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Nel frattempo l'Istat certifica che il lavoro nero, al Sud, è un «ammortizzatore sociale»

Sindacati, pressing per il tempo pieno per gli studenti

di Francesco Bolognese 22/09/2016

Scuola e tempo pieno, mondo del lavoro ed invisibili, l’attualità è sempre stringente, serrata, e lascia poco spazio a interpretazioni. Le regioni con i «fondamentali peggiori» stanno pagando un dazio pesantissimo. La Calabria non rappresenta l’eccezione. E il sindacato confederale calabrese, per l’ennesima volta, non le ha mandate a dire. Cgil-Cisl-Uil Calabria hanno rammentato, tra le altre cose, «all’esecutivo calabrese, che in Calabria la legge regionale sul diritto allo studio è stata approvata nel lontano 1985 e mai più rivista, che in Calabria, di fatto, non esiste il tempo pieno, perché mancano le mense, i trasporti scolatici hanno evidenti mancanze e non aiutano i ragazzi a compiere un percorso scolastico pieno. Basterebbe il solo tempo pieno per poter permettere a tutti i docenti calabresi sparsi per l'Italia di rientrare in regione». E nel contempo, aggiungiamo noi, toglierebbe tanti giovani dalle strada, dalle tentazioni, dai soldi facili, in una parola dall’inferno della 'ndrangheta. Come sottolinea spesso il capo della procura di Catanzaro, Gratteri, «abbiamo bisogno di una scuola a tempo pieno, dove i ragazzi stiano il più possibile a scuola. Perché, quando vanno a casa, in una casa normale mediamente stanno davanti al televisore a vedere trasmissioni stupide e a vedere un mondo che non è quello reale. Se provengono da una famiglia mafiosa, vanno a casa e si nutrono di ideologia, di modo di pensare, di quell’humus mafioso. Quindi abbiamo bisogno di una scuola in cui la mattina si insegnino gli strumenti per capire il mondo degli adulti e il pomeriggio ci si educhi a stare assieme». Nei prossimi mesi qualcosa potrebbe cambiare, atteso il recentissimo bando del Miur, La scuola al centro che, si legge in una nota stampa dell’esecutivo calabrese, permetterà a circa seimila istituzioni scolastiche (il 72,4% delle 8.281 presenti sul nostro territorio) di prolungare il loro orario di apertura, offrendo in tutta Italia ai ragazzi coinvolti un arricchimento del percorso formativo e garantendo alle famiglie e al territorio un presidio di contrasto alla dispersione scolastica e di recupero delle sacche di disagio sociale. Il bando scadrà alla fine di ottobre. Ogni scuola potrà ricevere «40.000 euro per realizzare le attività extra». Dal tempo pieno agli invisibili. L’Istat ha reso noto che sono 3,5 milioni nel Paese. Ne tasse, né contributi. Il Belpaese è spezzato in due. «Nel Mezzogiorno, possiamo affermare che il sommerso costituisce un vero e proprio ammortizzatore sociale. Sia chiaro, afferma il coordinatore dell’Ufficio studi della CGIA Zabeo, nessuno di noi vuole giustificare il lavoro nero spesso legato a doppio filo con forme inaccettabili di sfruttamento, precarietà e mancanza di sicurezza nei luoghi di lavoro. Tuttavia, quando queste forme di irregolarità occupazionale non sono legate  ad attività riconducibili alle organizzazioni criminali o alle fattispecie appena elencate costituiscono, in questi momenti così difficili, un paracadute per molti disoccupati o pensionati che non riescono ad arrivare alla fine del mese».

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