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Un ritratto intimistico del presule originario del comune di Zungri nelle parole di Denisi

Sorrentino, pastore lungimirante e premuroso

di Federico Minniti 28/09/2018

«Ninì, ho bisogno di te». È una testimonianza carica d’affetto filiale, quella che monisgnor Antonino Denisi, fa di monsignor Aurelio Sorrentino, indimenticabile arcivescovo di Reggio Calabria (dal 1977 al 1990). Uno scrigno di ricordi e aneddoti, sin da quando fu segretario particolare negli anni dell’episcopato a Potenza, anni duri.

«Per me è stato un padre e io per lui, posso dire, di essere stato un figlio. – racconta monsignor Denisi con minuziosa ricercatezza di dettagli storici – Non potrò mai dimenticare i giorni dolorissimi della contestazione ecclesiale nell’agosto del 1968 a Potenza, quando fu occupata la Cattedrale del capoluogo lucano. Ricordo di averlo ritrovato all’interno della sua stanza in pianto; monsignor Sorrentino però non disperse nessuno del suo gregge, con grande umiltà e misericordia».
 
Un cammino di servizio ecclesiale, gomito a gomito con Sorrentino, culminato in quel Congresso Eucastistico nazionale celebrato proprio in riva allo Stretto nel 1988, vero spartiacque della storia recente della Chiesa di fondazione paolina. «Gli avvenimenti che sono intercorsi nel periodo del 21esimo Congresso Eucaristico nazionale tenuto a Reggio Calabria – svela Denisi – innumerevoli furono i viaggi a Roma, sia per incontrare il Pontefice, col quale il presule si intrattenne in un lungo pranzo, ma anche per interloquire con le più alte cariche dello Stato.
 
Ricordo benissimo come fu l’arcivescovo Sorrentino a richiedere una particolare attenzione all’allora presidente del Consiglio dei Ministri, Ciriaco De Mita». Fu quel intervento a “sbloccare” un lungo braccio di ferro con la Soprintendenza rispetto al posizionamento delle porte in bronzo della Cattedrale (tutt’ora esistenti) al posto delle precedenti in legno. Un ulteriore “regalo” di quei giorni, che impreziosìla Basilica reggina al pari di un rarissimo Evangelario che papa Giovanni Paolo II ricevette dal Consiglio regionale della Calabria salvo poi lasciarlo in eredità di quella visita proprio al Duomo nel centro storico della Città dei Bronzi.
 
Ma chi era monsignor Sorrentino? Quali erano i suoi orientamenti pastorali? Tutto trova estrema sintesi, secondo il decano del Capitolo metropolitano, nel suo stesso motto: «In omnibus caritate». Una comunione che superava “i confini” diocesani, in una doppia dimensione che ben evidenzia monsignor Denisi. La prima, superando l’animo “provinciale”, «proiettò Reggio Calabria al centro di una dialettica ecclesiale di respiro nazionale; ma non solo: fu il primo a credere in una pastorale condivisa per le tre diocesi ricadenti sul territorio della metropolia reggina»; mentre la seconda rafforza la volontà di andare oltre gli steccati ideologici: «Pensate che nell’anno del Congresso Eucaristico nazionale, il governatore della Calabria era Rosario Olivo, socialista e valdese. Con lui, Sorrentino seppe e volle dialogare, ottenendo pregevoli risultati in termini di collaborazione per il grande evento che coinvolse Reggio e l’intera regione».

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