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La «pillola dei cinque giorni dopo» è divenuta una prassi per tante coppie di ragazzi

Contraccezione di emergenza: numeri allarmanti nei report

di Redazione Web 09/11/2018

di Roberto Pennisi * - La legge 194 del 22 maggio 1978, a 40 anni dalla sua promulgazione, ha ottenuto l’effetto di eliminare il fenomeno tremendo dell’aborto clandestino.

Si parla, inoltre, di successo della legge, perché il numero degli aborti è in costante decremento. Ma, al contrario, sempre nel 2016, in Italia, la «contraccezione di emergenza » ha raggiunto l’incredibile entità di 238.000 confezioni vendute (650 ogni giorno!), un numero che corrisponde, esattamente, alla metà dei nuovi nati. A sottolineare il fenomeno è proprio il ministro della salute che, nella relazione annuale al Parlamento, sulla 194, afferma che il decremento degli aborti è da collegare alla sopravvenuta, completa disponibilità della contraccezione di emergenza. Il ricorso a tale metodica ha ormai un andamento esponenziale. Questo perché la «pillola dei 5 giorni dopo», dal 2015, non ha più bisogno della prescrizione medica, essendo divenuta, nei fatti, un prodotto da banco. In sintesi un aborto precocissimo e assolutamente non rilevabile. Oggi, siamo, quindi, oltre la legge 194, in un terreno libero da restrizioni di legge,sempre più in espansione grazie ad affermazioni che evidentemente, non possono essere accettate, in piena coscienza. In conclusione, la separazione netta tra sessualità, sempre più precoce, e genitorialità, sempre più tardiva, ha dilatato notevolmente il periodo di tempo in cui si vuole evitare la gravidanza e la «pillola dei 5 giorni dopo» è ormai divenuto il metodo più utilizzato per tale finalità.

Ma torniamo alla legge 194 del 22 maggio 1978, che dovrebbe garantire il diritto alla procreazione cosciente e responsabile, riconoscendo il valore sociale della maternità e prefiggendosi la tutela della vita umana, fin dal suo inizio. Nel rapporto annuale emerge l’aumento, in controtendenza, del ricorso all’aborto per le giovanissime tra 15 e 20 anni; il dato che ben il 26% (1 su 4) delle donne è al secondo aborto; infine che, almeno il 5% degli aborti sono i cosiddetti “terapeutici” e questi stanno aumentando ogni anno che passa. Tale percentuale riguarda oltre 4.000 feti che, nel 2016,sono stati abortiti perché malformati o portatori di disabilità. Primi fra tutti i feti affetti dalla Trisomia 21 (Sindrome di Down). Lo consente la 194, grazie all’articolo 4 che prevede, oltre i primi 90, giorni il ricorso all’aborto, giustificandolo non con l’esistenza della patologia del feto, che sarebbe vera e propria eugenetica, ma con un serio pericolo per la salute fisica o psichica della donna, certificato da uno psichiatra. Quindi, contro sbrigativi consigli di scarto della vita nascente “difettosa”, la risposta è fare rete per aiutare la coppia a trovare la forza di accogliere ogni vita.

* direttore del Consultorio diocesano di Reggio Calabria

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