma anche qualità che non pensavo di possedere. Ho conosciuto nelle sue dimensioni la Chiesa grazie alla cura e all’amore che in Cristo essa stessa mi ha sempre assicurato.

Da giovane prete a parroco. Difficoltà ed emozioni della vita di comunità?

Giovane di ordinazione, ma non giovanissimo di età, il mio avvio alla vita pastorale è stato discretamente graduale. La formazione in seminario prima, e il servizio per sette anni come viceparroco poi, mi hanno pian piano preparato ad assumere le maggiori funzioni che gravano sulle spalle di un parroco. Questa buona base non mi ha tolto l’emozione della responsabilità di essere totalmente a servizio di una parrocchia, di sperimentare quanto sia vero che il Signore ci preceda sempre nel nostro lavoro pastorale.

Papa Francesco ha una maggiore attenzione alle vocazioni, e in particolar modo alla formazione nei seminari. Cosa pensa a tal proposito?

Avendo anche svolto il servizio di formatore in seminario, posso affermare che l’attenzione alla cura delle vocazioni e alla formazione nei seminari ci sia sempre stata. Il richiamo del Papa si rivela quanto mai opportuno viste le difficoltà che il discernimento vocazionale e l’accompagnamento formativo oggi trovano dovendo operare in un contesto culturale e sociale particolarmente fragile e ferito.

Se dovesse dare un consiglio a un giovane sacerdote cosa gli direbbe?

Di imparare a riporre una sempre maggiore fiducia nel Signore e non soltanto sul proprio “saper fare”. Di tenere presente lo “specifico” sacerdotale; cioè la distinzione tra ciò che soltanto il sacerdote può fare e ciò che può essere fatto da altri, lasciandoglielo fare.

Dio è bellezza. Come si può evangelizzare attraverso i beni culturali delle diocesi?

I beni culturali ecclesiastici rappresentano di fatto una “concretizzazione” di una volontà evangelizzatrice, poiché essi vengono concepiti, realizzati ed utilizzati per trasmettere l’esperienza della fede. Evangelizzare “attraverso loro” è un compito che si pone a servizio di una storia di fede, di un vissuto ecclesiale che ha attraversato i secoli e le culture, e che oggi permane rappresentato da un vastissimo patrimonio artistico. 

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