accedi | registrati | 19-10-2018

Lunedì, presso il Cortile degli Ottimati, si è svolto l’incontro promosso in collaborazione dal Laboratorio politico Patto Civico

Inclusione, l'esempio della famiglia Calò: sei profughi in affido

di Maria Laura Tortorella * 01/08/2018

Lunedì 30 luglio, nell’ambito delle serate del Cortile degli Ottimati, si è svolto l’incontro “Europa e migranti: il doveroso dialogo” promosso in collaborazione dal Laboratorio politico Patto Civico, Reggio Non Tace, l’Istituto Superiore di Formazione Politico Sociale Lanza ed il Coordinamento cittadino di Libera, quale occasione di approfondimento e confronto su una delle tematiche di più stretta attualità quale quella dell’immigrazione.

Sono venuti dalla provincia di Treviso, i coniugi Calò, per raccontarci la loro significativa esperienza di accoglienza: quattro figli naturali e sei immigrati africani in affido. Un racconto a due voci della storia forte ed emozionante che ha portato alla costruzione di un Progetto di accoglienza diffusa dai caratteri innovatori e recentemente presentato al Parlamento Europeo che lo ha accolto con vivo interesse, al punto di nominare Antonio Calò Cittadino europeo dell’anno 2018 “per aver contribuito alla cooperazione europea ed alla promozione di valori comuni”.

Nel 2015 Antonio, docente di storia e filosofia presso il Liceo Canova di Treviso, era già stato insignito, dal Presidente della Repubblica Mattarella, dell’onorificenza di Ufficiale dell’Ordine al Merito per la sua attività di accoglienza. Dall’inizio, infatti, il percorso di Antonio è stato caratterizzato da un forte e costante dialogo con le istituzioni locali, nazionali ed europee nella convinzione, oggi ancor più matura, della necessità di dare forza alle proposte, trasformandole in progetti comuni.

Dall’esperienza vissuta dalla famiglia Calò il regista Massimo Ferrari ne ha tratto il documentario “Dove arrivano le nuvole” ed uno speciale della serie “Città invisibili”.

Nicoletta, anche lei insegnante, ricorda la nascita dell’idea, avvenuta dopo il naufragio di Lampedusa: è allora che “abbiamo scelto da che parte stare”. Una visione profetica - basata su forti motivazioni religiose e condivisa con i quattro figli - che ha consentito di “aprire la porta di casa” per accogliere migranti stranieri con i quali hanno dato vita ad una nuova famiglia. Una casa, quella Calò (che in greco vuol dire “bello”, “buono”) che profuma di autenticità, piena, anzi ricca… di libri, di uomini, di passione per la vita, di sogni da realizzare.

E gli occhi trasparenti di Antonio sembrano riflettere le parole di Alda Merini: "Il grado di libertà di un uomo si misura dall'intensità dei suoi sogni".

“Ho dato loro le chiavi di casa e la mia fiducia!” dice Antonio, citando il monito dei genitori: “ricordati che sei una persona fortunata e che chi ha ricevuto tanto deve dare tanto”. Così  questa realtà è diventata un Laboratorio.

Ascoltiamo il racconto di Nicoletta, oggi mamma di dieci figli di cui nove maschi che, a dispetto del pensare comune, le riservano attenzioni  inimmaginabili. Sullo sfondo scorrono le loro foto… giovani forti e vigorosi, con visi sereni e sorridenti che si sfidano “a braccio di ferro” mettendo in risalto i diversi tratti somatici, tavolate incredibili allargate ad operatori e figure specializzate che seguono i singoli e la famiglia al punto da diventarne parte.

Tempi scanditi da regole ed impegni chiari e precisi, condivisi ed assunti direttamente dai giovani migranti: cinque mattinate a scuola (pubblica), i pomeriggi coperti da doposcuola con apposito operatore, sport, incontri con lo psicologo, preghiera (sono tutti musulmani) ed un pomeriggio di volontariato per la gente del quartiere che pian piano conoscendoli ha imparato ad accettarli.

La mattina di sabato si pulisce casa tutti insieme, con particolare attenzione alla mamma Nicoletta che, come ha detto Mohamed, tenendo le mani chiuse a guscio, “è come un uovo e se si rompe il guscio finisce la vita…”. Oggi una vicina di casa cucina per la famiglia Calò tutti i sabati: è il suo modo per vivere un’esperienza che ha travalicato i confini dell’abitazione scuotendo le coscienze di chi, all’inizio, non ci credeva.

Quando poi si parla di fondi erogati Antonio è categorico! Elenca numeri e rendiconta tutte le entrate… dei circa 5.400 euro previsti dalla legge per il loro mantenimento: neanche un euro resta alla famiglia se non per il raddoppio delle spese vive: spesa, bollette di acqua, luce e gas. Vige la trasparenza. Il resto serve per pagare servizi e figure professionali di “accompagnamento”, termine ribadito più volte in quanto fondamentale e caratterizzante di un’esperienza di convivenza costruttiva…per tutti.

Alcuni dei ragazzi hanno già potuto vivere occasioni di formazione professionale presso aziende locali, in considerazione dell’indisponibilità di giovani del territorio (questa la condizione imprescindibile posta da Antonio). E così i Calò creano sviluppo, nella domanda, assumendo giovani italiani qualificati per impiegarli e nell’offerta, colmando spazi lasciati vuoti dai residenti.

L’idea progettuale - promossa grazie al sostegno del Vice Presidente del Parlamento Europeo David Maria Sassoli e rivolta all’Europa tutta - è stata chiamata “6+6+6” e prevede un’accoglienza diffusa minima di nuclei di sei migranti in ogni Comune sotto i 5000 abitanti che andrebbe a moltiplicarsi proporzionalmente all’aumento della popolazione. Un’esperienza “pubblica” che consentirebbe di suddividere responsabilmente l’impegno senza gravare su pochi. Un’esperienza che vuole essere doverosa restituzione a quei Paesi poveri dove tanto è stato attinto a piene mani senza corrispettivo alcuno e che ora bussano alla porta e chiedono aiuto per risolvere i problemi.

Da qualunque ottica la si voglia guardare, questa proposta sicuramente può costituire una novità significativa e concreta per affrontare il problema e farlo diventare risorsa!

In particolare, presentare in anteprima l’idea progettuale “6+6x6”  in una città come Reggio Calabria che ha vissuto gli sbarchi dei migranti direttamente nelle proprie coste attrezzandosi con grande generosità per una prima accoglienza dignitosa, può aiutarci a realizzare quel controcanto unico, citato da Nicoletta quale forza che aggrega le energie buone, quel controcanto capace di offrire risposte concrete e costruire speranza.

* Componente Coordinamento - Laboratorio politico Patto Civico

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