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Il dialogo risolve

Periferie e riscatto

di Davide Imeneo 22/09/2016

Ci sono sfide che lo Stato non può perdere. Una di questa, tra le più importanti, è la sfida della cultura e dell’istruzione. Arrivare in classe il primo giorno di scuola e non trovare i professori è inaccettabile. Ed è ancor più incredibile che non ci sia una spiegazione ragionevole ad un’assenza assordante. Il corale richiamo all’importanza della sfida educativa che ha seguito i tristi fatti di Melito, ha ribadito con estrema chiarezza quanto sia necessario non abbassare l’attenzione formativa nei confronti dei minori, sopratutto nel periodo dell’adolescenza. Nella vicenda di Oliveto, riusciamo a scorgere però anche un fattore positivo: la tenacia dei genitori. È stata la loro forza di volontà, unita al profondo senso di cittadinanza, che ha ottenuto l’apertura della scuola, o meglio l’assegnazione dei docenti. Un atteggiamento esemplare. Senza rassegnazione, ed evitando le litanie del vittimismo, si sono opposti al deserto istituzionale che flagella sempre più le periferie della Reggio Metropolitana, hanno cercato ed ottenuto. Non da soli, certamente. Insieme a loro il parroco, don Armando Turoni, è sceso in campo per tutelare il diritto all’istruzione dei suoi ragazzi; anche le parti buone ed operative delle istituzioni scolastiche si sono prodigate perché gli alunni potessero tornare presto tra i banchi. La vicenda di Oliveto ci consegna un modello. Quando sul territorio, specialmente se disagiato, vince il dialogo tra le agenzie educative, gli sforzi vengono premiati. La politica ha da imparare da quelle famiglie di operai, impiegati e contadini che, nel giro di poche ore, hanno smosso una città per riaprire una classe. Resta un’amarezza: il silenzio del mondo dell’informazione. La nostra redazione, in dignitosa solitudine, ha raccolto il disagio e dato eco alle richieste di persone private di un diritto. Forse, ne prendiamo atto, nell’epoca dell’informazione di massa sfuggono gli episodi che accadono in periferia perché, probabilmente, ritenuti meno interessanti. Per noi sono essenziali. Da oggi cala il sipario sui 18 ragazzi di Oliveto. Nell’abitudinaria quotidianità della nuova aula scolastica impareranno a coniugare verbi e sentimenti, per scrivere un futuro più sereno del loro presente.

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