accedi | registrati | 15-8-2018

Il Vangelo di questa domenica (22 luglio) ci parla di una barca in difficoltà e dell’aiuto del Signore

Eparchia di Lungro, la catechesi sul vangelo domenicale

di Redazione Web 17/07/2018

Il Vangelo di questa domenica (22 luglio) ci parla di una barca in difficoltà e dell’aiuto del Signore che infonde coraggio ai naviganti impauriti. Dopo il miracolo della moltiplicazione dei pani, Gesù si ritira per pregare. Rende grazie a Dio per il miracolo e insegna anche a noi a rendere grazie per ogni riuscita nella nostra vita. Si ritira lontano dalla folla per poter meglio concentrarsi nella preghiera verso Dio Padre. I ritiri spirituali o esercizi spirituali vengono proposti ai fedeli e al clero con lo scopo di rimettere nuovamente Dio al centro della propria vita. Papa Francesco ha detto in proposito: “Proporre gli Esercizi spirituali significa invitare a un’esperienza di Dio, del suo amore, della sua bellezza. Chi vive i ritiri in modo autentico sperimenta l’attrazione, il fascino di Dio, e ritorna rinnovato, trasfigurato alla vita ordinaria, al ministero, alle relazioni quotidiane, portando con sé il profumo di Cristo”. Quando tutto va bene e quando realizziamo ciò che ci proponiamo non pensiamo affatto a chi sta a monte della nostra riuscita. Quando invece arrivano momenti bui e difficili, e i problemi ci assaltano, ci chiediamo: dove è Dio? Perché Egli non vede la nostra situazione, il nostro peso? Somiglia molto allo stato di panico in cui si ritrovarono i discepoli scoraggiati e impauriti in mezzo alla tempesta. In questo senso, il Maestro li lascia a lottare da soli contro il vento e le onde per comprendere che non si può fare affidamento solo sull’esperienza e la propria forza. La lezione centrale offerta da Cristo, dall’alto della cattedra di teologia che fu quella barca, è di non contare solo sulle nostre forze ma di affidarci con fede all’aiuto che viene da Dio. Gesù accetta la debolezza della nostra fede e ci tende la mano ogni volta che noi cadiamo o sprofondiamo. Pietro comprende la propria fragilità e debolezza: quella di un “uomo di poca fede” – come Gesù lo definisce – che ha paura, che a volte tenta il Signore, ma che in ogni caso è riportato alla consapevolezza della propria miseria. Le Costituzioni Apostoliche del IV secolo danno indicazioni per la costruzione delle chiese. La chiesa deve avere forma di barca, di nave, mostrando il legame profetico tra la presenza di Cristo nella barca in tempesta e la presenza di Cristo nella Chiesa lungo le onde della storia. Simbolicamente la barca rappresenta la chiesa minacciata da persecuzioni, eresie, forze contrarie o situazioni di ostilità. Il cammino della chiesa, di ogni comunità cristiana, di ciascuno di noi, conosce e conoscerà contrarietà, ore di paura, sofferenze e fatiche. Chi pensa che Gesù Cristo sia un “fantasma”, un abbaglio, mostra di non avere la fede necessaria per dirsi ed essere suo discepolo e non riesce ad andare verso di lui, a raggiungerlo. Ma chi ha fede, a costo di camminare su acque in tempesta – metafora efficacissima –, riesce a stare dietro a Gesù, a incontrarlo come il Signore che gli dice: “Non abbiate paura!”.

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