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Iniziativa singolare del gestore del Centro di Gioiosa Jonica (RC)

Sprar, attenzione al welfare delle risorse umane

di Redazione Web 12/10/2016

La Rete dei Comuni Solidali, nella sua qualità di ente gestore del Progetto SPRAR di Gioiosa Jonica, intende sperimentare sin da subito una nuova modalità di gestione dei tempi di lavoro dei propri operatori. La settimana lavorativa, per i dipendenti che vorranno aderire a questa sperimentazione, sarà calibrata su quattro giorni settimanali e non più su cinque, con un calendario che verrà articolato – per ogni singolo operatore – in orari da lunedì a giovedì oppure da martedì a venerdì. Naturalmente, rimarrà immutato l’impegno nella quantità e nella qualità dei servizi offerti ai migranti ospiti dello SPRAR gioiosano: il front-office resterà aperto da lunedì a venerdì e ogni incombenza lavorativa sarà puntualmente assolta. L’obiettivo, rivendicato e ricercato, è innanzitutto un obiettivo politico-culturale: quello di garantire più spazio ai tempi di vita delle persone impegnate professionalmente con Recosol, liberandoli da calendari particolarmente intensi che impediscono un puntuale godimento della propria esistenza. Un fine settimana più lungo, che si dipana sull’arco di tre giorni (da venerdì a domenica oppure da sabato a lunedì), è una misura semplice nella sua formulazione, ma presuppone comunque un’idea altra di relazioni umane e sociali. Ancora una volta, nel suo piccolo, ReCoSol vuole provare ad andare contro-corrente, a rigettare l’omologazione impostaci dal pensiero dominante del moderno capitalismo: quella stessa omologazione che pretende uno sfruttamento sempre più intensivo del lavoro, un’appropriazione dei tempi e delle scelte personali dei lavoratori, una precarietà diffusa anche nella gestione delle turnazioni lavorative. Il futuro, per quel che ci riguarda, ci parla di un lavoro che non opprime ma che libera realmente le persone. Ma vi è di più. Una tipologìa di impegno così carica di stress psicologico e tensione emotiva, a stretto contatto con sensibilità umane le più disparate e con una precarietà esistenziale di forte impatto, può solo trarre benefici da una tempistica di lavoro più leggera e meno oppressiva. Operare in un relazione quotidiana con migranti e rifugiati – che fuggono da condizioni di estrema difficoltà e che scorgono un domani talvolta assai nebuloso – è operazione sicuramente complessa, articolata in mille contraddizioni, perciò stesso bisognosa di una pausa lavorativa che sia realmente ricostituente del benessere psico-fisico dei lavoratori. ReCoSol ci proverà a Gioiosa Jonica, con le ragioni e le prospettive di cui si è detto. L’augurio è che possa essere un esempio contagioso, una testimonianza efficace per un’idea alternativa di organizzazione del lavoro.

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