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Camera di Commercio, presentato il Rapporto 2018 sull'andamento produttivo del territorio

Tramontana: «Reggio, serve una nuova fisionomia economica»

Occupazione giovanile, ancora numeri record: 60%. Preoccupa il dato femminile: solo una donna su tre lavora

di Federico Minniti 05/07/2018

Trasparenza, collaborazione e strategia. Queste le keyword per criptare il corposo Rapporto 2018 sull'andamento dell'economia della Città metropolitana di Reggio Calabria presentato stamane dal presidente della Camera di Commercio reggina, Ninni Tramontana. Uno strumento che è «un bilancio economico-sociale che i decisori politici devono tenere in considerazione», come sottolinea Natina Crea, direttore generale dell'ente camerale, seduta al tavolo - durante la conferenza - accanto a Tramontana e a Loredana Ierace, responsabile del Servizio di osservazione economica, statistica e promozione imprenditoriale e del territorio.
 
La relazione
 
«Il territorio reggino non versa certamente in una situazione favorevole, tranne pochissime eccezioni», esordisce così Ninni Tramontana che - nonostante il suo proverbiale aplomb - snocciola i dati del Rapporto 2018 evidenziando alcuni aspetti critici rimasti "irrisolti". Rispetto al sistema produttivo, la Camera di Commercio registra l'aumento di 462 attività, anche se in termini congiunturali si evidenzia una decrescita dello 0,2%. Va evidenziato come la aziende attive siano concentrate maggiormente in tre settori: commercio (35,7%), agricoltura (14,9%) e costruzioni (10,6%): tutte iniziative tradizionali a cui si accostano altri comparti, come quello turistico fermi al 6%. Proprio sul turismo si concentra un capitolo del Rapporto 2018 che snocciola alcuni dati, tra cui gli oltre 217mila arrivi nella città dello Stretto nell'ultimo anno con una crescita del 4%. Questo incremento, però, non si è tradotto quasi mai in maggiori pernottamenti (0,6%); ciò testimonia una scarsa attrattività del territorio per visite superiori al singolo giorno. Certamente c'è molto da investire, in termini infrastrutturali e culturali, in virtù dell'aumento considerevole del mercato turistico internazionale che ricerca Reggio e la Calabria come meta prediletta (+52,9%).  Paradossalmente, infatti, il brand "Calabria" sembra interessare molto di più oltre i confini nazionali. Un aspetto confermato anche dai dati dell'export, dove i prodotti reggini rappresentano il 46,3% delle esportazioni calabresi nel mondo. E a farla da padrone è il bergamotto con il settore chimico (assieme agli altri agrumi) che ha fatturato 87,6milioni di euro rappresentando il 39,4% dell'export locale, seguito dal 28,3% dell'agroalimentare.
 
Il risvolto
 
Certamente a destare grande preoccupazione è l'affanno occupazionale di Reggio Calabria. Il 60% dei giovani è disoccupato, un valore doppio al trend nazionale (attestatosi nel 2017 al 34,7%). Il dato, come è messo nero su bianco nella relazione consegnata ai media, è «fortemente influenzato dai ritardi strutturali» e condiziona, oltre alla fascia tra i 18 e i 25 anni, anche e soprattutto le donne: solo una su tre lavora con un differenziale del 19% rispetto alla media italiana. Un altro aspetto da evidenziare è che, se da un lato aumenta il numero dei ragazzi reggini laureati, d'altro canto il titolo di studio più richiesto nel settore privato rimane il diploma. Ciò va a cozzare con la sempre più emergente necessità di iper-professionalizzazione degli operatori commerciali. Altro dato che va inserito in questa analisi occupazionale è quello relativo all'auto-imprenditorialità: il 68,6% delle imprese reggine sono ditte individuali. Anche su questo aspetto la Camera di Commercio è lapidaria sottolineando come questo «fenomeno che è da collegarsi, almeno in parte, alla presenza di un mercato del lavoro debole, non in gradi assorbirne l'offerta».
 
Lo strumento
 
Se da un lato gli investimenti privati vanno nella direzione dell'imprenditorialità, resta critico il quadro relativo alla pressione tributaria da parte degli Enti locali. Proprio durante la conferenza stampa è stato presentano da Loredana Ierace il "repertorio tariffe", un vero e proprio portale in cui gli imprenditori e, nello specifico, gli startupper potranno misurare il peso dei tributi locali (nei comuni dai 5mila abitanti in su) rispetto al proprio business plan. Balza immediatamente agli occhi come il costo della Tasi sia aumentata del 120% a Reggio Calabria rispetto all'incremento su scala nazionale pari al 21%.
E gli effetti maggiori si verificano con una simulazione fornita alla stampa dall'ente camerale: un albergo, nel comune capoluogo, arriva a pagare 6.057 euro per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani. Basta fare un salto nella Costa Viola, a Bagnara Calabra per registrare un crollo dell'imposta (nonostante il centro tirrenico sia stato anch'esso sciolto per mafia) per un totale di 1.670 euro per ogni attività ricettiva. Stesso paragone rispetto al pagamento del canone idrico: Reggio Calabria (circa 20mila euro) "doppia" Bagnara (10mila euro) che - a conti fatti - risulta essere più a portata di imprenditore turistico.
La consultazione è semplicissima e sin dai primi esempi, quanto emerge, è ancora una volta con un saldo fortemente negativo.
 
Le prospettive
 
«Ormai è giunta l'ora - ha concluso Tramontana - di comprendere realisticamente quale fisionomia economica dare a Reggio Calabria. E questo report è un'ottima base sui cui fondare ogni tipo di sinergia, anche con le Istituzioni pubbliche». Anche se i dati del Rapporto 2018 della Camera di Commercio reggina lasciano pochi dubbi indicando l'internazionalizzazione del territorio e delle produzioni tipiche come il settore trainante per uscire fuori dalle secche della crisi economico-occupazionale. Per farlo, ovviamente, ci vogliono investimenti pubblici onerosi: una prova d'appello per la classe politica che potrebbe coincidere con una delle ultime chiamate per il territorio reggino e i suoi giovani.

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