accedi | registrati | 15-11-2018

Indigenza, un ciclo in cui spesso si resta per generazioni

La riflessione del direttore della Caritas diocesana di Reggio Calabria, don Antonino Pangallo

di Antonino Pangallo 07/11/2018

Il recente dossier elaborato dalla Caritas italiana, presentato il 17 ottobre, ha come titolo: “Povertà in attesa”. Dagli anni cruciali della crisi economica (2012-2013), la povertà è cresciuta nel nostro paese fino a contare circa 5 milioni di cittadini in povertà assoluta.

Tra di essi, volti e storie di donne ed uomini “sospesi”, presi in carico dalle più di 200 Caritas diocesane in Italia. Molti non riescono ad uscire dal vortice di una condizione non voluta. Chi nasce in una famiglia povera ha poche possibilità di uscire dal vortice. Accanto alla povertà economica, lavorativa ed abitativa va crescendo la povertà educativa.

Molti giovani ed adulti che oggi bussano ai centri di ascolto fanno parte di una catena di fragilità. Molti hanno solo una licenza media inferiore. Cresce l’analfabetismo e l’abbandono scolastico è in continuo aumento.

Se è vero che solo la crescita culturale può permettere il salto per uscire dalla miseria, oggi si stanno creando le premesse per una deprivazione di un capitale sociale. La formazione è la vera leva per la fuoriuscita dalla morsa della povertà. Senza cultura molti poveri saranno stritolati senza alcuna possibilità di risalita.

Crescono i senza fissa dimora come i bisogni relazionali degli anziani e la solitudine causata dalla malattia mentale. La rottura di un legame affettivo, inoltre, mette a rischio l’equilibrio di tante persone e, a volte, causa nuove povertà. Questo esercito di poveri si va cronicizzando. Essi sono in attesa di risposta. Ad essi si guarda troppo con una prospettiva economica come se solo un sussidio finanziario potesse sbloccare la situazione. Il sociale viene prima dell’economico. Senza investimenti autentici sul capitale sociale anche il Rei o il reddito di cittadinanza rischiano di essere un grande flop. Senza far fronte alla povertà educativa combattendo l’abbandono scolastico, supportando i minori a rischio, qualificando professionalmente i giovani e gli adulti il nostro paese rischia di implodere. Causa dolore assistere alla partenza di tanti ragazzi verso il nord del paese o addirittura fuori Italia, vedere l’incapacità di integrare le forze giovani e fresche provenienti dal mondo dell’emigrazione, assistere alla guerra tra poveri; ascoltare la rabbia xenofoba che pensavamo scomparsa, vedere la fatica di realizzare uno stato sociale capace di rendere ogni cittadino non un assistito né un dimenticato, ma il protagonista di un nuovo sviluppo. Non possiamo né dobbiamo rassegnarci dinanzi alla povertà. È molto bello che per la seconda giornata del povero del prossimo 19 novembre, papa Francesco abbia inviato un messaggio commentando il Salmo 34: «Questo povero grida e il Signore lo ascolta». Le iniziative in cantiere per tale giornata hanno lo scopo di sensibilizzare, educare le nostre comunità a non chiudersi ma a vivere il Vangelo della carità, consapevoli che, se ascolto Gesù ed il suo Vangelo, non posso non celebrarlo nella preghiera ed amarlo nei poveri. Uno studio recente ha evidenziato come in un sondaggio sul sentire degli italiani rispetto al fenomeno migratorio la realtà risulti amplificata in un rapporto da 1 a 25. L’operazione mediatica di pressing ha ingigantito la situazione fino a suscitare nell’immaginario collettivo la convinzione che il problema dei problemi sia quello dei migranti. Lo studio mostra come i cristiani praticanti la pensino come i non praticanti. Ciò evidenzia la forza pervadente di certa comunicazione e non può non creare preoccupazione sull’autenticità e sull’integralità della trasmissione della fede oggi in Italia. Come può una persona dirsi cristiana e poi chiudersi dinanzi al dramma della povertà?

Non fissare quella strada che da Gerusalemme porta a Gerico e quell’uomo bastonato dai briganti su cui solo lo straniero, il samaritano, si china compassionevole per prendersene cura? Da ultimo, alla luce del recente Sinodo dei vescovi, nella nostra Caritas diocesana si è costituito il gruppo di lavoro “Carità e giovani”, il cui obiettivo è di elaborare itinerari capaci di rendere il servizio ai poveri strada di evangelizzazione per il mondo giovanile. Ci auguriamo di poter contribuire così all’impegnativo lavoro pastorale della nostra Chiesa che con tutte le forze non fa altro che dire Cristo, redentore dell’uomo.

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