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Migranti, disobbedire all’indecenza

Salvini attacca Bregantini, «reo» di difendere il Vangelo

di Federico Minniti 06/09/2018

Non ci voleva grande acume per comprendere che lo scontro verbale sull’accoglienza dei migranti – vero caposaldo elettorale della Lega Nord – si sarebbe trasformato in guerra ideologica dopo i primi mesi di governo pentastellato. Il campo di battaglia sono i social network dove il tema catalizza le attenzioni di gran parte dei frequentatori abituali.

La linea dura intrapresa da Matteo Salvini, ministro dell’Interno, che ha raggiunto il suo apice con il caso della Nave Diciotti a Catania, è un fatto, però, che trascende dalla politica.

Monsignor Giancarlo Maria Bregantini, arcivescovo di Campobasso e già pastore della Chiesa di Locri–Gerace, ha definito «indecente» l’azione del capo del Viminale. Un attacco diretto, senza fronzoli che apparentemente (ci torneremo tra poco) segue la stessa “onda” comunicativa di Salvini, il quale non ha tardato a rispondere al presule: «Secondo il vescovo di Campobasso sarei “indecente” perché chiudo i porti», scrive il ministro su Facebook, «indecenti sono i governi precedenti che li hanno lasciati aperti, facendo entrare più di 700mila clandestini, arricchendo scafisti, schiavisti e mafiosi. E noi non vogliamo aiutare scafisti, schiavisti e mafiosi, vero???». Una domanda retorica amplificata dall’eco dei commenti, a centinaia, che prendono di mira lo stesso Bregantini. Eppure quell’indecenza, ossia un atteggiamento «apertamente contrario al doveroso rispetto dell’altrui persona » come evidenzia l’etimologia del termine, è un’analisi leale di quanto accaduto a Catania. Al netto di ogni valutazione politica sul disimpegno (anch’esso indecente) dell’Europa nei confronti del nostro Paese sul tema dei migranti, al netto di ogni convinzione partitica, non c’è nulla di male nel definire come “indecente” la tenuta in ostaggio di 177 persone.

La Conferenza episcopale italiana, a cui va il merito di aver sbloccato la vicenda col trasferimento dei profughi a Rocca di Papa per poi destinarli in diverse diocesi italiane (e sulle calabresi ne parliamo a pagina 8 di questo numero), ha preteso maggiore attenzione verso un’accoglienza che tenga conto di una reale integrazione dei profughi che scappano dalle loro nazioni, passando per l’inferno libico sul quale anche Papa Francesco ha voluto vederci chiaro. Il ministro Salvini, che sui vangeli ha giurato, posi lo smartphone e rilegga un versetto (25,35) del testo di San Marco. L’indecenza, di cui parla Bregantini, allora non sarà un attacco strumentale, ma una richiesta di riflessione seria sul proprio operato. Una riflessione a cui è chiamato tutto il governo pentastellato dal quale (Fico docet) arrivano scricchiolìi sulla tenuta dell’esecutivo Conte.

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