accedi | registrati | 19-9-2018

''Dammi un cuore che ascolta'' il titolo del ventiseiesimo appuntamento

Convegno Missionario Regionale, edizione dedicata ai giovani

Morosini: «Bisogna evangelizzare attraverso l’ascolto dell’altro, camminando accanto»

di Cinzia Sgreccia 10/07/2018

È giunto al termine il ventiseiesimo Convegno Missionario Regionale del 6 e 7 luglio, organizzato dalla Commissione Regionale per la Cooperazione Missionaria tra le chiese a Gambarie. Tema “Dammi un cuore che ascolta” in continuità con il tema verso il Sinodo “I giovani, la fede, il discernimento vocazionale”. Ospite p. Giulio Albanese, missionario comboniano e giornalista. Presenti nove diocesi calabresi su undici. Ha coordinato i lavori il sac. Paolo Martino, Segretario CMR.

S.E. il Vescovo ha espresso il proposito e l’augurio di rilanciare l’attività missionaria nelle diocesi, che è debole in Calabria rispetto alle altre regioni. Informa che quest’anno si sta finalizzando un  progetto  in fase di realizzazione relativo al biennio del corso di Laurea magistrale in Scienze religiose indirizzo  Dialogo interculturale  ed interreligioso nell’area del Mediterraneo per costruire la pace nella conoscenza reciproca. Spiega che bisogna combattere due errori: limitare l’azione missionaria alla celebrazione della Giornata Missionaria Mondiale e confondere l’evangelizzazione dei popoli con  l’azione caritativa. Il cristiano nel rispetto delle fedi diverse è chiamato ad annunciare Cristo. Bisogna  evangelizzare attraverso l’ascolto dell’altrocamminando accanto  senza  pretendere la partecipazione alla messa, che è una scoperta, un punto di arrivo. Riferisce di una giovane,  a tal proposito,  che non si è tolta la vita grazie ad una professoressa che l’ha ascoltata l’intera notte. Il discernimento, la capacità di valutare, riguarda tutti,  è realizzazione della pienezza di vita  come progetto, anche attraverso il lavoro. Oggi, continua il presule, si vive il presente, senza radici storiche e  un punto interrogativo sul futuro ricevendo una educazione troppo permissiva che non aiuta i giovani a crescere.

 “Non possiamo essere semplici comparse nella storia” esordisce p. Giulio Albanese citando Papa Francesco,  bisogna testimoniare con i fatti la fede vissuta; la schizofrenia tra fede e vita  allontana le persone e il calo di numero dei missionari attuale  rispetto agli anni ’90  ( da 24000 missionari  a 8000 oggi) deve far riflettere. E’ urgente superare la segmentizzazione della pastorale e superare il ritualismo: Maria,  umile ragazza di periferia,  ricevette l’annuncio dell’Angelo e ne rimase turbata. E noi? Il nostro cuore dovrebbe essere  altrettanto turbato; i cambiamenti sconvolgono e portano insicurezza, ma...”è quando sono debole che sono forte” (2 Cr.12, 7-10). La società odierna, l’era tecnologica  nella quale viviamo  va analizzata  per proseguire ad evangelizzare: assistiamo a due fenomeni sulla rete, contaminazione e dispersione, rispetto alle nuove informazioni che visualizzo ogni giorno e alla lettura dei giornali (Nicholas Negroponte): oggi la sfida è culturale, viviamo la complessità e bisogna mettersi in discussione  con umiltà,  imparando gli uni dagli altri, effettuando una ‘conversione ecclesiale’ (Papa Francesco),  rimanendo aperti  alla speranza di Dio ma senza cadere nella superbia e nella pretesa di vedere i risultati. Manca l’amore per la missione. Le chiese oggi sono i fast food di Dio che erogano servizi.  Nel pensiero debole gli stupidi fanno sistema e si tende a semplificare in categorie, buoni e cattivi, guelfi e ghibellini. Invece la cultura, l’informazione, la formazione, la riflessione sono un ottimo deterrente a questo. Si complimenta in merito con il Vescovo per il progetto in fase di compimento del nuovo corso di Laurea interculturale.  Tutti siamo corresponsabili. Trae spunto da  un anedotto buddista ascoltato, nel quale il maestro spiegava al discepolo che esistono quattro stagioni nella vita dei popoli:  l’innamoramento, il memoriale, la legge, il tutto è lecito. Quando si arriva alla quarta fase bisogna affrettarsi a riscoprire la prima. Allo stesso modo il cristiano vive la gioia dell’innamoramento nella sua vocazione, matrimonio o sacerdozio ad es. , la coerenza dei primi anni,  il ‘raffreddamento’  per cui le cose si fanno per legge, infine il decadimento. Qui il cristiano deve riscoprire l’entusiasmo iniziale  dell’incontro con Cristo. E la sequela Christi  è  una scelta da adulti,  non da bambini, Cristo rivolge la chiamata “Vieni e seguimi”  ad adulti; occorre dunque coinvolgere  loro in un cammino esperienziale  di fede. In Francia,  in Trentino, a Fiuggi diverse sono le esperienze   di catechesi realizzate coinvolgendo le famiglie e i bambini insieme in percorsi esperienziali che vanno dalla visita alle catacombe di S. Callisto, alla esperienza  del silenzio in una abbazia con i monaci, all’esperienza concreta con i migranti e i rifugiati. In Francia il 60 % dei giovani con questo tipo di catechesi ha deciso di partire in missione.

Tra le testimonianze Caterina Gagliardi, giovane andata in Kenya nella missione del sac. f.d. GianBattista Cimino di Cosenza e   Gifra Calabria, gruppo Rizziconi.   

Suor Vincenzina Botindari, missionaria francescana del Cuore Immacolato di Maria, si occupa di Pastorale giovanile e universitaria. Racconta la sua chiamata, l’esperienza positiva del paesino di Castel Termini (Ag), che ospita migranti,  dove la risposta dei giovani è forte e positiva nel discernimento serio di una chiamata vera che non si frantuma. Il suo istituto, anche con il sostegno dell’ass. Oltremare onlus,  opera in vari paesi tra cui Siria, Cina ed  Eritrea, terra martoriata da guerriglie e dittatura, dove i bambini scompaiono. Sprona i giovani ad informarsi per conoscere le realtà  vissute dai popoli in fuga, invita a non lamentarsi per poco di fronte alle catastrofi umanitarie,  ad essere corresponsabili della missione, a ringraziare per la Chiesa pacifica che viviamo in occidente, rispetto ad altri paesi dove si è arrestati e torturati come alcune sue consorelle.

Ad animare la serata il concerto applaudito del sac. Gaetan Chibueze Anyanwu, talento generazionale. La sua passione per il canto  fin da bambino lo ha portato, giunto  in Italia a ventitrè anni, ad incidere musica moderna su temi liturgici e non; tra gli ultimi cd,  Chibueze Christ the King. Nei suoi trascorsi  un vissuto fatto anche di esperienze di vita  di un uomo in cammino da vu vumpra’ o al lavoro nei campi tra Padova e il litorale casertano.  Sacerdote dal 1997  continua a realizzare musica. Nei suoi testi sottolinea l’amore di Cristo e la corresponsabilità dell’uomo nella sua vita,   anche degli africani…”Nessuno altro può aiutarti ad affrontare le tue schiavitù se non cominci da te stesso” citano i versi in lingua inglese  in stile raggae.

I gruppi di lavoro del 7 luglio sono stati coordinati da Giovanni la Rocca, Segretario nazionale Missio Giovani. Ascolto e Dialogo sono le due parole che emergono secondo Paola Malara, giovane presente insieme al Moci RC, e Marika Guido, Deleg. Reg POIM, Sara Lioi, Del. Reg. Missio Giovani ed al..“L’ascolto è ricchezza. Sempre” sostiene Paola, ascolto della Parola di Dio e dell’altro  insieme al dialogo intergenerazionale in ogni comunità.  Generazioni diverse che parlano linguaggi diversi e procedono in direzioni apparentemente opposte, divisi dalla frase solita “si è sempre fatto così”. Gli adulti devono rinnovarsi ispirandosi e affidandosi ad un Dio che “fa nuove tutte le cose” soffiando con il Suo Spirito, giovane anche Lui (Papa Francesco). L’essere giovani, sostiene Paola,  è un modo di essere e di affrontare la realtà da cui ripartire per rinnovare la nostra evangelizzazione, vero obiettivo della vita di fede. Dialogare senza imbrogliare, senza pregiudizi, senza perdere la propria identità,  aperti all’altro come nostro specchio. Una Chiesa che manca di confronto con le nuove generazioni è acqua stagnante e non può essere feconda. È vero, ma, conclude Paola, mons. Giuseppe Morosini incoraggia: “Giovani, tenete fede alle vostre promesse!”.

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