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La relazione del nuovo capo degli inquirenti reggini al festival ''Trame''

Bombardieri: «Massoneria in ostaggio delle mafie»

Ecco come i clan si sono infiltrati nelle logge

di Francesco Creazzo 03/07/2018

«La criminalità organizzata potrebbe apparire come non bisognosa di accordi con le massonerie, ma questa è un’illusione. Si tratta di livelli diversi». Parole pronunciate dal nuovo procuratore della Repubblica di Reggio Calabria Giovanni Bombardieri, intervenuto la settimana scorsa all’ottava edizione di «Trame», il festival della letteratura antimafia che ogni anno si tiene a Lamezia Terme. Il magistrato ha parlato nel chiostro di San Domenico, per presentare, assieme alla giornalista del Corriere della Calabria Alessia Candito e agli storici John Dickie e Arcangelo Badolati, il libro di quest’ultimo: Santisti – La ‘ndrangheta tra massoneria, chiesa, affari internazionali e stragi. Il procuratore di Reggio, stimolato dalle domande dei co– relatori, ha parlato di intrecci internazionali delle mafie, di accordi con la massoneria e la politica: «Abbiamo intercettazioni che dimostrano quanto sia importante questo aspetto per gli stessi ndranghetisti – ha spiegato Bombardieri – ad esempio, in una conversazione intercettata, un boss spiegava ad un altro come è importante “sedersi al tavolo” e raccontava che lui in quei tavoli ci era stato, accanto ai professionisti, accanto ai politici, e che era molto più importante, addirittura, che stare sul territorio».

«L’avvicinarsi alla massoneria – ha spiegato ancora Bombardieri – è cosa ancora diversa, perché le logge hanno un’obbedienza, e quindi il massone è obbligato, costretto ad aiutare un “fratello” quando questi si trova in difficoltà. Dunque entrare in quel giro di massoneria che coinvolge politici, magistrati, professionisti, industriali influenti, per i “santisti” significa ottenere dei favori, favori che non possono essere rifiutati da un “fratello”. Ed è lì che si creano delle forme di potere che la ndrangheta sfrutta per trarre vantaggio proprio da questo vincolo.

Insomma, per i clan, avvicinarsi alla massoneria ed entrarvi significa entrare a far parte di un mondo che vive di regole proprie, dove ciascuno, spesso a interesse ad essere aiutato ed aiutare questi “fratelli in difficoltà” e, tra l’altro, l’iscrizione a una loggia è molto utile per stabilire dai contatti che nel futuro potrebbero fruttare altre utilità». «Il fatto che esistano delle logge deviate – assicura il procuratore – è ormai una questione di storia giudiziaria. Abbiamo avuto e abbiamo collaboratori che raccontano di incontri di questo tipo. Questo non significa che tutte le logge siano uguali e accettino a cuor leggero questo tipo di membri, però è vero che esistono interi settori di logge deviate che continuano a contrarre affari e stipulare alleanze in questo genere di realtà». Una situazione ormai accertata dal punto di vista giudiziario e anche dalla commissione parlamentare antimafia che, l’anno scorso, arrivò a chiedere gli elenchi a una delle principali “obbedienze” italiane, il Grande oriente d’Italia. La commissione, allora presieduta da Rosy Bindi, infatti, aveva condotto un’analisi secondo la quale quasi 200 “fratelli” sono stati toccati o lambiti da indagini di mafia. Sei condannati per associazione mafiosa, di cui due ancora attivi. Più di 130 logge calabresi e siciliane abbattute dal 1990 dalle quattro principali obbedienze massoniche in Italia, il Goi, la Gran Loggia degli Alam, la Gran Loggia regolare d’Italia, la Serenissima Gran Loggia d’Italia–Ordine generale degli Alam.

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