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Un giornalismo cattolico nell'epoca delle fake news e dell'onda dell'odio sui social network. Ne abbiamo parlato con Vincenzo Corrado, direttore di Agensir

Corrado: «Contro le fake news mettersi dalla parte dell'umanità»

di Federico Minniti 05/09/2018

Un giornalismo cattolico nell'epoca delle fake news e dell'onda dell'odio sui social network. Ne abbiamo parlato con Vincenzo Corrado, direttore di Agensir, l'agenzia stampa della Conferenza episcopale italiana, terzo relatore al Convegno pastorale diocesano di Reggio Calabria - Bova.
 
Informazione cattolica, qual è lo stato di salute dei media cattolici in Italia?
Luci e ombre. Esistono realtà grandi con ottimi bacini di utenza e che riescono a raccontare bene quello che avviene dai territori proprio perché sono fondate dal principio dell'ascolto. Purtroppo, è inutile negare che ci sono pure realtà in forte crisi, un fatto dovuto principalmente alla paralisi del comparto-stampa, che nel mondo dell'informazione cattolica coincide anche con la chiusura, a esempio, di storici settimanali diocesani. Tutto questo deve interrogarci su come pensare lo scenario futuro: ogni momento di crisi può diventare una risorsa se si riesce a canalizzarlo nel giusto verso.

La stampa è in crisi; un risorsa potrebbe essere il web. Ma proprio in questo ambiente comunicativo pullulano le principali insidie: le fake news.
Serve porre la riflessione su un doppio livello: il primo è che il web non è una risposta applicabile a tutti i contesti; il vero grande rischio è di considerarla una "soluzione facile" questo, invece, potrebbe generare un fortissimo divide informativo. Gli squilibri tecnologici sono dietro l'angolo soprattutto in contesti umani che sono abituati a leggere e informarsi in modo tradizionale. Il grande gap da cui sgorgano le fake news è tutto condensato in questo assunto: manca originalità nella proposta per cui l'assimilazione porta alla confusione nei lettori. Il ruolo dei media cattolici è quello di riscoprire il gusto della autenticità.
 
Paradossalmente le parrocchie, intese dai più come luoghi in cui si custodisce la tradizione, possono invece essere dei fulcri di innovazione attraverso le sale della comunità.
Bisogna puntare di più sulla formazione: gli animatori della cultura e della comunicazione (Anicec) sono un'ottima idea, però non bisogna pensare di risolvere il problema affidandosi soltanto al "volontariato". L'annuncio cristiano, è vero, è dovere di chiunque creda, ma il saper "maneggiare" gli strumenti della comunicazione è un fatto tecnico che va valorizzato e tutelato. Sviluppare dei percorsi formativi virtuosi all'interno delle sale della comunità nelle parrocchie vuol dire, quindi, rinvigorire il mondo dell'informazione con energie nuove.
 
Oggi c'è un'urgenza, ossia quella di fronteggiare l'imperversare del linguaggio dell'odio.
Il meccanismo delle fake si basa su un meccanismo della camere di risonanza. Una cattiva informazione si nutre di odio: il nostro dovere, invece, è quello di metterci sulla stessa lunghezza d'onda dell'umanità rispetto ai nostri temi come i migranti e le nuove povertà.

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