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L'imputato è un diciassettenne che avrebbe vessato un dodicenne che all'epoca dei fatti aveva 9 anni

Bullismo, al via un processo a Reggio Calabria

di Redazione Web 09/11/2018

Mesi e mesi di molestie, persecuzioni, percosse. Fino a quando la madre della vittima non ha deciso di rivolgersi ai carabinieri, presentando una denuncia. É la vicenda che vede come vittima un ragazzo che oggi ha 12 anni, ma che all'epoca dei fatti ne aveva 9, costretto a subire atti di bullismo. A rendere nota la vicenda è lo "Studio 3A", che si occupa di patrocinio stragiudiziale.

La Procura dei minorenni di Reggio Calabria ha chiesto il rinvio a giudizio di un ragazzo, oggi diciassettenne, che frequenta lo stesso istituto comprensivo della vittima. Al ragazzo per il quale la Procura ha chiesto il processo vengono contestati i reati di lesioni personali, percosse e minacce. L'udienza preliminare per decidere sul rinvio a giudizio del 17enne é stata fissata per il prossimo 25 gennaio.

Un procedimento penale riguardante la stessa vicenda é pendente anche presso la Procura ordinaria di Reggio Calabria, con un indagato di cui non si conosce l'identità.
     

La nota del Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza della Regione Calabria, Antonio Marziale: "No a iniziative scolastiche fine a sé stesse"

“Non si può continuare ad infarcire la scuola di iniziative sulla lotta al bullismo per poi comportarsi in modo pilatesco”. E’ quanto dichiara il sociologo Antonio Marziale, Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza della Regione Calabria, denunciando “un sensibile aumento di segnalazioni e denunce su episodi di bullismo, sottovalutati o elusi da chi dovrebbe, invece, applicare le regole e dare seguito alle enunciazioni programmatiche”.

“La causa, che spinge i denuncianti a rivolgersi in extrema ratio al Garante – spiega Marziale – è la mancata iniziativa dei dirigenti scolastici di molti degli istituti in cui maturano gli eventi ad intraprendere provvedimenti e a temporeggiare finanche anni, persino davanti ad atti di bullismo corredati da cartelle del pronto soccorso e testimonianze interne. Tutto ciò comporta anche un ricorso all’autorità giudiziaria, quand’invece la soluzione potrebbe essere esclusivamente pedagogica”.

Per il Garante, “omettere di intervenire o procrastinare nel tempo, nella vana speranza che tutto finisca nel dimenticatoio, significa venir meno ad una responsabilità educativa che reca danno alla dignità della scuola, all’immagine di una istituzione imprescindibile, fondamentale, e non aiuta i ragazzi a comprendere gli errori commessi, ad elaborarli fino ad evitarli. Per tali motivi – conclude Marziale – ho sollecitato un incontro alla Dirigente Generale dell’Ufficio Scolastico Regionale della Calabria, Maria Rita Calvosa, al fine di individuare comuni strategie da perseguire e dare una sferzata ad atteggiamenti utili soltanto a far perdere autorevolezza al sistema scolastico, quand’invece vi è necessità che esso la riacquisti”.

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