accedi | registrati | 17-12-2018

Dopo 25 anni trascorsi alla guida della comunità di Condera

Don Nuccio Cannizzaro e la novità della ''Chiesa degli Artisti''

Guiderà la parrocchia di San Giorgio al Corso

di Francesco Creazzo 17/07/2018

Don Nuccio, lei ha passato tantissimi anni in una parrocchia nevralgica come quella di Condera. Quali ricordi e quali esperienze porterà con sé?

Ho trascorso 25 anni da parroco a Condera, in questi anni sono tantissime le esperienze che porterò con me e altrettanti i ricordi. Ricordo la condizione in cui versava la parrocchia al mio arrivo: mancava tutto, le strutture per il ministero pastorale, l’edificio di culto versava in uno stato di abbandono e aveva urgente bisogno di restauro, il campo sportivo era vecchio e fatiscente. Davanti a tale stato di cose, ho preso coraggio ed ho cominciato a lavorare. Ed ecco le esperienze pastorali che in questi lunghi anni mi hanno accompagnato: dal progetto sui minori a rischio, con i numerosi laboratori artigianali, alla nascita del coro parrocchiale, al servizio dei ministranti, con un numeroso gruppo di ragazzi e giovani, ai gruppi famiglia, alla rinascita dello scoutismo, al rinnovamento della catechesi, con un numeroso e formato gruppo di catechisti, all’esperienza dei ministri straordinari della Comunione, e molte altre. Sono tante le esperienze, non posso elencarle tutte; però colgo l’occasione di questa intervista per ringraziare i miei parrocchiani di Condera. In questi anni mi hanno seguito, ascoltato e amato. Grazie di cuore a tutti.

San Giorgio al Corso diventa Chiesa degli Artisti. Cosa significa? Che funzione avrà?

Prima di rispondere a questa domanda, permettetemi di ringraziare pubblicamente il nostro Arcivescovo Giuseppe per aver pensato al sottoscritto, tra i numerosi e valenti presbiteri della nostra Chiesa diocesana, da inviare in questa parrocchia, così cara al cuore dei reggini. Avere nella chiesa di San Giorgio la chiesa degli Artisti, è una grande scommessa per il futuro. Significa che ogni arte, di qualsiasi genere, ha un luogo di incontro dove poter confrontare l’espressione artistica con la dimensione delle fede e con la sua espressione. Non dimentichiamo che la cultura occidentale deve al cristianesimo la sua nascita e la sua identità, anche se negli ultimi decenni per via del relativismo culturale, queste radici si sono affievolite. La funzione della chiesa degli Artisti è proprio quella di ricostruire l’agorà culturale dove queste radici possano confrontarsi ancora con ogni forma di espressione artistica e culturale.

La parrocchia che andrà a guidare ha da sempre giocato un ruolo fondamentale nella promozione della cultura cittadina. Ha già nuove idee riguardo alle iniziative da intraprendere in questo campo?

Reggio negli ultimi lustri ha attraversato una forma di involuzione culturale, è urgente riappropriarsi dei valori che hanno fatto la storia della nostra città. Senza cultura una città non cresce, non ha futuro. Credo che la parrocchia di San Giorgio, proprio perché è nel cuore della città e da sempre è un riferimento per la fede e l’identità del nostro popolo, debba tornare ad occupare il posto che merita nel tessuto cittadino. Le iniziative che si potranno fare, saranno frutto di un laboratorio di pensiero che spero si potrà costituire al più presto. Tuttavia credo che da subito la parrocchia, in tutte le sue articolazioni, dovrà mettere in campo tutto quello che è il patrimonio di una comunità cristiana: il culto liturgico, la testimonianza della carità e una rinnovata evangelizzazione.

Don Nuccio Santoro compì lo stesso percorso: da Condera a San Giorgio. Un’eredità importante quella lasciata dal suo amatissimo predecessore. Che messaggio vuol porgere ai suoi futuri parrocchiani?

Ricordo di aver conosciuto don Nuccio Santoro quando andavo alla messa da lui celebrata la domenica nella cappella del Cimitero assieme alle suore di Villa Betania. Poi da prete lo conobbi meglio, apprezzando in lui la semplicità e la mitezza.Nel suo passaggio da Condera a San Giorgio io allora non fui estraneo, senza sapere che proprio da quel fatto, anche la mia vita sarebbe stata coinvolta. Certe volte la fantasia della Provvidenza ci fa delle sorprese. Non sono abituato a porgere messaggi, ai miei futuri parrocchiani dico solo che se il Signore ha disposto così, vuol dire che ha i suoi progetti. A noi spetta solo di fare la sua volontà. Certamente il parroco da solo non potrà fare nulla, è necessario che tutti i fedeli si sentano coinvolti in questa nuova avventura spirituale che certamente porterà tanti frutti a ciascuno.

Il centro città vive una drammatica carenza di strutture sportive, di oratori, di centri di aggregazione. Cosa propone per superarla?

La condizione sociale del centro storico di Reggio è sotto gli occhi di tutti,ci vuole un nuovo impulso progettuale e di fantasia per immaginare un nuovo futuro. Per quanto mi riguarda penso al centro di Reggio e in particolare quello che va da Piazza Italia a San Giorgio, come un luogo da ripensare. Mi immagino che le strade e le vie possano diventare luoghi di incontro per artisti, musicisti,dove il decoro, la musica, la bellezza possa accompagnare una sana passeggiata con la famiglia. Perché quello che fanno i viennesi o i parigini , non possiamo farlo anche noi reggini?

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