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Al via il percorso formativo pensato dal Settore di Ac per tutti i responsabili dei gruppi giovanili

Essere educatori: scorgere le insidie dei Social network

di Redazione Web 14/10/2018

di Giorgio Cotroneo - Come può oggi un educatore di un gruppo giovani o giovanissimi “stare” nei Social network, vedendoli ed utilizzandoli come occasione di incontro e dialogo? A questa domanda attualissima ha tentato di dare risposta l’incontro di formazione di inizio anno per tutti gli educatori del settore giovani di Azione cattolica, tenutosi martedì 25 settembre presso la parrocchia del Santissimo Salvatore, guidato da don Davide Imeneo, direttore L’Avvenire di Calabria.

Interrogati sulla cruciale domanda «cos’è un Social network?», gli educatori presenti hanno tentato di definire il fenomeno. Molto nteressante notare che i giovani e i giovanissimi, ovvero i ragazzi di età compresa tra i quattordici e i ventinove anni, non costituiscono la parte principale degli utenti di Facebook: sebbene il social più utilizzato sia WhatsApp, essi utilizzano in prevalenza YouTube e Instagram, poi Snapchat e solo in quarta posizione Facebook, preferendo, quindi, strumenti che consentono di trasmettere foto e video più che testi. Gli stessi dati mostrano che i ragazzi della fascia di età considerata trascorrono da un’ora e mezza a quatto ore al giorno sui social: tuttavia, ciò che è davvero necessario chiedersi è come venga speso questo tempo e quindi quali contenuti vengono visualizzati e che attenzione si presta a ciò che si condivide.
 
I dati raccolti a livello mondiale mostrano che la durata media della visita di un sito internet, raggiunto soprattutto utilizzando link da pagine social, è bassissima e non supera i venti secondi: ciò significa che i contenuti vengono visualizzati in modo estremamente veloce e superficiale e spesso la comunicazione si ferma ad una foto cui è abbinato un titolo. Per l’educatore, allora, il Social network non può essere il luogo adatto per fare formazione, cioè per caricare contenuti legati alla crescita personale dei ragazzi. Dal punto di vista educativo, aggiunge don Imeneo, «il problema generale è che molti genitori tendono a precocizzare i bambini nell’infanzia e ad infantilizzarli poi quando sono adolescenti.
 
Lo stesso rischio corrono gli educatori: se è vero, infatti, che i social non sono un luogo di formazione, per la volatilità dei contenuti che veicolano, bisogna tuttavia formarsi ad utilizzarli con criterio, ad essere, cioè, educatori anche sui social, fornendo la corretta immagine di uno stile di vita sano ed equilibrato, oltre che conforme alla dottrina cristiana che si vuol trasmettere ai ragazzi». Il pericolo maggiore è che i ragazzi cadano nella trappola di fenomeni estremamente dannosi come il sexting, ovvero l’invio di testi o immagini sessualmente esplicite tramite internet o telefono cellulare, che diventano poi strumento di ricatto: il solo Tribunale dei Minorenni di Reggio Calabria ha registrato nel 2017 oltre seicento denunce per tale tipologia di reati. Pertanto, nonostante sia dovere dell’educatore sfruttare le enormi potenzialità comunicative di ogni social network, egli deve essere consapevole dell’inadeguatezza di essi quali luoghi dedicati all’attività formativa.

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