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Oltre 40 anni fa la visita «ad limina» dei vescovi della conferenza calabra

Papa Paolo VI, un santo attento alla Calabria

di Federico Minniti 01/11/2018

Paolo VI è santo. Lo scorso 14 ottobre, a Piazza San Pietro, la canonizzazione di papa Montini. Un pontefice «prossimo» ai territori e di cui L’Avvenire di Calabria ne conserva diverse testimonianze. La prima, nitidissima, si palesa sfogliando i numeri del ‘77, sotto la guida di Franco Marra, magistrato reggino che diresse il settimanale diocesano negli «anni di piombo». E fu in quel tempo, esattamente il 26 maggio 1977, che Paolo VI accolse, in udienza, i vescovi calabresi durante la loro visita «ad limina » assieme ai presuli lucani. All’epoca l’arcivescovo reggino era monsignor Ferro (di cui pubblichiamo la foto proprio con papa Montini) che era anche presidente della Conferenza episcopale calabra. Erano gli ultimi giorni di Ferro in riva allo Stretto, da lì a breve gli sarebbe subbentrato monsignor Aurelio Sorrentino, presente all’incontro in qualità di arcivescovo di Potenza.

«Resta, purtroppo, ancora invariato – scrive monsignor Ferro – il grave problema delle migrazioni, con sempre nuove difficoltà sul piano pastorale. La Santità Vostra durante gli anni del suo episcopato nell’arcidiocesi di Milano si degnò fraternamente incoraggiare e sostenere le nostre iniziative a favore degli emigranti. Possa il vostro esempio essere un efficace stimolo per tutti a considerare più attentamente in spirito di cristiana solidarietà un problema che investe ormai l’intera comunità nazionale». Un tema attualissimo ancor oggi, un Papa attento a quanti sono costretti a cambiare vita alla ricerca di nuove opportunità lavorative. Questo era il rapporto d’affetto tra Paolo VI e la Calabria del post–boom economico. Un pontefice in ascolto dei territori, come ribadisce un altro cimelio storico conservando nell’archivio de L’Avvenire di Calabria. A scrivere era don Italo Calabrò che concentrò la sua riflessione sul tema della Comunione: «Comunione con i fedeli, coordinando l’opera evangelizzatrice della Chiesa – affermava don Calabrò nel suo articolo – in spirito di condivisione reale con la propria gente, per una autentica, integrale promozione umana di tutti in particolare dei più deboli, dei più emarginati».

Attenzione ai bisogni, comunione ecclesiale e promozione umana: questi punti–cardine del pontificato di Paolo VI nel rapporto sinodale con la Chiesa calabrese e, in particolare, con l’arcidiocesi metropolita di Reggio Calabria.

Altro scrigno di informazioni è stato monsignor Antonino Denisi, decano del capitolo diocesano, che nel commentare la notizia della canonizzazione di Paolo VI ha voluto evidenziare, durante una sua visita alla redazione, del dialogo tra Montini e monsignor Cognata con un riferimento storico ben delineato nell’udienza privata tra i due del 1963 in cui lo stesso pontefice affermo come «monsignor Cognata abbia portato un croce pesantissima » come riportato anche dal libro di Luigi Castano del 1981. Aneddoti che infittiscono una vicinanza paterna tra papa Paolo VI e una Chiesa del Mezzogiorno che in lui ha trovato una guida salda e premurosa.

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