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Ha lasciato Riace poco dopo le 6 di questa mattina Domenico Lucano, il sindaco sospeso

Revocati i domiciliari, ma Lucano ''esiliato'' da Riace

di Redazione Web 17/10/2018

Ha lasciato Riace poco dopo le 6 di questa mattina Domenico Lucano, il sindaco sospeso per il quale ieri il Tribunale del riesame di Reggio Calabria ha revocato gli arresti domiciliari, disponendo però nei suoi confronti il divieto di dimora. Resta a Riace, invece, la compagna di Lucano, per la quale il divieto di dimora é stato attenuato con la misura dell'obbligo di firma.
 
I giudici del Tribunale del Riesame hanno accolto parzialmente il ricorso degli avvocati Antonio Mazzone e Andrea D’Aqua che avevano chiesto l’annullamento dell’ordinanza di custodia cautelare disposta dal gip su richiesta della Procura di Locri nell’ambito dell’inchiesta “Xenia” a carico di Mimmo Lucano, sindaco di Riace.
Revocati, quindi, gli arresti domiciliari per il primo cittadino accusato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina; questo provvedimento cautelare sono stati sostituiti con il divieto di dimora nel Comune della fascia ionica calabrese. Il provvedimento è stato notificato poco prima delle 22. Cambia anche la misura cautelare a carico della sua compagna Tesfahum Lemlem. Nei confronti di quest’ultima, il divieto di dimora che le era stato disposto dal gip di Locri è stato sostituito con l’obbligo di firma.

In mattinata Lucano, apparso provato, non si è sottratto alle domande dei giornalisti presenti all’uscita dall’aula del Riesame. Tra qualche settimana saranno depositate le motivazioni dei giudici di Reggio Calabria. Per il momento, inoltre, Lucano rimane sospeso dalla carica di primo cittadino così come aveva disposto il prefetto Michele Di Bari all'indomani dell'operazione “Xenia”.
Tra i temi affrontati dal sindaco di Riace con i cronisti c’è il rapporto presente, passato e futuro col Viminale. Lucano ha ribadito che «andremo avanti da soli – riferendosi alla fine dell’esperienza degli Sprar –  mettendo a sistema tutto quello che abbiamo costruito e contando sulla solidarietà internazionale. L’accoglienza tornerà ad essere spontanea, come quando tutto è iniziato, senza soldi pubblici». Nessun passo indietro dinnanzi a chi «non rispetta i diritti umani». Non sono mancati i riferimenti diretti, quindi, all’attuale linea governativa: «Noi apparteniamo ad una idea politica che è affamata di umanità», ha specificato Lucano.

Il villaggio globale di Riace non morirà “per decreto”: si sta lavorando alla sistemazione dei 150 profughi ad oggi residenti nel comune calabrese. Rispetto alla scarcerazione.
Nel pomeriggio di ieri, poi, circa 500 manifestanti sono tornati in piazza per chiedere giustizia per Mimmo Lucano chiedendo che il primo cittadino torni in libertà e contestando la recente decisione del Ministero dell’Interno di tagliare i fondi per Riace. Lo hanno fatto davanti al Palazzo della Prefettura di Reggio Calabria, mantenendo uno stile pacifico, nonostante lo spiegamento delle forze delle Ordine, ma utilizzando ancora toni duri: «Mimmo Lucano è un obiettore di coscienza e noi obiettiamo insieme a lui. Se tocca Lucano, può toccare tutti noi che rispettiamo il dovere costituzionale inderogabile della solidarietà». Tra i manifestanti, gli attivisti del movimento “ReggioNonTace” e diversi gruppi Scout di Reggio Calabria. Subito dopo la notizia della scarcerazione, soddisfazione è stata espressa dai promotori dell’iniziativa sui Social network.

«È una persecuzione, una cosa senza senso». Non riesce a essere felice Mimmo Lucano seppure i giudici del Tribunale del Riesame hanno accolto parzialmente il ricorso dei suoi legali “tramutando” gli arresti domiciliari in divieto di dimora nella “sua” Riace. Dopo aver ricevuto la notizia della scarcerazione si è dichiarato «contento per essere nuovamente libero; ma dall’altra parte l’allontanamento da Riace mi sembra un impedimento politico». Secondo Lucano «continua la battaglia, questo processo politico, ormai non mi posso tirare indietro. Cosa ho fatto di male per essere trattato come un criminale pericoloso? Io non sono assolutamente pentito di quanto fatto, tant’è che la verità piano piano si sta facendo strada».

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