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Le parole del vescovo di Locri - Gerace, monsignor Francesco Oliva in occasione della Giornata sabato scorso a Placanica

Oliva: «I mafiosi si convertano: passino dall’io al noi»

di Francesco Oliva * 08/10/2018

Una giornata diocesana dedicata alla conversione dei mafiosi e alla riconciliazione con la casa comune, con l’ambiente ed il creato. L’iniziativa nasce da un desiderio di purificazione e di liberazione dalle forze negative che condizionano gravemente la nostra vita e la società. 
Mi riferisco all’affermazione di una mentalità che non ha il senso del bene comune, ove si radica la malavita organizzata, la mafia e la ‘ndrangheta. Fenomeni per i quali ciò che più conta è il proprio interesse, la casa comune, l’ambiente, il creato sono solo da sfruttare senza alcun rispetto, il Noi, l’altro, ciò che appartiene a tutti passa in secondo piano. 
La mafia, la mentalità mafiosa non sono altro che l’idolatria dell’IO e la negazione del bene comune. In questo contesto non c’è via di uscita se non quella di una conversione: la conversione della vita nella direzione dell’amare, quella che libera dalle chiusure autoreferenziali ed egocentriche. 
Nella direzione dell’amore si coglie il senso vero della vita dell’uomo e della donna chiamati a formare unità, comunità, famiglia, per rompere lo stato di solitudine. A riguardo sono illuminanti le parole di F. Kafka che dice: “Non sono solo perché ho ricevuto una lettera d’amore, sono solo perché non ho risposto con amore”. Lo scrittore richiama la solitudine in cui si trova l’uomo, quando non si risponde all’amore. E non si risponde all’amore, quando si vive di malaffare, di illegalità e violenza, quando si adora il male e si disprezza il bene. Non risponde all’amore chi vive disprezzando il bene comune, chi non riconosce all’altro gli stessi diritti che pretende per sé, chi fa agli altri quello che personalmente non vuole per sé. La vita è un rispondere all’amore che è iscritto nel nostro essere sin dalla creazione. La vita si spiega in riferimento a questo amore, nel quale siamo costituiti dall’eternità. L’essere creati “maschio e femmina” si realizza nella reciprocità dell’amore. L’uomo da solo è imperfetto, la donna da sola non madre che genera vita e speranza. La perfezione è proprio nella diversità che s’incontra e si ama. Pertanto, non rispondere all’amore è il più grave fallimento dell’umana esistenza. Mi riferisco all’amore di sé e dell’altro, all’amore per il creato e per quanto ci sta attorno.
A questa realtà coniugale e famigliare fa riferimento il Vangelo di oggi. Gesù è chiamato in causa sull’applicazione di una legge antica: la legge del divorzio o del ripudio. E’ una norma risalente a Mosè che consentiva all’uomo l’atto del ripudio di sua moglie. Per Gesù il ripudio, la divisione, la rottura del legame tra i coniugi è la dichiarazione del fallimento del progetto iniziale della creazione. Se la legge umana lo consente, è solo a motivo della “durezza del cuore”. La rottura del vincolo matrimoniale era tra quelle norme che non rientravano nel progetto di Dio: “Ma dall’inizio della creazione [Dio] li fece maschio e femmina; per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una carne sola. Così non sono più due, ma una sola carne. Dunque l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto». Dio è fonte originaria dell’amore: il suo amore assolutamente fedele ed eterno è modello dell’amore umano. Quando si risponde all’amore mediante l’offerta di tutto noi stessi sia nella verginità, nella vita sacerdotale e religiosa che nel matrimonio non saremo più soli.
Questa giornata diocesana è un invito alla conversione rivolto a tutti, ai mafiosi e a quanti non si curano dalla casa comune, del creato, dell’ambiente, del bene comune. Non sono solo i mafiosi a doversi convertire, ma tutti abbiamo bisogno di conversione. E’ quello che Gesù annuncia sin dall’inizio della sua predicazione: “Convertitevi!”  Sono il messaggio centrale nel Vangelo, anzi la sua essenza. Una conversione che l’uomo e la donna possono sperimentare aprendosi a Dio ed al suo progetto di vita e di amore: "... Se non vi convertirete, perirete tutti allo stesso modo" (Lc 13,5). "In verità vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli" (Mt 18,3). 
Gli uomini e donne di oggi tendono a deresponsabilizzarsi, riconoscendo il male sempre e solo negli altri. In tutte le cose si cerca un capro espiatorio al di fuori di sé stessi. Diventa difficile riconoscere il peccato e ancora più difficile disporsi al pentimento ed al cambiamento di vita. Si dimentica che il male è una realtà diffusa che contamina tutti, che il mondo è sotto il segno di Adamo e di Eva. Che c’è una corruzione generale che tocca tutti, seppure con gradi di responsabilità diversi; che il male è dentro di noi: "Chiamata di nuovo la folla, Gesù diceva loro: «Ascoltatemi tutti e comprendete bene! Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono i propositi di male: impurità, furti, omicidi, adultèri, avidità, malvagità, inganno, dissolutezza, invidia, calunnia, superbia, stoltezza». Questo male dentro di noi si trasmette a macchia d’olio, nella società, nella famiglia, nella stessa Chiesa. 
Allora quando si aggiungono fenomeni negativi come la mafia, le famiglie che si disgregano e si vivono divisioni e guerre al loro interno, la conversione e purificazione sono l’unica possibilità di vita e di salvezza per tutti, anche per il mafioso. Essa comporta la rinuncia a satana e a tutte le sue seduzioni, agli idoli del denaro, della vana gloria, dell’orgoglio, del potere, della violenza. 
La conversione è il passare dalla logica dell’IO a quella del NOI, dell’avere a quella dell’essere, del possedere a quella del dare. E’ una conversione che interessa la società come la chiesa, le istituzioni pubbliche come anche la famiglia. Per la famiglia convertirsi è tornare al piano originario di Dio, che sogna l’umanità a misura di famiglia.
 
* Vescovo di Locri-Gerace

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