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Il 29 e 30 ottobre, i volontari dell'Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII saranno impegnati per sostenere i più bisognosi

Riparte l’iniziativa “Un pasto al giorno”

Lo slogan

di Redazione Web 19/10/2016

Arriva anche in Calabria, l’iniziativa “Un pasto al giorno”. Il 29 e 30 ottobre, i volontari dell'Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, fondata da Don Oreste Benzi nel 1968 - quest'anno caratterizzata dallo slogan “La dignità riparte da qui” - in cambio di un'offerta libera, consegneranno un pacco di pasta da poco più di 100 grammi: una vera e propria porzione, il pasto di un giorno. Una donazione grazie alla quale la Apg23 potrà continuare a garantire un aiuto agli oltre 41mila fratelli in difficoltà, gli ultimi, che ogni giorno mette a tavola nelle sue oltre 600 realtà di accoglienza (tra case famiglia, Capanne di Betlemme per i senza dimora, Centri nutrizionali) in 38 paesi del mondo. 
L’elemento che contraddistingue la APG23 da altre realtà impegnate nella stessa causa, è la condivisione diretta di vita: chi ne entra a far parte, infatti, apre le porte della propria casa e della propria vita per condividere la quotidianità con i più poveri, i più deboli, con coloro che comunemente vengono definiti gli ultimi della società, per offrir loro un aiuto costante, senza scadenza e senza 'orari d'ufficio'. Tutti, così, diventano fratelli e sorelle, figli, membri di una stessa famiglia. Lotta alla fame piatto dopo piatto, dunque, salvando un fratello e una sorella per volta: è questa la mission dell'iniziativa. 
Solidarietà, responsabilità e dignità sono le chiavi per riequilibrare questo sbilanciamento, creando da un lato una nuova cultura del riutilizzo e attribuendo dall'altro una dignità nuova sia a chi ha bisogno di aiuto sia a chi lo sostiene attestando un protagonismo attivo di entrambi e stabilendo tra loro una forte connessione: la fraternità. Quest’anno, inoltre, “Un pasto al giorno” assume un significato particolare: siamo nell’anno del Giubileo della Misericordia. Ed è proprio condividendo l’esperienza e la sofferenza dell’altro che si realizza l’ideale più completo di fratellanza. In questo senso, il ‘pacco di pasta’ assume il significato di un abbraccio dato da lontano a chi è in difficoltà. Cibo è stare insieme, è mettere in comune, è espressione della generosità di Dio. Lo spiega anche il Vangelo, dall’ultima cena alle Nozze di Caana, fino all’episodio della moltiplicazione dei pani e dei pesci o alla parabola del Figliol Prodigo. Un aspetto importante, poi, riguarda le parole di Papa Francesco: più volte il Pontefice si è soffermato nel mettere in guardia contro la dilagante cultura dello spreco, che concerne non soltanto gli alimenti e le cose, ma tocca, di riflesso, anche le persone. Lo ‘scarto’ del cibo, dunque, diventa metafora dell’abbandono di chi è più in difficoltà, come gli anziani, i disabili, considerati gli ultimi della società. Lo spiega il responsabile della APG23, Giovanni Ramonda: “La facilità di ‘buttar via’ è sinonimo di indifferenze ed insensibilità, gli stessi atteggiamenti che portano all’emarginazione di tanti nostri concittadini, lasciati soli ad affrontare i problemi e le difficoltà della vita. Il nostro ‘pacco di pasta’, dunque, vuol essere il simbolo di un nuovo patto sociale, che consente di accrescere se stessi aiutando gli altri, tutelare il diritto al cibo: uno dei diritti umani fondamentali”. Quando non è rispettato, la dignità umana è violata. Lo spreco è una metafora, ma non solo. E allora come si può agire in concreto contro questa cultura? La APG23 prova a farlo attraverso un piccolo ricettario, con le istruzioni per preparare dei piatti sfiziosi utilizzando gli avanzi del giorno prima, oppure le parti di ortaggi e verdure che solitamente si buttano via, come le bucce di mela o d’anguria. Il problema dello spreco, infatti, ha un riflesso economico molto rilevante. Secondo la Coldiretti, il valore monetario degli sprechi alimentari ammonta a 12,5 miliardi. Di questi, il 54% proveniente proprio dal consumo, il 15% dalla ristorazione, l’8% dall’agricoltura e il 2% dalla trasformazione. Se consideriamo che nel 2015 i poveri nel nostro Paese hanno superato i 4 milioni e mezzo (cifra record rispetto ai 10 anni fa), si coglie come il miglioramento delle condizioni di vita può passare anche da una lotta alla cultura delle eccedenze. “Anche attraverso il cibo – spiega ancora Ramonda - si realizza la dignità dell’uomo”. E una nuova chiave, più responsabile, del suo impiego, può migliorare la qualità della vita di tanti.

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