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Sono passati 40 giorni dalla lettera inviata da monsignor Morosini agli uffici di via Ribotta per chiedere attenzione

Reggio chiama, il ministro tace

di Federico Minniti 01/10/2018

Tutto tace. Sono passati quaranta giorni dalla lettera inviata da monsignor Giuseppe Fiorini Morosini, arcivescovo metropolita di Reggio Calabria–Bova, al ministro della Sanità, Giulia Grillo. Quaranta giorni di silenzio nonostante sul territorio i problemi, denunciati dal presule, si stiano palesando giorno dopo giorno. A vivere questa insopportabile quaresima sono i cittadini calabresi che sono costretti a imbarcamenarsi in viaggi della speranza per curarsi o, nel peggiore dei casi, ad arrendersi per mancanza di risorse finanziarie.

Tutto tace. E non è una questione di partigianeria: l’arcivescovo Morosini, come scrivevamo nel numero– speciale in occasione della festa patronale della Madonna della Consolazione dell’11 settembre, non si era schierato “contro” qualcuno, ma a favore della collettività prendendo atto dei bisogni che emergono da una lettura del territorio. Con onestà intellettuale dobbiamo afferma- re che il ministro Grillo ha la sola colpa di «prendere tempo» in una fase storica in cui intervenire – e la metafora medica è più che mai calzante – è l’unica opzione praticabile per salvare una terra, la Calabria, stanca e sofferente. «Signor Ministro – scriveva l’arcivescovo – con questa mia, mi sono voluto fare interprete del disagio della gente, della quale sono guida spirituale e che, spesso, mi rimprovera perché come vescovo non abbia fatto sentire ancora la mia voce in loro difesa. La ringrazio per avermi letto finora e prego Dio per il suo prezioso lavoro, assieme al resto del governo, a beneficio di tutti noi».

Una missiva, quindi, di totale apertura e fiducia. Intenzione probabilmente colta a metà dall’impegnatissimo ministero di Via Ribotta a Roma. Dalla Capitale, infatti, nessun segnale. Monsignor Morosini non si attendeva un feedback diretto e immediato, ma la popolazione probabilmente vorrebbe una reazione tempestiva da parte del dicastero della Sanità rispetto alla paralisi alla quale stanno andando incontro i servizi.

A supportare la lettera dell’arcivescovo reggino è stata, poi, tutta la Conferenza episcopale calabra in occasione della sessione estiva terminata proprio una settimana fa. I vescovi calabresi hanno definito la «situazione in cui versa la sanità calabrese » come «drammatica, fonte di disagio e d’ingiustizia per la nostra gente che spesso, a causa di una sanità sbilanciata sul versante della sanità privata, e costretta a ricorrere alla sanità di altre regioni italiane». La Cec, in particolare, esprime «preoccupazione rispetto all’incancrenirsi di problematiche antiche ed a tutt’oggi irrisolte: vecchi ospedali chiusi, i nuovi non ancora aperti, un’offerta sanitaria al di sotto dei livelli minimali sono questioni che infondono sconforto e spingono a sollecitare iniziative opportune, ad ogni livello, per garantire il diritto alla salute ed all’assistenza in una terra in cui negli ultimi anni continuano ad esistere arretratezze ed ostacoli alla crescita civile, sociale ed economica ». L’auspicio è che il ministro Grillo sappia cogliere l’occasione e venga in Calabria a toccare con mano quanto denunciato dalla Chiesa calabrese, organismo scevro da condizionamenti politici di parte, e voce della gente.

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