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La Scuola nasce dalla collaborazione tra l’Arcidiocesi di Reggio Calabria-Bova e l’Istituto Superiore Formatori (ISFO)

Accompagnamento spirituale, una scuola pratica da far germogliare

di Redazione Web 21/10/2018

Viviamo una post-modernità piena di contraddizioni, il relativismo etico afferma con prepotenza che non esistono valori precostituiti e la nostra società è sempre di più incapace di guardare oltre se stessa. La Chiesa non è ovviamente rimasta immune a tutto questo, gravata da forti lacerazioni interne, da scandali che gridano giustizia verso il Cielo e  da dolorose ferite di divisioni faziose. Non credo, tuttavia, sia un tempo storico più difficile di quelli attraversati nel passato. Cambia la forma dello smarrimento che stiamo attraversando, ma il contenuto è uguale. In ogni caso è comunque un tempo propizio in cui, come popolo di Dio e cittadini di questo mondo, siamo profondamente interrogati e provocati ad una corresponsabilità ora più che mai necessaria. Possiamo scegliere se essere spettatori passivi e intonare al mattino il nostro personale ufficio delle lamentazioni, oppure prendere in mano la speranza. Proprio di speranza ha parlato il nostro Arcivescovo, Mons. Giuseppe Fiorini Morosini, lo scorso 6 ottobre, nell’incontro con gli studenti della Scuola Pratica di Accompagnamento Spirituale riuniti ad Arghillà per il primo weekend di formazione. Lo stesso Arcivescovo ha ribadito che ha voluto fortemente che questa esperienza formativa avesse sede nella nostra diocesi, proprio perché ne riconosce il valore in questo tempo di tante difficoltà per la Chiesa tutta, in cui è importante continuare a seminare con speranza.  La  speranza è capace di dialogare con il presente e di rendere vicino il futuro. È tempo di vegliare nella notte, di preparare i profumi, di essere fedeli ai compiti che abbiamo: lavorare, pregare, formarci, convertirci, avere cura, amare attraverso i piccoli-grandi gesti concreti del quotidiano. È il tempo della concretezza: di trasformare ciò che sentiamo possibile in ciò che viviamo. Gesù nel Vangelo è sempre concreto: non parla mai per astrazioni o per categorie, ma reagisce alle necessità e alle urgenze che si trova davanti. Di questa concretezza è intrisa l’esperienza formativa proposta dalla Scuola Pratica di Accompagnamento Spirituale che per i prossimi tre anni si terrà presso la casa di spiritualità Maria Porto di Pace, in Arghillà, strutturata in cinque weekend residenziali per anno.

La Scuola nasce dalla collaborazione tra l’Arcidiocesi di Reggio Calabria-Bova e l’Istituto Superiore Formatori (ISFO), collegato alla Pontificia Università Gregoriana, che propone un approccio antropologico fondato sulla visione biblica dell’uomo, capace di integrare la dimensione spirituale con le dinamiche umane, attraverso il dialogo tra la teologia e le scienze umane (in particolare la psicologia del profondo). Per vivere la ricchezza della comunione ecclesiale e della condivisione dei carismi, gli studenti sono stati selezionati tra candidati provenienti da tutte le diocesi della Calabria e l’equipé di lavoro che coordina la Scuola è formata da rappresentanti di diverse diocesi: padre Luca Garbinetto, religioso della Pia Società S. Gaetano e docente dell’ ISFO, Mons. Salvatore Santoro, rettore del Seminario Arcivescovile Pio XI della diocesi di Reggio Calabria-Bova, la dott.ssa Giusy Zinnarello, consacrata dell’Ordo Virginum della diocesi di Reggio Calabria-Bova, don Fortunato Morrone, presbitero della diocesi di Crotone, suor Caterina Fodaro, religiosa francescana, della diocesi di Lamezia Terme. Anche i docenti che si alterneranno durante i weekend formativi provengono dall’ISFO e dalle Università e dagli Istituti Teologici della Calabria.

L’aspetto “pratico” della Scuola nasce dall’esigenza di fornire competenze e strumenti spendibili nella relazione di accompagnamento spirituale e consiste nell’alternare lezioni informative e teoriche a laboratori in piccoli gruppi e altre attività. Formare, infatti, è sempre perseguire un cambiamento, agire funzionalmente per favorirlo, attivando processi specifici, comporta qualità relazionali e competenze che non sono acquisibili mediante la semplice informazione, ma che necessitano di spazi e tempi di incontro in cui sia possibile sperimentarsi nello stare in relazione, consapevoli che l’incontro tesse legami, intreccia fili, mobilita energie e risorse e getta ponti. Uno dei maestri di spiritualità del secolo scorso, il monaco André Louf, ha più volte sostenuto che oggi la Chiesa non può vivere senza accompagnamento spirituale, parafrando possiamo dire “che la Chiesa oggi non può vivere senza qualcuno che si metta in gioco avendo cura dell’altro” (p. Luca Garbinetto), impegnandosi prima di tutto nella propria formazione, acquisendo sia le competenze necessarie sia quella sensibilità spirituale che sta alla base dell’arte del discernimento. Usando un’immagine cara al profeta Isaia possiamo definire l’accompagnatore spirituale come un riparatore di brecce, un restauratore di case in rovina (cfr Isaia 58,12), sapendo che la casa di cui parla il profeta non è fatta di mattoni ma di relazioni. È la nostra vita guarita e arricchita  dall’incontro con gli altri dentro cui vibra lo Spirito santo.

Giusy Zinnarello

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