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La Procura della Repubblica di Reggio Calabria aveva chiuso le indagini e adesso, il 17 settembre, si terrà l'udienza preliminare

Caso Miramare, chiesto rinvio a giudizio per la giunta Falcomatà

di Redazione Web 03/07/2018

La Procura della Repubblica di Reggio Calabria che nei mesi scorsi aveva chiuso le indagini sul "Caso Miramare", lo scandalo che coinvolge la Giunta Comunale di Giuseppe Falcomatà, ha chiesto il rinvio a giudizio per i membri (ed ex membri) dell'Amministrazione comunale reggina.

Il 17 settembre, come disposto dal sostituto procuratore Walter Ignazitto, si terrà l'udienza preliminare.

Ciò su cui la Procura vorrebbe fare chiarezza è la famosa vicenda "Miramare", la storica struttura posta sul lungomare cittadino assegnata temporaneamente a un'associazione riferibile a un caro amico del sindaco, "Il Sottoscala" di Paolo Zagarella.

Una vicenda che creò grande imbarazzo e che scatenò anche la bagarre politica. Una delibera, quella del luglio 2015, che sarebbe stata approvata a maggioranza (e quindi con la contrarietà di qualcuno tra gli assessori) e con l'assenza dell'allora assessore Mattia Neto.

L'indagine per abuso d'ufficio, oltre al primo cittadino Giuseppe Falcomatà, riguarda anche il vice sindaco Armando Neri, gli assessori Saverio Anghelone, Giuseppe Marino, Giovanni Muraca e Antonino Zimbalatti. Ci sono anche gli ex assessori, oggi fuori dalla Giunta, Agata Quattrone e Patrizia Nardi. E due tecnici: il segretario comunale Giovanna Acquaviva e la dirigente Maria Luisa Quattrone. L'unico ex assessore rimasto fuori dal registro degli indagati è Mattia Neto, assente il giorno della riunione in cui fu approvata la delibera in questione.

Per Falcomatà e Acquaviva vi è anche l'accusa di falsità materiale e ideologica aggravata. Tra gli indagati, vi sarebbe anche l'ex assessore Angela Marcianò, protagonista di una lunga querelle (terminata con la revoca delle deleghe) con il sindaco Falcomatà. Nella propria lettera alla città, la Marcianò rivangò anche la questione "Miramare".

Zagarella è notoriamente un soggetto legato a Falcomatà, avendo concesso gratuitamente i locali dove il sindaco insediò la propria segreteria politica nel corso della campagna elettorale che lo portò a vincere e diventare il primo cittadino di Reggio Calabria.

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