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L'arcivescovo di Reggio Calabria - Bova ha voluto tracciare un bilancio dopo gli incontri di verifica delle zone pastorali

Morosini scrive ai parroci: «Portare la Chiesa tra la gente»

di Redazione Web 16/07/2018

Arcidiocesi di Reggio Calabria – Bova concluso il tempo di “verifica” delle zone pastorali; l’ultimo appuntamento è stato nella vicaria di Bagnara e – in seguito a questi incontri – monsignor Giuseppe Fiorini Morosini ha deciso di scrivere ai parroci e alle loro comunità per tracciare un bilancio di quanto fatto quest’anno al fine di rilanciarne l’efficacia pastorale per la programmazione del prossimo ormai venturo.

«Bisogna approfittare di questo confronto per far emergere i problemi esistenti nelle nostre realtà parrocchiali- ha esortato l’arcivescovo Morosini – l’obiettivo è quello di realizzare una pastorale di comunione. Detto questo va sottolineato come seppur non tutto è stato perfetto, vi è stato un grande impegno da parte dei parroci e delle loro comunità».
 
Tanti i temi affrontati dal pastore della Chiesa reggina nella sintesi dei lavori di verifica zonali: dall’attenzione alle famiglie fino alla necessità di rivedere tempi e luoghi per la pastorale giovanile nonché la crescente disponibilità ad aprirsi col territorio e con le Istituzioni.
 
In tal senso un aspetto che sta particolarmente a cuore a monsignor Morosini è la creazione «dell’osservatorio sui problemi del territorio» avviato soltanto in alcune parrocchie, ma che «dovrà essere ripogrammato per il prossimo anno». Conoscere le povertà emergenti e affrontarle con coraggio, questa l’indicazione dell’arcivescovo reggino.

È necessario quindi «promuovere in mezzo alla gente la cultura cattolica» - che oltre agli incontri – può essere mediata attraverso le pagine del settimanale diocesano “L’Avvenire di Calabria” e il quotidiano nazionale Avvenire.

Inoltre, per farlo è necessario ripartire sempre dalle famiglie dalle quali, sostiene Morosini, «ci sono segnali di crescita» su più ambiti: in primis sembra aumentare il “sentire comune” sulla formazione cristiana come percorso di conoscenza di sé stessi e di Dio e non finalizzata esclusivamente alla catechesi “per” i sacramenti come sostenuto, in modo compatto, dall’itinerario concordato a livello diocesano. E ancora: va evidenziata la nascita di esperienze di gruppi famiglie. Altrettanto positiva è l’esperienza degli oratori che hanno coinvolto i ragazzi reggini: «Coinvolgere i giovani nell’animazione è un ottimo strumento per non farli allontanare dalla parrocchia». Sempre rispetto alla pastorale giovanile, per l’arcivescovo vanno lodate le nascite di qualche nuovo gruppo ecclesiale nelle parrocchie.
 
Sul fronte dei sacramenti va allargato l’invito a chiedere all’inizio del corso di preparazione alla cresima il nome dei padrini così da poter organizzare dei corsi di formazione per loro. Certamente va fatto un grande lavoro rispetto alla carenza in campo formativo degli educatori: «Non scoraggiamoci, ma continuiamo a proporre – è il monito di Morosini che ha sottolineato – la bella esperienza da estendere in tutte le vicarie della formazione via internet». E per l’anno ormai imminente, spiega il presule, ci saranno importanti novità rispetto alla conoscenza della Dottrina sociale della Chiesa.
 
Sui territori, infine, cresce l’esigenza di una “Chiesa in uscita” anche attraverso formule pastorali tradizionali come la benedizione delle case, spesso accompagnata dai laici, così come è fondamentale programmare le messe nei quartieri, la “peregrinatio Mariae”,  la benedizione delle famiglie e visita agli ammalati. Ma anche gli incontri ricreativi che fanno vivere la parrocchia come luogo della comunione: «È un dato positivo – ha evidenziato il presule - sul quale soffermarsi per vedere di intensificare tali esperienze per raggiungere i cosiddetti lontani».
 
Infine, monsignor Morosini ha rivolto un invito a tutti i parroci che subentreranno nelle loro nuove comunità chiedendo loro di rispettare «il cammino di quella parrocchia evitando di impostare una pastorale “a gusto proprio”».

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