accedi | registrati | 22-7-2018

Il messaggio di ringraziamento di monsignor Salvatore Santoro, rettore del seminario arcivescovile di Reggio Calabria

Monsignor Santoro: «La mano consolante di Dio nella mia vita»

di Salvatore Santoro 02/07/2018

Pubblichiamo il messaggio di ringraziamento di monsignor Salvatore Santoro, rettore del seminario arcivescovile di Reggio Calabria, letto alla fine della messa in occasione del venticinquesimo anniversario di ordinazione sacerdotale.
 

Venticinque anni sono sufficientemente tanti per sentirne il peso, ma neanche cosi tanti da sentirsi ormai "al capolinea ".Non è mai buona abitudine fare bilanci mentre si sta vivendo un'avventura e, per questo, non ne faremo neppure adesso. Vorremmo poter dire che siamo contenti di tutto, ma sappiamo bene che non è così, perché non può essere così.

Siamo, anche, certi che i motivi per esser contenti e per esser grati, sono, di gran lunga, maggiori di quelli per cui dolersi e chiedere necessariamente perdono. Sappiamo che il Signore ha avuto tanta pazienza con noi, tanta misericordia. E ne ha tantissima ancora adesso: questo ci dà forza e consolazione e ci fa guardare avanti con coraggio e fiducia. Grazie di tutto. Grazie per tutto. Grazie a tutti. Al buon Dio, alla nostra Mamma celeste, Vergine Consolatrice, Madre del Fiat e della Fiducia. Grazie a chi ci segue e benedice dal cielo, intercedendo per noi.

Ai nostri amati e venerati Arcivescovi – il vescovo Vittorio, padre del nostro sacerdozio ed il vescovo Giuseppe, guida e faro del nostro attuale ministero - ai “vecchi” formatori dei nostri seminari, ai cari confratelli presbiteri di ieri e di oggi, ai diaconi, alle nostre famiglie (in particolare a chi è già in Paradiso), alle nostre comunità parrocchiali, a tutti i gruppi, movimenti ed associazioni della nostra amata diocesi. Grazie, soprattutto, agli ammalati ed ai poveri che abbiamo avuto (ed abbiamo )l’onore di servire, perché ci hanno evangelizzato. Un grazie specialissimo ai nostri cari seminaristi, segno bellissimo della provvidenza di Dio per la nostra vita, per l’oggi ed il domani della nostra chiesa. Certo: in 25 anni qualche nube (più o meno minacciosa!) l’abbiamo vista!

Ma possiamo testimoniare che, proprio quando le nuvole si fanno più dense lì cresce la certezza che nessuna di esse può impedire al sole di sorgere ancora. Proprio quando la notte si fa più scura (ed oscura) lì si fa largo la nostalgia e la tenerezza delle stelle, le quali hanno sempre bisogno della notte, per poter risplendere! Possiamo testimoniare che mai ci è venuta meno la mano provvidente e consolante del buon Dio, che è Amore fedele; la premura della chiesa, che è madre; il coraggio  della fede, la forza della speranza, la tenerezza della carità.

Per questo anche quando abbiamo fatto esperienza del peccato o delle nostre fragilità e paure (di cui chiediamo sinceramente scusa, ma che benediciamo, anche, perché ci hanno fatto crescere!) non abbiamo mai perso la gioia e la pace. E’ davvero bello essere preti! Anche se non è né semplice né scontato, come non lo sono tutte le cose grandi della vita! Il cardinale De Donatis, a conclusione di una sua recentissima omelia per la consacrazione episcopale di monsignor Palmieri, ha detto, citando I fratelli Karamazov di Dostoevskij: “Il genere umano respinge i suoi profeti e li massacra, ma gli uomini amano i loro martiri e venerano quelli che prima hanno torturato. Tu lavori per l’umanità intera, tu agisci in vista del futuro. E non cercare mai nessuna ricompensa, perché anche così hai già una grande ricompensa su questa terra: è la tua gioia spirituale, quella che solo il giusto si guadagna. Non aver paura né dei grandi, né dei potenti, ma sii saggio e sii sempre nobile. E quando rimani solo, prega. Ti sia dolce inginocchiarti e baciare la terra. Bacia la terra e amala senza mai stancarti, senza mai saziarti, ama tutti e tutto, cerca sempre di procurarti questa gioia, questo senso di ebbrezza. Bagna la terra con le tue lacrime di felicità e amale, queste tue lacrime. E non ti vergognare di questa tua ebbrezza anzi, abbila cara, perché è un dono di Dio, un dono grande; né il Signore lo dà a molti, ma solo agli eletti”

Il Signore voglia fare a noi tutti questo dono.

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