accedi | registrati | 20-10-2018

Al fianco delle persone anziane e sole

Dalla diffidenza alla creazione di un cuore nuovo

«Non pensavo avessero bisogno di tanto aiuto, ma poi ho capito che la loro povertà è una povertà d'amore»

di Redazione Web 23/09/2018

Riceviamo e pubblichiamo la testimonianza di Emanuele Ippolito che, per un anno, ha svolto il proprio servizio civile in Caritas, al fianco delle persone anziane e sole

Paure, incertezze, ma tanto entusiasmo, tutto ciò provavo il giorno in cui mi presentai alla sede della Caritas Diocesana di Reggio Calabria - Bova per il primo incontro conoscitivo con tutti i giovani selezionati per il Servizio Civile Nazionale 2017 - 2018.
Prima di raccontarvi questi mesi, è giusto che mi presento: mi chiamo Emanuele Polito (in SCN soprannominato Ippolito) ho 24 anni, nato e cresciuto a Reggio Calabria; mi sono diplomato nel 2012 presso l'Istituto Magistrale "Tommaso Gulli" in scienze sociali, sono appassionato di musica e liturgia; fin da bambino sono cresciuto e formato in ambienti e/o associazioni ecclesiastici: gli scout, la GiFra, gruppo ministranti, Animatori di strada ad Archi e Attendiamoci Onlus.
Da quanto avrete già capito dalla mia presentazione, stareste pensando che ho scelto il Scn in Caritas per i miei valori cattolici, non è solo per questo, durante l'adolescenza e dopo gli studi liceali, mi sono sempre domandato cos'era meglio per la propria patria: militare o servizio civile? Nella Bibbia troviamo un comandamento bellissimo "Non uccidere" (valori cattolici) e la storia insegna che le guerre che si sono svolte nei secoli hanno portato solo sofferenza e distruzione; fu così che decisi di difendere l'Italia con la non-violenza; mentre la scelta di svolgere servizio con Caritas è per la profonda devozione ma soprattutto ammirazione su San Francesco d'Assisi (patrono della mia parrocchia), ovvero, colui che voleva diventare un grande cavaliere si è ritrovato a servire i poveri facendosi povero.
E ora passiamo a questi primi mesi nel Servizio Civile, come avevo già accennato, ero al quanto spaventato, incerto ma entusiasto di questa nuova avventura; in effetti, per me, il servizio ed assistenza agli anziani è un esperienza nuova non nego di aver avuto pregiudizi sul svolgere il servizio in una casa di riposo, benché, come tutti ero influenzato da ciò che si diceva nei media ecc.
Ma qualcosa, anzi qualcuno, mi spronò a tuffarmi in questo tipo di servzio; un altro pregiudizio che mi portavo nei primi giorni era quello che non fossi capitato in una struttura per poveri, si sa che gli anziani hanno la pensione, però, man mano che passavano i giorni ed i mesi ma soprattutto grazie alle formazioni specifiche e generali, ho cominciato ad aprire occhi e cuore ma innanzitutto capire empaticamente il povero; in poche parole, anche gli ospiti di Casa Ospitalità maschile e femminile sono poveri, la loro non è una povertà economica ma una povertà d'Amore!
Ed allora mi chiesi fra me, qual'è la formula per ottenere il miglior risultato possibile? D'allora ho cominciato ad ascoltare ma soprattutto guardare negli occhi l'ospite che si presentava davanti; finalmente capisco che non servono grandi e/o plateali gesti, ma piccoli e semplici, per far sì che colui o colei sorrida e riceva quell'amore che da anni hanno perduto. Una parola, un sorriso, una carezza, versare l'acqua fa tornare ricchi questi poveri.
Ancora sono passati solo quattro mesi, penso che il meglio debba iniziare ed intanto giornalmente gioco la mia XA (picccoli e semplici gesti) per ottenere il miglior risultato possibile, ovvero, ridare amore ai poveri di Casa Ospitalità e farmi spezzare il cuore, per unirlo con un pezzo del loro ed ottenere uno nuovo, uno più bello!

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