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Anniversario dell'ingresso del vescovo che è stato celebrato nella cattedrale Maria Santissima Annunziata

Oppido-Palmi, la diocesi festeggia il sesto anno con Milito

di Redazione Web 04/07/2018

Nel sesto anniversario dell’ingresso in diocesi di monsignor Francesco Milito, la Chiesa di Oppido Mamertina - Palmi si è ritrovata la sera del 30 giugno nella cattedrale-santuario Maria Santissima Annunziata in Oppido per la solenne concelebrazione durante la quale cinque aspiranti al diaconato permanente, Ignazio Perna e Giuseppe Gallo della Parrocchia Maria Santissima del Rosario in Palmi, Francesco Arena della Parrocchia Maria Santissima Assunta e San Pietro Apostolo in San Pietro di Caridà, Massimo Surace della Parrocchia Santa Caterina Vergine e martire e San Leone Magno in Tresilico, e Nicodemo Valensise della Parrocchia San Sebastiano in Anoia Superiore sono stati ammessi tra i candidati all’ordine del diaconato.
 
Il vescovo nella sua omelia ha fatto riferimento ai livelli richiamati dalla liturgia della XIII domenica del tempo ordinario, il mistero della morte e dell’eternità, il mistero dell’indigenza e della generosità, il mistero dell’amore e dell’attenzione.
Il primo, quello della morte e dell’eternità proposto nella lettura del libro della Sapienza che di fronte all’uomo che si interroga sul senso della vita e sul suo limite inesorabile afferma che Dio è fonte della vita e che non è lui che ha voluto la morte e che in collegamento con la lettura del Vangelo della figlia di Giàiro ci fa comprendere come in Gesù, Signore della vita, la morte può essere, viene sconfitta ma anche quando essa fosse una stato permanente, va interpretata come quel sonno, quella dormizione che serve per svegliarsi in Dio.
Il secondo riferimento alle realtà che nella vita impediscono di vivere autenticamente e richiamate dalla seconda lettura nella quale i cristiani di Corinto sono esortati dall’apostolo Paolo a dare un significato spirituale cristiano alla generosità materiale della colletta verso la Chiesa madre di Gerusalemme, in cui, pertanto, l’esperienza di vita in difficoltà dei fratelli viene sorretta dall’aiuto di altri fratelli.
Il vescovo alla luce di questi richiami, ha sottolineato come ben si inserisce nella celebrazione il rito di ammissione agli Ordini sacri di questi cinque fratelli che dopo un discernimento abbastanza lungo hanno scelto di servire il Signore in una diaconia che pur lasciandoli nello stato matrimoniale, aiuta a far capire cosa significa servire la Chiesa, mettendosi al servizio degli altri.
 
Il vescovo ha spiegato che come avviene in tutti i processi di innamoramento, questa sera segna per i candidati l’inizio di un cammino più forte, più profondo, più serio, più impegnativo, perché in questo cammino di formazione e di configurazione al Signore Gesù dovranno imparare a fare degli esercizi della pietà, senso autentico della formazione permanente, lo scopo, il fondamento della loro giornata, riflettendo che senza l’aiuto del Signore non saranno capaci di niente e che come Gesù Maestro sono chiamati a servire il Dio della vita per la vita degli altri.
Il vescovo facendo presente che la loro formazione costituisce un dovere di coscienza e che esso avviene non nel seminario, ma in famiglia, nella società, ha poi ringraziato pubblicamente le mogli dei candidati che hanno accettato per loro di condividere questa esperienza diventando, in un certo senso, loro alleate, nella consapevolezza che la moglie sa di avere vicino una persona che va verso la consacrazione e che per questo le loro famiglie sono chiamate a diventare esemplari all’interno e nei rapporti con gli altri.
Il vescovo ha invitato i candidati ad essere grati al Signore per questa chiamata che li porterà un giorno ad essere inseriti nel clero attraverso l’Ordine sacro che conosce una partecipazione allo stesso sacramento, anche se il servizio si svolge, si può dire, in una diversa tonalità di intensità, invitando per questo presbiteri e diaconi ad una vita di comunione, e raccomandando ai futuri diaconi ad essere infaticabili come Gesù, persone precise, lineari, anche se non sempre programmati e programmabili, cioè attenti alle esigenze del momento, pronti a dare senso alla verità del Vangelo, venendo incontro al bisogno, in un esercizio permanente durante il cammino di formazione, quello del perfezionare l’attenzione alla storia che avanza, di essere capaci di intuire i bisogni e venire incontro, non da soli, ma nelle comunità, insieme ai parroci di oggi e di domani, soprattutto insieme al Vescovo, che del diaconato non solo è il primo responsabile, ma il primo che deve chiedere servizio nella diocesi, come si sta facendo. 
Un’ultima parola per le comunità di provenienza dei candidati, con la richiesta in ginocchio di pregare per i candidati perché il loro dono venga coltivato perché altre persone possano dire sì al Signore, grazie anche a un cammino molto serio che nella diocesi, anche per l’impegno del delegato vescovile don Giovanni Battista Tillieci, sta producendo frutti copiosi ed è una conquista bella, tra le tante, della diocesi di Oppido.

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