accedi | registrati | 20-9-2018

Due giorni dedicati alla memoria del Santo

Scilla abbraccia il ''suo'' San Giovanni

di Giovanni Panuccio 26/06/2018

Forza e semplicità. Sono questi i termini che ispira la vita di San Giovanni Battista e che si sono ritrovati – come da tradizione - nella Festa a lui dedicata a Scilla dal 22 al 24 giugno scorsi. La forza di un messaggio capace di pre-annunciare al mondo la dirompente e irreversibile Nuova Stagione della venuta di Cristo e la semplicità di una vita che è sempre andata all’essenziale, nelle esigenze morali e spirituali come in quelle materiali, non deflettendo neanche di fronte alla lama crudele del martirio in nome della Verità.
S’è iniziato venerdì 22 con la traslazione della Statua del Santo alla «chiesa-baracca» a lui dedicata di fatto da quando fu donata dal Papa San Pio X a ogni comunità ferita dal terremoto del 1908 e fu arredata da beni artistici provenienti prevalentemente dalla chiesa antica del Santo, sorgente in piena campagna e quasi completamente distrutta dal sisma. Pur in parte modificata a partire dagli anni ’70 per impedirne la completa usura, in particolare con l’erezione in muratura della facciata principale, essa rimane uno degli ultimi esempi di quelle chiesette donate dal Papa e che dovevano servire a non interrompere la vita delle comunità cristiane nei mesi dell’emergenza e poi nei primi anni della faticosa ricostruzione. Proprio per questo straordinario valore di testimonianza storica della fede di un popolo - come del suo Supremo Pastore terreno - e insieme della tenacia a riprendere il cammino della vita dopo le più gravi sciagure mantenendo intatta questa fede, meno di dieci anni fa l’arciprete di Scilla e Favazzina don Francesco Cuzzocrea, assieme al gruppo parrocchiale dei volontari che operano per la tutela e la valorizzazione del patrimonio artistico e culturale, ha trovato ampia adesione popolare all’idea di tutelare e valorizzare con un restauro completo questo singolare manufatto, coinvolgendo le competenti autorità ministeriali. Una scelta coraggiosa che deve fare i conti con la tempistica «elefantiaca» della burocrazia, ma che ha avuto il pregio di accendere i riflettori su un periodo storico doloroso ma anche significativo della capacità di reazione del popolo calabrese, riaccendendo memorie familiari e animando la partecipazione popolare con le offerte.
Traslata quindi la Statua nella chiesetta lignea s’è iniziato a pregare e cantare con il rosario di San Giovanni in vernacolo e altre preghiere tradizionali. Quindi l’Adorazione eucaristica presieduta dal diacono Salvatore Giacobbe e la Santa Messa presieduta da don Cuzzocrea.
Terminata la celebrazione, trasferimento per tutti nella compagna scillese, in un punto detto proprio «San Giovanni» e che è l’area di coltivazione di una qualità di ciliegia, il nerello cappuccio, che attecchisce soltanto entro il suo perimetro. Contrada San Giovanni è attraversata, in alcuni punti, da ciò che resta della strada mulattiera Scilla-Melia e quindi da una delle «ngone» - aree di sosta e di preghiera recanti un’immagine del Santo – che un tempo fornivano ristoro fisico e spirituale a contadini, boscaioli, bottai e quant’altri si trovassero a percorrere la strada. In continuità con questa memoria si sono celebrati i vespri e subito dopo s’è vissuto un momento di agape fraterna quanto mai semplice: la consumazione di pane e pomodoro, proprio come quei lavoratori di un tempo.
Programma analogo al sabato, 23 giugno, quando dopo le preghiere, l’Adorazione e la Santa Messa nella chiesa-baracca, ci si è recati presso l’edicola che attualmente sorge di fronte al rudere della già citata antica chiesa di San Giovanni, che però mantiene in parte intatta la sua facciata e ancora eretta la sua Croce con associata la bandiera con la quale, nell’iconografia tradizionale, Giovanni il Battista annuncia che è Gesù l’agnello di Dio che toglie i peccati del mondo.
Domenica 24, dopo una Santa Messa molto partecipata, la statua ha quindi fatto il suo ritorno nella sua sede provvisoria della chiesa di San Rocco, fra ali di folla festante, nella speranza che sia vicino il giorno del completamento del restauro della chiesetta lignea del Battista.

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