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La libertà non basta

Il Papa ha dedicato l'udienza di ieri, davanti a 18mila persone, a ripercorrere le tappe del suo viaggio nei Paesi Baltici.

di Michela Nicolais 27/09/2018

“Ho deciso di rivolgere ai cattolici cinesi e a tutta la Chiesa universale un Messaggio di fraterno incoraggiamento, che sarà pubblicato quest’oggi”. Ad annunciarlo direttamente ai 18mila fedeli presenti oggi in piazza, prima dei saluti ai fedeli di lingua italiana che concludono l’udienza, è stato il Papa. “Con ciò – ha proseguito – auspico che in Cina si possa aprire una nuova fase, che aiuti a sanare le ferite del passato, a ristabilire e a mantenere la piena comunione di tutti i cattolici cinesi e ad assumere con rinnovato impegno l’annuncio del Vangelo”. Durante la catechesi, il Papa ha ripercorso le tappe del suo viaggio nei Paesi Baltici. “Sono popoli che hanno molto sofferto, e per questo il Signore li ha guardati con predilezione. Ne sono sicuro di questo”, ha esordito.

La libertà non basta. “La mia visita è avvenuta in un contesto assai mutato rispetto a quello che incontrò S. Giovanni Paolo II”, fa notare subito Francesco citando i cento anni dall’indipendenza dei tre Paesi, metà dei quali passati sotto l’oppressione prima nazista e poi sovietica: “Perciò la mia missione era annunciare nuovamente a quei popoli la gioia del Vangelo e la rivoluzione della misericordia, della tenerezza, perché la libertà non basta a dare senso e pienezza alla vita senza l’amore, amore che sempre viene da Dio”.

Rafforzare la comunione. “In Lituania i cattolici sono la maggioranza, mentre in Lettonia e in Estonia prevalgono i luterani e gli ortodossi, ma molti si sono allontanati dalla vita religiosa”. È la “fotografia” dei tre Paesi Baltici scattata dal Papa. “Rafforzare la comunione tra tutti i cristiani, già sviluppatasi durante il duro periodo della persecuzione”, la “sfida” da raccogliere: la dimensione ecumenica era intrinseca a questo viaggio, e ha trovato espressione nel momento di preghiera nella cattedrale di Riga e nell’incontro con i giovani a Tallinn. Citando poi i discorsi rivolti alle rispettive autorità dei tre Paesi, il Papa mette l’accento sul “contributo che essi danno alla comunità delle Nazioni e specialmente all’Europa: contributo di valori umani e sociali passati attraverso il crogiolo della prova”. “Ho incoraggiato il dialogo tra la generazione degli anziani e quella dei giovani, perché il contatto con le radici possa continuare a fecondare il presente e il futuro”, ha raccontato ancora il Papa ai 18mila fedeli presenti oggi in piazza San Pietro: “Ho esortato a coniugare sempre la libertà con la solidarietà e l’accoglienza, secondo la tradizione di quelle terre”.

Radici di un popolo. Poi il tributo alla parte più anziana della popolazione: “Che grande testimonianza in questo hanno dato e danno ancora tanti preti, religiosi e religiose anziani! Hanno sofferto calunnie, prigioni, deportazioni, ma sono rimasti saldi nella fede”. Nella piazza di Vilnius, piena di ragazzi e ragazze, era palpabile il motto della visita in Lituania: “Gesù Cristo nostra speranza’”, racconta il Papa a proposito di uno degli incontri con i giovani, oltre quello ecumenico a Tallinn. “Con gli anziani, in Lettonia, ho sottolineato lo stretto legame tra pazienza e speranza”, prosegue Francesco a proposito delle radici di un popolo. “È commovente vedere fino a che punto può arrivare la crudeltà umana!”, esclama poi a braccio, riportando alla memoria uno dei luoghi simbolo del viaggio: il Museo delle occupazioni e delle lotte per la libertà. “Ho sostato in preghiera nelle stanze dove venivano detenuti, torturati e uccisi gli oppositori del regime”, testimonia Francesco. “Ne uccidevano più o meno quaranta per notte”. A Vilnius, inoltre, il Papa ha reso omaggio alle vittime del genocidio ebraico in Lituania, esattamente a 75 anni dalla chiusura del grande Ghetto, anticamera della morte per decine di migliaia di ebrei.

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