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La testimonianza dell’esperienza di due partecipanti calabresi. Giuseppe e Chiara hanno condiviso la fatica con altri cento loro coetanei

«Nessuno è rimasto solo», il racconto della marcia dalla Calabria

di Loredana Lo Faro 07/09/2018

Circa 100 giovani hanno partecipato al cammino regionale promosso dalla Pastorale giovanile calabra e tanti altri si sono aggiunti l’11 e 12 agosto a Roma per l’incontro con il Santo Padre. Con questa tappa importante che continua a prepararci al Sinodo dei Giovani di ottobre, si sottolinea l’esigenza pastorale di favorire e potenziare il protagonismo giovanile nella Chiesa. Abbiamo chiesto a due camminatori calabresi, Giuseppe e Chiara, giovani della nostra arcidiocesi, di raccontarci la loro esperienza.

«Già dalle sei di mattina generalmente eravamo sempre in strada – esordisce così Giuseppe nella sua testimonianza – e non posso certo affermare che il percorso sia stato facile, anzi! Camminare per parecchie ore sotto il sole è comunque faticoso. La cosa bellissima però è che nessuno lungo il cammino è rimasto solo, ognuno era responsabile del compagno che gli camminava affianco ed ogni parola condivisa spezzava la fatica, alleggeriva la strada e rinvigoriva lo spirito per proseguire il cammino. Tutto questo avvolto in un clima ed uno spirito di preghiera e di famiglia caratteristico delle comunità cristiane».

«Seppur i giorni di cammino siano stati pochi, sono comunque riuscito a scambiare una parola con ognuno dei 100 pellegrini,

riuscendo anche a stringere forti legami con alcuni di loro», spiega.

«La bellezza della strada, le conoscenze ed i legami che si sono venuti a creare e gli sguardi bellissimi incrociati lungo il faticoso cammino sono le cose più belle che conservo gelosamente nel mio cuore. Un cuore che lungo la strada non solo si è fatto prossimo, ma è divenuto prossimo. Cosa mi resta dell’esperienza? La certezza che quando si parte per un cammino, – conclude Giuseppe – non si ritorna mai gli stessi di prima, ed in questo marciare sicuramente sono tornato molto diverso, oserei dire più cresciuto sotto molteplici aspetti del mio essere».

«Quando ho cominciato quest’esperienza mai avrei pensato che la fatica più grande e, allo stesso tempo più bella, sarebbe stato il “cammino interiore”, più che lo zaino in spalla», gli fa eco Chiara. «Lungo la strada, volti, sguardi, mani, storie di vita, hanno dato quella marcia in più per non perdere il passo. Quello che mi porterò nel cuore sono le persone che hanno incrociato il mio cammino, chi mi si è messo accanto rallentando il suo passo per prendere il mio ‘ritmo’, chi ha condiviso un pezzo della sua storia, chi con il sorriso sulle labbra ha reso più leggero il mio cammino. Ognuno di noi è stato “dono” per l’altro – chiosa la ragazza . e questo è quanto di più bello si possa vivere».

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