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Il racconto di un volontario della prima ora, tra aneddoti ed emozioni, per un’attività che lo coinvolge assieme alla sua famiglia da tantissimi anni

Il volontario Stefano Fazzello: «Cucullaro, stile di vita»

di Redazione Web 08/07/2018

di Stefano Fazzello * - Tantissimi anni fa un amico, Bruno Particò, con il quale avevo fatto dei campi di lavoro a SantaVenere, mi chiese se ero disponibile a portare a Cucullaro qualche “amico” che si trovava in ospedale psichiatrico per fare con loro una breve vacanza. Dissi subito di sì e, entrati nell’allora manicomio di Reggio Calabria, facemmo salire, accompagnati da un infermiere, alcuni amici che vivevano lì. Fu così che iniziò la mia esperienza al Soggiorno sociale. Da quel giorno la mia presenza da laico nella Chiesa reggina cambiò significato: la concezione dell’essere accanto a chi soffre – da quel giorno – diede un senso diverso alla mia appartenenza alla comunità ecclesiale.

Vi assicuro che Cucullaro degli anni ‘70 non era quello che è diventato negli anni, si viveva con i nostri amici in camerate da 20/25 posti, i bagni turchi, le fontanelle dove lavarci composte da 8/10 rubinetti in comune, e un refettorio sicuramente non così curato come oggi. Eppure c’era l’amore dello stare insieme a quegli amici ed amiche che da anni erano rinchiusi in quell’ospedale psichiatrico che da lì a poco, per fortuna venne definitivamente chiuso. Ricordo ancora oggi i balli e le canzoni o meglio le “muttette” calabresi cantate e ricantate, per ore e ore, e i giochi nel piazzale per far divertire e divertirci insieme a chi non si divertiva mai. A quel primo soggiorno ne seguirono altri ed altri ancora, con gli amici di tante parrocchie della città e quelli provenienti da altre regioni, obiettori di coscienza prima e poi ragazze e ragazzi del Servizio civile; il Soggiorno sociale divenne così un appuntamento che si aprì sempre più alle persone bisognose della diocesi. Gli anni passavano e pure la mia vita così pian piano iniziai a coinvolgere prima la mia fidanzata, e una volta sposati fin da piccoli anche i miei figli che hanno assaporato la gioia di stare insieme a altri bambini e poi nel tempo diventare pure loro volontari. Ruolo importante nella nascita del soggiorno lo ebbe monsignor Giovanni Ferro e l’indimenticabile don Italo Calabrò così come don Antonino Iachino con il quale dal 1991 al 2009 ho condiviso anche l’esperienza in Caritas in qualità di amministratore. Mi piace altresì ricordare che da Cucullaro nacquero esperienze forti di associazionismo, gruppi di volontariato che ancora oggi a distanza di 24 anni sono presenti e animano le giornate del soggiorno; tra tutti l’esperienza del “Gabbiano” nato proprio durante un Soggiorno sociale. Cucullaro è stato ed è ancora oggi, a distanza di tantissimi anni, tappa importante per la mia vita, ho conosciuto tante persone, i loro volti le loro storie sono ben conservate nel mio cuore.

* volontario Soggiorno sociale

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