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L'attuale reggente replica alla lettera aperta dell'ex presidente Giuseppe Bombino.

Creazzo: «Parco Aspromonte, il tempo dei personalismi è finito»

di Redazione Web 27/08/2018

“Le dichiarazioni fatte dal prof. Bombino all’indomani della mia partecipazione all’evento “S’Intesi” di Reggio Calabria mi lasciano profondamente amareggiato e perplesso. Ecco perché ritengo necessaria una replica che vada a tutelare innanzitutto l’istituzione Ente Parco e in secondo luogo il mio ruolo, la mia persona e le mie intenzioni". E’ quanto si legge in una nota diffusa da Domenico Creazzo vice Presidente Ente Parco Nazionale dell’Aspromonte con Funzioni di Presidente. "Non credevo che prendere parte ad un convegno, come ce ne sono stati tantissimi in questi 20 giorni di “reggenza”, potesse sollevare malumori e ingiurie, con un linguaggio sino a ieri sconosciuto e pronunciato con un ingiustificato plurale maiestatis, da parte di chi in questi anni ha predicato bellezza. La mia presenza alla manifestazione, infatti, non è da intendersi quale segno di militanza, bensì vuole e deve inquadrarsi in quel rapporto tra istituzioni indispensabile per progettare occasioni di sviluppo per il nostro territorio. Nel mio intervento, tra l’altro, ho evidenziato proprio la necessità di una sinergia tra istituzioni, quale strumento irrinunciabile per raggiungere obbiettivi importanti nell’interesse del territorio e dei cittadini. E questo tanto più quando si tratta di sistemi territoriali che vedono coinvolti numerosi comuni montani, rurali, svantaggiati. Ribadisco l’importanza di “fare rete” in ogni occasione al di là del colore politico in quanto servitori della collettività. Oggi é la Città Metropolitana, domani saranno i Gal, la Regione e così via. Rimanere chiusi nella propria campana di vetro, dispensando consigli e lezioni, ma stando lontanissimi dalla realtà, quella vera, non porta e non porterà mai alcun risultato. Ed è per questo che, insieme al Consiglio Direttivo, stiamo già lavorando e continueremo a lavorare per esaltare il ruolo del Parco nella Città Metropolitana, quale elemento di unicità e di potenzialità, senza prestarsi e piegarsi ad alcun gioco di partito. Ritengo infatti che il tempo degli individualismi sia terminato e che solo una programmazione consapevolmente condivisa possa aiutare le nostre comunità a ragionare su nuove frontiere di sviluppo sostenibile. Del resto, essendo prima di tutto un sindaco, ho sempre ragionato in questo senso e mi sono adoperato da sempre per fare e per cercare di risolvere i problemi reali del nostro territorio e della sua gente, cosa ben più difficile del fare facili proclami, demagogia e filosofia spicciola. La vita di un Parco non può essere riconducibile a un depliant o ad altisonanti programmi spesso incomprensibili ai più. Ma si deve fondare su obiettivi di tutela e soprattutto di crescita concreta e misurabile, tanto più se in sinergia con gli altri Enti interessati. É l’unica strada e presto verrà dimostrato con i fatti. Io riconosco l’impegno del prof. Bombino in questi anni nella promozione culturale e scientifica del Parco d’Aspromonte, ma i cittadini e le aziende del territorio poco o niente hanno percepito di tutto questo, perché, al di là degli “addetti ai lavori”, occorre aprire le porte per far conoscere a tutti il suo grande valore scientifico, culturale, ambientale e naturalistico, così come è del resto previsto dallo statuto e dalla normativa istitutiva dell’area protetta. In tal senso ritengo sia stato fatto tanto, ma occorre fare di più. Occorre principalmente, e non mi stancherò di dirlo, che ci sia una sinergia istituzionale, fondamentale per far percepire ai cittadini la speranza di un cambiamento. Se non saremo noi a cambiare il nostro modo di pensare e di agire non possiamo pretendere che lo facciano i cittadini: noi dobbiamo essere da esempio per dare speranza. Infine fa tristezza leggere parole piegate alla bruttezza e non alla tanto esaltata bellezza di questi anni. Bellezza che è prima di tutto rispetto per ciò che si è, ma soprattutto per ciò che si è stato. Bellezza è il pensiero che lega non quello che frusta incautamente chi non merita simili mortificazioni. Non solo, ricordo a chi in un batter di ciglio sembra averlo dimenticato, quanto di bello è stato fatto negli anni che abbiamo condiviso, nella consapevolezza che si lavorava non per farsi notare ma per farsi ricordare come uomini laboriosi e senza secondi fini. Ad ogni modo, mi sento di tranquillizzare il prof Bombino, perché finché sarò io il “reggente” non permetterò a nessuno di strumentalizzare l’Ente Parco per ragioni personali ed elettorali. Del resto, quando si confonde la sintassi con la grammatica si crea un imbarbarimento di pensiero che ben altri percorsi ci aveva indicato nel corso degli anni. Ma in fondo è proprio vero, quando il sole della cultura si abbassa, improvvisamente anche i nani riflettono lunghe ombre”.

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