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Sequestrati beni per 33 milioni di euro alla potente cosca dei Labate, tra i destinatari del provvedimento anche Giovanni Remo

Imprese mafiose, ancora un colpo al patrimonio della ‘ndrangheta

di Redazione Web 10/07/2018

Stamattina, militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Reggio Calabria e del Nucleo Speciale Polizia Valutaria, con il coordinamento della locale Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia, diretta dal Procuratore Giovann i Bombardieri, su richiesta del Procuratore Aggiunto Calogero Gaetano Paci e del Sostituto Procuratore Stefano Musolino, stanno esegu endo un provvedimento emesso dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale con il quale è stata disposta l’applicazion e della misura di prevenzione della confisca in relazione a ll’ingente patrimonio, costituito da imprese commerciali, beni mobili, immobili e disponibilità finanziarie, riconducibile a soggetti indiziati di appartenenza alla cosca di ‘ndrangheta “ Labate ”. Tra i soggetti interessati dalla misura di prevenzione, vi è LABATE Michele cl. ‘56 , esponente di vertice dell’omonima cosca unitamente al fratello Pietro , che annovera condanne irrevocabili, tra l’altro, per il reato di associazione per delinquere di tipo mafioso. Al riguardo, proprio il citato LABATE Pietro cl. ’51, già Sorvegliato Speciale di P.S. e latitante per lunghi periodi, è stato - nel corso del 2015 - sottoposto a fermo di indiziato di delitto dal G.I.C.O. del Nucleo di Polizia Economico Finanzia ria di Reggio Calabria per il reato di intralcio alla giustizia aggravato dalle finalità e modalità mafiose, in ordine alle minacce perpetrate ai danni di una testimone – in un importante processo in corso proprio nei confronti del fratello Michele e di al tri esponenti della cosca “Labate” – volte a indurla a commettere il reato di falsa testimonianza. Per tale delitto, LABATE Pietro è stato condannato – con sentenza confermata dalla Corte di Appello di Reggio Calabria in data 22. 0 9.2016 – alla pena di anni 5 di reclusione. Gli altri interessati dal presente provvedimento sono i fratelli REMO Giovanni e REMO Pasquale che nell’ambito del procedimento penale n.142/2010 R.G.N.R. DDA sono stati condannati dal Tribunale di Reggio Calabria (con sentenza non defini tiva) per il reato - tra gli altri - di cui agli artt. 110 e 416 bis c.p. ( concorso in associazione per delinquere di tipo mafioso) ad anni 15 di pena detentiva. La misura di prevenzione patrimoniale ha , altresì , interessato il patrimonio immobiliare degli eredi di FINTI Antonio cl. ‘42 , imprenditore reggino deceduto nel 2014 . La sua vicinanza ai LABATE è stata ricostruita attraverso puntuali riscontri alle dichiarazioni di un collaboratore di giustizia che indicavano il predetto FINTI Antonio quale soggetto a disposizione della cosca “ Labate ” e deputato al reimpiego dei proventi illeciti attraverso acquisizioni immobiliari. L’esistenza e l’operatività della cosca “ Labate ”, ne i quartieri di Gebbione e Sbarre della zona sud di Reggio Calabria , è stata più volte accertata con più di una pronuncia già passata in giudicato. In particolare, è stato riconosciuto il ruolo di primo piano di LABATE Michele e del fratello Pietro nell’omonima cosca, nonché il controllo assoluto - già dal 1987 - della gestione delle attività economiche, con riferimento soprattutto al settore del commercio della carne. In tale contesto le investigazioni a carattere economico/patrimoniale delegate dalla DDA reggina al Nucleo di Polizia Economico Finanziaria/ G.I.C.O. e al Nucleo Speciale Polizia Valutaria – V Gruppo, oltre a delineare la pericolosità sociale qualificata in capo a LABATE Michele e ai fratelli REMO Pasquale e Giuseppe, hanno consentito di qualificare le imprese a loro riconducibili nel genus delle “imprese mafiose” in quanto nate e accresciutesi sfruttando il potere mafioso della cosca “Labate” per sbaragliare la concorrenza, per imporsi sul mercato, per procurarsi clienti, con totale alterazione delle regole della concorrenza, finendo per operare nella zona di competenza in posizione sostanzialmente monopolistica. Al riguardo sono state ricostruite – attraverso articolati accertamenti e l’acquisizione di copiosa documentazion e consistente in contratti di compravendita di beni immobili, di quote societarie, atti notarili, ecc . – tutte le transazioni economiche poste in essere dai prefati LABATE Michele e fratelli REMO negli ultimi 30 anni, appurando che gli investimenti dei pro posti e dei componenti dei loro nuclei familiari erano stati effettuati con denaro di provenienza delittuosa in quanto derivante da attività imprenditoriale svolta secondo modalità mafiose. Per quanto riguarda FINTI Antonio, sebbene il suddetto non sia ma i stato direttamente coinvolto in procedimenti penali per il delitto di associazione per delinquere di tipo mafioso o per altri delitti aggravati dal metodo mafioso , l’esistenza del profilo di pericolosità sociale qualificata è stata accertata attraverso i plurimi e puntuali riscontri alle dichiarazioni d i collaborator i di giustizia, posti in essere dai F inanzieri che, ricostru endo i flussi finanziari e le vicende economiche dell’intero nucleo familiare del FINTI, sin dal 1972, hanno appurato che gli investimenti immobiliari effettuati nel tempo erano stati del tutto sproporzionati rispetto alle risorse lecite disponibili . Alla luce di quanto sopra, la citata Sezione Misure di Prevenzione del locale Tribunale con il provvedimento in esecuzione, ha ora disposto: - l’ irrogazione del la misura personale della Sorveglianza Speciale di P.S. nei confronti dei prefati LABATE Michele , REMO Pasquale e REMO Giovanni, nonché di LABATE Pietro cl. ‘51 , soggetto ritenuto al vertice dell’omonima cosca; - l’applicazione della misura di prevenzione della confisca del patrimonio riconducibile a i citati LABATE Michele, REMO Pasquale, REMO Giovanni e ai relativi nuclei familiari, oltre che agli eredi di FINTI Antonio cl. ’42, per un valore complessivo di cir ca € 33.000.000,00, costituito da l patrimonio e quote sociali di 5 complessi aziendali, 62 beni immobili (fabbricati e terreni) siti in Reggio Calabria, 3 autoveicoli e rapporti finanziari/assicurativi e disponibilità finanziarie. Con l’odierna confisca, il valore dei beni sottratti alla ‘ndrangheta dalla Guardia di Finanza di Reggio Calabria negli ultimi 18 mesi, sale così ad oltre 630 milioni di euro.

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