accedi | registrati | 20-10-2018

La testimonianza di Simona Maria Arrigo che, per un anno, ha svolto il proprio servizio civile in Caritas

Un'esperienza che fa nascere un «grazie»

Racconto di una crescita personale e spirituale attraverso il contatto e il servizio prestato a chi ha bisogno di vicinanza e prossimità

di Redazione Web 23/09/2018

Riceviamo e pubblichiamo la testimonianza di Simona Maria Arrigo che, per un anno, ha svolto il proprio servizio civile in Caritas, nel Centro d'ascolto "Monsignor Italo Calabrò" di Archi.

Ed eccomi qui, con la mano tremolante, a scrivere di questi 12 mesi. A scrivere di un anno che sembra assurdo sia passato così in fretta. Ho sempre avuto difficoltà a mettere nero su bianco le mie emozioni, i miei sentimenti, le mie sensazioni, ma la bellezza di quest’anno non può non essere raccontata. Mentre i ricordi scivolano velocemente, penso a quanto di bello ho costruito, a quanto di bello ho dato, ma soprattutto a quanto di bello ho ricevuto. E mi ritrovo qui nella mia cameretta, appena rientrata dall’ultimo giorno di servizio in sede, che ancora faccio fatica a realizzare che siamo davvero arrivati alla fine, che quest’esperienza si è definitivamente conclusa, e mi vedo cambiata, mi sento diversa, quasi più forte.
Un anno fa è iniziato cosi tutto quasi per caso(solo dopo ho realmente capito che il caso non esiste), avevo bisogno di vivere un’esperienza forte, travolgente che desse davvero una scossa alla mia vita, e così come segno del destino mi arriva un messaggio dove mi si informava del servizio civile in Caritas. Io che fino a quel momento avevo sentito parlare di Caritas, ma non avevo mai capito bene cosa fosse, decido di informarmi meglio, mi reco quindi a i suoi uffici e ad accogliermi trovo il segretario, nonché responsabile del Servizio Civile, Alfonso Canale, che dopo avermi presentato il bando mi consegna un cd contenente tutte le informazioni riguardo quest’esperienza e, dopo averlo studiato letto e riletto, tra mille dubbi, mille perplessità e mille incertezze, tipiche del mio carattere, decido di intraprendere questo cammino.
Così dopo le selezioni e una volta uscita la graduatoria, inizia la mia avventura presso il Centro d’Ascolto Don Italo Calabrò, situato nel quartiere di Archi.
Io e le mie compagne di viaggio Mattia, Federica e Simona veniamo subito accolte calorosamente dalle suore Francescane Alcantarine che gestiscono il Centro, in particolar modo dalla nostra OLP Suor Loriana, che con pazienza e amorevolezza ci ha presentato questa meravigliosa realtà e fatto visitare quelle mura che , per un anno, sarebbero state la nostra casa.
Nei primi mesi mi sono sentita una sorta di osservatrice, pur partecipando attivamente e svolgendo tutte le mansioni previste dal centro, servizio docce, indumenti e distribuzione pacchi viveri, sotto la guida attenta di Suor Monica, che in certe circostanze si è rivelata la mia ancora di salvezza.
Inizialmente non è stato facile, perché ho dovuto rapportarmi con una realtà mai vissuta prima, con persone che avevano realmente bisogno di aiuto, un aiuto non solo economico , con persone per le quali io rappresentavo la novità e dalla quale pensavano di doversi “difendere”. Il mio servizio civile è iniziato in maniera turbolenta soprattutto per la presenza di un povero, forse il più scomodo tra tutti ed è inutile negarlo che inizialmente nella mia testa risuonava più volte la frase “ma chi me lo fa fare, perché devo farmi umiliare così?” e in diverse occasioni sono stata tentata a mollare.
Fondamentale è stata la prima formazione generale di inizio servizio svoltasi a Cetraro, dove Alfonso, il nostro formatore, è andato a toccare proprio quelle note per me dolenti durante questo primo mese, spiegandoci in maniera concreta il comportamento dei nostri poveri e invitandoci a rispettare sempre tre cardini fondamentali durante il nostro servizio : Equilibrio, Tolleranza e Responsabilità.
Parole semplici da pronunciare ma un po’ meno da attuare, poiché sembra facile a dirsi ma cercare di mantenere il giusto equilibrio per me è stato davvero difficile. Ho cercato fin da subito di non risultare invadente ma soprattutto in alcune circostanze di essere tollerante, a volte però mi ritrovavo ad esserlo troppo. Man mano però prendendo più confidenza con quest’ambiente è cambiato anche il mio modo di relazionarmi. All’inizio temevo alcune situazioni più complesse, temevo di non essere all’altezza. Con il passare del tempo sono diventata più sicura di me, al punto di affrontare senza più timore situazioni più difficoltose. Mi sono aperta senza problemi, ho cercato di accoglierli, di capirli e di relazionarmi in un modo sempre più vicino a loro. Così quei volti che all’inizio erano sconosciuti, sono diventati la mia quotidianità, quel povero all’inizio scomodo, ha rubato il mio cuore.
Sicuramente non sono riuscita a mantenere il giusto distacco, mi sono fatta emotivamente coinvolgere, tanto da immedesimarmi sempre di più in loro, tanto da tornare a casa e pensare costantemente al centro, tanto da andare a fare una passeggiata sul corso insieme alle mie colleghe, ormai amiche, e cercare con lo sguardo i “nostri poveri”. Ma ciò che loro, con i propri modi, mi hanno regalato è un qualcosa di troppo bello che non ti lascia indifferente.
Un’altra attività meravigliosa che si svolge ad Archi è l’animazione di strada, rivolta proprio ai bambini e giovani del quartiere. Lo scopo è proprio quello di coinvolgere quei minori che senza un punto di riferimento rischierebbero di prendere strade sbagliate. E così con Suor MariaLisa e gli instancabili animatori sono state innumerevoli le attività svolte. Il momento più atteso dei ragazzini di Archi è Archiestate, un’estate appunto all’insegna del divertimento e della condivisione, dove ho avuto sempre più modo di mettermi in gioco, di scoprire, conoscere, farmi volere bene dai bambini e dai ragazzi e di sentirmi sempre di più parte integrante di un gruppo, già unito e consolidato, di meravigliosi giovani animatori. Tante sono state le iniziative che ho avuto la gioia di condividere con loro come il viaggio in Puglia, dove abbiamo avuto modo di conoscere altre case Francescane Alcanterine e visitare i luoghi dove è vissuto Don Tonino Bello, diventato grazie al nostro formatore, per noi un’icona importante del servizio civile. E anche il viaggio ad Assisi, dove invece siamo stati, sui passi di San Francesco D’Assisi. È stato bellissimo, poiché rappresentava la mia prima volta ad Assisi, e andare quasi alla fine del mio servizio, insieme agli animatori ormai diventati amici, e a quei ragazzini che sono diventati pezzi di cuore, ha acquisito un significato e un sapore più bello.
Per non parlare dell’esperienza vissuta a Cucullaro, a servizio dei poveri del territorio, una settimana di relax per loro, e di scoperta e crescita per noi.
Che dire, è stato un anno intenso e ricco, e in questo percorso non sono mai stata sola. La mia crescita è stata accompagnata su più fronti da diverse persone. Fondamentale è stata la formazione generale curata nei minimi dettagli da Alfonso e Enzo Bova e tutti gli altri formatori regionali, e la formazione specifica del giovedì, diventata per me di vitale importanza.
Arrivata alla fine, mi sento solo di dire un grazie, anzi tanti grazie.
Grazie ai miei ospiti, a ognuno di loro, nessuno escluso, grazie per quanto sono riusciti a regalarmi in quest’anno.
Grazie alla mia Olp Suor Loriana, perché è stata per me una presenza fondamentale durante questo mio anno, attenta ai nostri bisogni, amorevole, paziente ma soprattutto innamorata di Cristo e dei poveri. Grazie a tutte le Suore Francescane Alcantarine, Grazie a Suor Monica, Suor MariaLisa, Suor Giogiò, Suor Elena e Suor Rossella, ognuna di loro è stata per me dono prezioso.
Grazie ai miei 11 compagni di viaggio, grazie a Nunzio, Elena, Melania, Miriam, Piera, Ilaria e Angela che hanno condiviso quest’esperienza con me, seppur nelle altre sedi, è stato bellissimo poter confrontarsi e condividere momenti di aggregazione con loro. Ma grazie soprattutto a Mattia, Federica e Simona che hanno sopportato ogni mattina i miei scleri, la mia faccia “nasiata”, asciugato le mie lacrime e vissuto con me da vicino quest’esperienza, anche tra tante risate.
Grazie ad Alfonso, che è stato più che un semplice formatore, ci ha protetto, tutelato, è stato per me un punto di riferimento, un maestro di vita. Grazie, grazie dal profondo del cuore. Grazie a Daniela e al Direttore Don Antonino Pangallo, insomma grazie alla Caritas, grazie perché mi sono sentita e sempre mi sentirò parte di una grande famiglia.

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