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Da uno studio della Cgia di Mestre emerge un'Italia spaccata in due

Lotta all'evasione, Reggio Calabria «eccezione» al Sud

di Francesco Bolognese 19/09/2016

«Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva», questo il dettato costituzionale. Tuttavia non va proprio così nel Belpaese, attesa la gigantesca mole di miliardi di euro annualmente sottratti all’imponibile, che, secondo alcune autorevoli fonti, viene stimata in circa duecento miliardi di euro. Il fronte antievasione è largo e variegato ed annovera anche gli enti locali. Almeno a parole. Una recente ricerca della Cgia di Mestre ci offre uno spaccato in chiaroscuro. «Solo il 7 per cento dei Comuni italiani si è attivato nella lotta all’evasione fiscale (gli ultimi dati disponibili sono riferiti al 2014). Su poco più di 8.000 Comuni presenti in Italia, infatti, solo 550 hanno dato origine ad un’azione collaborativa con l’Amministrazione finanziaria». È stato rilevato che «le somme recuperate agli evasori, comunque, sono in deciso aumento». Infatti, «nel 2011 i Comuni hanno ricevuto 2,9 milioni, nel 2012 tale somma ha sfiorato gli 11 milioni, nel 2013 ha superato i 17,7 milioni e nel 2014 (ultimo dato disponibile) ha toccato quota 21,7 milioni di euro». Per il coordinatore dell’Ufficio studi della CGIA Paolo Zabeo, «la crescita del gettito è aumentata perché è stata incrementata l’aliquota riconosciuta dal legislatore ai Comuni sulle maggiori entrate tributarie recuperate dall’accertamento a cui hanno collaborato». A cogliere questa opportunità in modo pieno sono stati soprattutto «i sindaci dell’Emilia e della Lombardia», tuttavia sono stati rilevati “renitenti anche talune amministrazioni comunali del centro nord».
Il sud è maglia nera per l’attività di intelligence dei primi cittadini. Ci sono talune eccezioni, infatti, «tra i Comuni capoluogo di provincia del Sud solo Reggio Calabria, Vibo Valentia, Pescara, Teramo, Salerno, Lecce e Benevento hanno avviato delle segnalazioni agli uomini del fisco. Tutte le altre, in particolar modo Napoli, Bari, Foggia, Caserta, Taranto, Avellino e Cosenza, sono rimaste inattive».

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