accedi | registrati | 15-11-2018

Il giovane renziano, di ritorno dalla Leopolda, cita le parole del sacerdote siciliano: «È divisivo»

Il partito dei cattolici? Schirripa: «Ricordatevi di don Sturzo»

di Federico Minniti 29/10/2018

Un calabrese alla Leopolda. Marco Schirripa, giovane dirigente Dem, ci svela i retroscena dell’incontro nazionale della componente renziana del Partito democratico.

Quale è il ruolo del Pd al tempo dell’asse gialloverde?

Il Pd serve oggi più che mai: innanzitutto ha il compito di provare a ricostruire in Italia la funzione del partito, prendendo atto dei tempi della modernità. Inoltre c’è un enorme spazio culturale da coprire: chi non aderisce al sovranismo populista di Lega e M5S deve poter avere un campo di riferimento cui affidare le proprie istanze.

Quali le strategie dei democratici per tornare a dialogare, soprattutto, col Mezzogiorno che ha votato in massa il M5s?

Infrastrutture e lavoro rimangono le questioni principali da affrontare, insieme ad una adeguata selezione della classe dirigente e alla lotta alla criminalità organizzata.

A proposito di dirigenti del Sud. Minniti– segretario è solo un ipotesi giornalistica?

Il mio parere è che una figura autorevole, esperta e dedita al lavoro come Marco Minniti sarebbe ottima per guidare il Partito Democratico in questa fase.

Renzi e i “renziani” che fine faranno?

Parliamoci chiaro: Renzi non si candiderà a segretario ma oggi è impossibile pensare ad un segretario che non goda del suo sostegno.

Che aria tira nel centrosinistra reggino e calabrese?

Così come a livello nazionale anche a livello locale è necessario un gran lavoro di analisi, di cucitura e di selezione dei gruppi dirigenti. Fare politica significa soprattutto tenere insieme, fare sintesi, soprattutto con chi la pensa diversamente. Al momento il centrosinistra parte con il peso fisiologico di aver governato sia al Comune che alla Regione e allo stesso tempo col vantaggio di aver già dei candidati uscenti a sindaco e presidente della regione.

Caso–Riace. Zingaretti vorrebbe Lucano nelle liste per le Europee.

Non sono a conoscenza di proposte di candidature a Mimmo Lucano, né tanto meno so chi sarebbe a favore o contrario. Penso sicuramente che lui non accetterebbe, Lucano è innamorato di Riace ed è lì che il suo impegno politico trova la sua vocazione naturale.

Quale è la sua posizione rispetto alla vicenda?

Io sono stato a Riace, anche per la manifestazione in suo sostegno, e reputo necessaria una distinzione tra l’individuo Mimmo Lucano e le politiche da lui portate avanti: su Mimmo Lucano c’è un’indagine in corso e finché gli esiti non saranno chiari non è opportuno pronunciarsi. Focalizzerei di più l’attenzione sulle tematiche che sottendono al caso Riace e quindi il ripopolamento di centri abbandonati, l’accoglienza, l’integrazione. Su questi principi penso che non si possa essere che d’accordo.

Cattolici in politica. Lei, da cattolico e uomo del Pd, come legge questa prospettiva?

Penso innanzitutto che occorra studiare e riscoprire le figure storiche dell’impegno politico dei cattolici, così come sarebbe utilissimo approfondire le encicliche sociali. A chi però immagina un partito dei cattolici ricorderei il monito di don Luigi Sturzo: «Il cattolicesimo è religione, è universalità; il partito è politica, è divisione».

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